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Archive for novembre, 2006

Ma resto ancora così

Che poi io devo capire cosa è passato nella testa del vetrinista nell’istante in cui ha pensato che si, mettere in una vetrina di un negozio di scarpe un manichino in posizione da gestante fosse una brillante idea.
Meno male che con me ho il fido Isteria Personificata che ha il ditino più veloce del west e scatta foto a raffica con suo sboronissimo cellulare. Così almeno ho una prova tangibile di quello che dico.
E poi mi sono proprio stancato di tenere un blog dove avrei 900 cose da dire tra novità, trasferimenti e qualsiasi altra cosa, ma mi metto la lingua in culo e scrivo queste idiozie.

E vorrei fuggire via, e nascondermi da tutto questo.

E’ tardi, è tardi, è tardi!

Correre. Sempre e comunque. Oramai se non si corre non siamo contenti.
Ed io sono il primo, eh? Già mi complico la vita e me la stresso che solo la Madonna lo sa, quanto poi mi mancava solo il fattore tempo per essere davvero completo.
Guido e trovo la macchina dietro di me che suona il clacson per avvisarmi che il semaforo a destra sta per diventare rosso e che in un nanosecondo sarà verde per noi. Perché potrebbe farsi venire un ictus ad attendere 1 secondo in più.
Vado al supermercato e tutto è fast. Pasta già cotta e condita che la passi al microonde ed è pronta in 2 minuti, cibi vari che basta sciogliere i cubetti surgelati e hai già pronto un contorno, nel balsamo c’è il ristrutturante, nello shampoo c’è il balsamo col fortificante, nel docciaschiuma c’è lo shampoo con l’antiforfora e l’anticaduta. Manca solo la scopa e la paletta per raccoglierli.
Tutto per ridurre i tempi e correre. Non sia spetta neanche un bambino senza conoscere se sarà maschio o femmina. Perché alla fine si devono comprare abitini e regalini rosa o azzurri.
Oppure la colazione in strada. Non resisto a vedere qualcuno che esce dal bar carico di ogni ben di Dio mentre lo mangia per strada. E questo è uno dei motivi per cui se andassi in America mi verrebbe un’ulcera a vedere la gente fare colazione in metropolitana con bicchieroni di caffé, sacchetti pieni di muffin o ciambelle glassate e lucide come palle da bowling.
Manco 5 minuti al bar rilassati. No, tutto di corsa. Tutto “To go”. Per trasformarci in tante palline rimbalzine cariche di stress.
Anche camminare è diventato stressante. In America, nei telefilm, vedi tutti che mentre camminano fanno la maratona. A Milano è lo stesso. Un po’ meno a Roma anche se nei passaggi di metropolitana se non si regge il passo si rischia di essere buttati a terra e venire calpestati da chiunque.
A Napoli per fortuna è diverso. A Napoli esiste l’intaso. Se sei alla guida potresti trovare qualcuno che ti punta la pistola alla tempia perché non ti sei accorto che 2 km fa abbagliava come un ossesso per poter superarti sulla destra in controsenso. Se devi fare qualsiasi altra cosa, invece, c’è l’intaso: ossia la perdita di tempo gratuita. A me che sono un caso patologico l’intaso fa impazzire.
Vado così di corsa che penso sempre al cosa fare dopo e a programmare tutto per velocizzarmi. E alla fine non focalizzo mai l’attenzione su quello che realmente accada attorno.
Come quando dò la mano, quando conosco qualcuno, mi dimentico sempre di schiacciare il pulsante REC della registrazione e poi non mi ricordo come si chiama. La stretta di mano diventa una gomma che cancella il nome.
Anche la tecnologia è diventata più veloce. Adsl velocissime, distanze sempre più vicine, contatti sempre più facili e cellulari sempre più piccoli.
Peché oggi conta quanto uno ce l’ha piccolo. Il cellulare. Ci sono ragazze che quando squilla e si prendono l’anno sabbatico per cercarlo nella borsetta. Vi aiuto io. E’ sul fondo. E’ sempre sul fondo.
Poi mentre vedi lo speciale “Matrix” su Anna Maria Franzoni con Taormina e Di Pietro capita che cambi canale e ti trovi una specie di donna discinta e rifatta che pare un trans uscito dalla clinica del Dr. Frankenstein con in sovrimpressione la scritta gialla lampeggiante “Chiama e godiamo in 30 secondi”.
Adesso pure l’ansia da prestazione e l’eiaculazione precoce ci voleva.
Alla fine si dovrebbe fare come ad Hyde Park. Portare una cassetta della frutta, rovesciarla, salirci sopra e dire che ci siamo sbagliati. Che tutti noi abbiamo sbagliato e che la situazione ci è scivolata tra le mani. Ed ora che ce ne siamo resi conto dobbiamo solo organizzarci.
Rifacciamo tutto da capo e prendiamoci un momento per noi stessi.                    (Thanx Fabio again)

