Spesso capita di avere gli occhi di tutti addosso. Soprattutto quando si prendono i mezzi pubblici. Ad esempio quando si è ultimi a giungere sul binario della metropolitana attendendo che arrivi o quando si aprono le porte e si entra per primi minando il territorio già marcato da altri passeggeri o quando si è sotto la pensilina dell’autobus o anche quando si passeggia per i corridoi dell’università. Tutti si girano e cominciano a puntare gli occhi addosso come se avessimo appena effettuato un perfetto salto carpiato con avvitamento o, in alternativa, defecato pubblicamente e goduriosamente. Da bravi sofferenti di manie di persecuzione è fondamentale fare finta di nulla e attivare, con mirabile nonchalance, una serie di operazioni atte ad identificare il problema ed estirparlo alla radice per passare nuovamente nel paradisiaco status dell’anonimato.
1. Rapido sguardo sul pacco per constatare la presenza o meno della patta aperta o, in alternativa, di un eventuale ed eccessivo abbassamento dei pantaloni a vita bassa che potrebbero essere sul punto di perdersi per la via.
2. Passata di lingua sulle labbra per verificare l’assenza di residui di dentifricio essiccato che potrebbe far pensare ad un mezzo pompino arrabattato in un anfratto poco distante.
3. Ricerca di una qualsiasi superficie riflettente su cui specchiarsi e verificare staticità e vaporosità residua del capello per evitare di non rendersi conto di girare per la città con un fastidiosissimo effetto casco o secchiata d’acqua.
4. Veloce occhiata alle scarpe per assicurarsi di aver indossato un paio dello stesso tipo e soprattutto della tipologia adatta. Le pantofole non rientrano in quella tipologia se non per tratti brevi ed interni al palazzo.
5. Tastare il corpo in più parti per rilevare o meno la presenza di qualche arto in più. Tastare altresì lo stomaco nell’eventualità, seppur remota, di una possibile ed improvvisa gestazione isterica di un cucciolo di Alien che teneramente potrebbe scavare le pareti interne dell’organo e, nel contempo, emettere urli disumani.
6. Buttare l’occhio intorno con fare guardingo per valutare la possibilità che stiano guardando, con sommo disappunto e delusione infinita, qualcun altro. Perché un po’, essere al centro dell’attenzione, piace e si sa.
Se dopo queste constatazioni vi renderete conto che è tutto sotto controllo e che voi, tutto sommato, siete perfettamente ordinati, lindi e pinti e continuate a non capire il perché del comportamento dei guardoni, posso suggerire alcuni atteggiamenti da adottare.
1. Entrare nel primo bagno pubblico che trovate, prendere lo scopettino del cesso, bagnarlo nel vomitevole luridume della tazza, uscire e battezzare i presenti con ampi gesti delle braccia rincorrendoli fino allo sfinimento.
2. Inserire contemporaneamente gli indici delle mani nel naso per estrarre una congrua quantità di muco e utilizzare i suddetti per allontanare le persone con un semplice avvicinamento dell’arto.
3. Munirsi di una bottiglia di Coca Cola ghiacciata da due litri, trangugiarla nel minor tempo possibile, avvicinarsi alle persone e domandare con il linguaggio dei rutti “E’ da molto che aspetta?”.
4. Inserire due dita in gola e, come nel punto 1, dispensare a piene mani il materiale organico ed inorganico rigurgitato. Si consiglia di insistere fino alla fuoriuscita della bile, amara a nauseante, il cui odore raramente si può eliminare con facilità. P.s. Che bello tornare ai post vecchia maniera. Che sodddisfazione.
giugno 13th, 2006 | Category: Istinti Omicidi | Comments (23)