Dolce & Gabbana: Cruise Collection 2007

Ultimamente le pubblicità di “Dolce & Gabbana” mi creano un pesante scompenso emotivo abbinato ad uno sballottamento ormonale che fa a gara ad un rave party.
Nella mia “Top of the spot” preferita al primo posto c’è la “Cruise Collection”, dove nella vetrina di un negozio “Dolce & Gabbana” vengono esposti una serie di manzotti ben oleati e svestiti di slip dalla vita bassa come la mia pressione quando li vedo.
Io sono stufo di essere trattato così dagli stilisti! Quello che commettono il sig. Domenico e il Sig. Stefano è del tutto illegale. Perché relegare quei bei ragazzotti come una delle prime pubblicità di “Vanity Fair” di questa settimana e non inondare la città di cartelloni 3×6 di tutti e cinque gli scatti con la finalità di mostrare al mondo la perfezione del corpo umano e tutte quelle minchiate che si dicono quando si deve giustificare dei modelli mezzi nudi?
In alternativa almeno potrebbero regalare i poster per farceli custodire gelosamente! Avidi che non siete altro! Voi e “Vanity fair”!
Che poi perché devo sopportare la vena horror della rivista? A pagina 78 Elton John ci dice come ha perso la verginità. Per piacere, risparmiatecelo! Sono debole di cuore!  
Non so voi, ma io sposo la causa dell’ ormone libero®.
Chi è con me, metta il dito qua sotto.

Marie Antoinette

L’ho visto. Parlo di Marie-Antoinette di Sofia Coppola.
Devo innanzitutto dire che le aspettative erano alte ed io ho puntualmente pensato al peggio aspettandomi una robaccia indecente da porno di serie b con una colonna sonora stratosferica.
Ma questo è il prezzo che si deve pagare se sei una delle più apprezzate registe del momento e con due film quali “Il giardino delle vergini suicide” e “Lost in translations” alle spalle che sono, dal punto di vista del soggetto, quanto di più distante da Marie Antoinette.
E’ ovvio che la Coppola ha un suo stile particolare nell’affrontare una qualsiasi storia. Per lei il dialogo passa quasi sempre in secondo piano a favore di una elegante tecnica registica
, dal gusto raffinato per l’inquadratura e da una scelta delle musiche azzeccatissima.
Spesso sono le immagini, i gesti e gli sguardi associati ad una musica a riempire i silenzi e danno un senso ad una scena che potrebbe risultare noiosa. Invece la Coppola non annoia, incanta.
Ma d’altra parte io sono con lei, il dialogo è davvero così importante? Soprattutto nella vita di tutti i giorni, quanti effettivamente utilizzano il dialogo? Un gesto, uno sguardo o una nota spesso riescono a dire più di una parola. E non facciamo esempi con “In the mood for love” che potrei diventare violento, per piacere.
Ampia parte del film vede la regista presa e compresa in scene del tutto estranee ai film precedenti.
Una volta salita al trono Maria Antonietta si annoia, mangia dolci, gioca d’azzardo, snobba la corte e frequenta una cerchia ridotta di amici festaioli in un tripudio di balli e feste deliranti dove scorrevano alcol a fiumi e venivano serviti cibi di ogni genere. Così come è folle il momento “Gira la moda” dove Maria Antonietta sceglie abiti, cappelli, acconciature e gioielli sempre più sfarzosi noncurante di un popolo vessato dalle tasse.
Visivamente, tutto è sicuramente degno di quell’altro geniaccio di Baz Luhrmann. Ma Baz è su un altro livello, chiariamolo subito.
Insomma, il risultato è un film sulla storia della “breve” vita di Maria Antonietta dal momento in cui, per
scongiurare una guerra tra Austria e Francia, sposa un frigido nipote di Luigi XV fino alla decapitazione. Un pezzettino della storia di Francia vissuto attraverso gli occhi della giovanissima e dissoluta regina interpretata da una sensuale e, a ragion veduta, poco fedele Kristen Dunst a cui dovrebbero limare i canini visto che in qualche ripresa assomigliava ad una delle vampiresse di “Dracula”.
Scena eliminata è la decapitazione per fare posto ad una sorta di finale in fade. Nessun versamento sangue e nessuna disperazione, solo una lucida consapevolezza di andare incontro al proprio destino senza vergogna alcuna.
Colonna sonora da 10 e lode. Ma su questo credo ci troveremmo sempre tutti d’accordo. Insomma, anche questa volta Sofia ha fatto centro.

Mai più cattivi pensieri

Mi sveglio ed ho la brillante idea di mettere il piumone dato che oramai ho i pinguini che mi vengono a fare compagnia mentre dormo. Rifaccio il letto con millimetrica precisione e simmetria che mi contraddistingue ed ecco che mentre ripiego i due plaid mi parte l’allergia alla povere, gli occhi mi diventano rossi e lucidi, la voce da trans, il moccolo perenne, mal di testa e starnuti a go go.
Per risollevarmi dalla situazione esco ma piove, quindi metto le scarpe che se si bagnano sto con i piedini asciutti senza che mi viene una cosa e devo rimanere 8 giorni nel letto. Nel bel mezzo del pata pata dell’acqua, anche la mia scarpa sinistra va gentilmente a puttane e si spatafascia.
Vorrei prenotare il mio bel biglietto aereo per il profondo nord ed il server impazzisce. Nel frattempo il prezzo del volo, mortacci suoi e della compagnia, aumenta ed io devo correre a mettere altri dindi nella carta di credito visto che sono in rosso da 2 mesi. Vado a risolvere la faccenda ed i terminali sono bloccati.
Nel pomeriggio decido di andare a vedere Marie-Antoniette della Coppola e grandina che Dio la manda. Ma che ce frega, canoa sotto al culo e remi in mano mi dirigo a destinazione dove l’impianto salta in aria causa blackout. E dato che siamo a Napoli mica possiamo avere un generatore che entra in funzione in questi casi. Eh, no.
Noi abbiamo il mare, il sole, la mozzarella, I topi grandi come cammelli, la pizza con la pummarola ngoppa, Pulcinella, i killer che ti ammazzano sotto casa, le paste frolle e ricce di Pintauro o il babà di Mary sotto l’arco della Galleria Umberto I. Ma i generatori, no.
La giornata non è ancora finita ma, vista la bella schiarata, qualcuno evidentemente mi sta pensando un pochino pochino male buttandomi addosso una variegata scelta di bestemmie.
Che dire? Alzo le mani! Va bene, va bene. Mi arrendo! La faccia mia sotto ai piedi tuoi! Ho capito! E quando dico che ho capito, ho capito! Non è che dico che ho capito e poi non ho capito!
Capito miserabile stronza? Ti vorrei augurare di essere mangiata da un mandria inferocita di Pittbull da combattimento ma poi ti espellerebbero dai loro culetti muscolosi. E persone come te non meritano di neanche di essere cacate. Metaforicamente e non. Ciao tesò, tanti baci.

Update delle 12.49
Sono appena tornato dal negozio di pc perchè stamattina la tastiera ed il mouse avevano ben deciso di passare a miglior vita. Nun se pò campà accussi. L’idea suggeritami da Yota di un weekend intensificante a Lourdes sta prendendo seriamente piede.

Il coccodrillo come fa

A me “il piccolo coro dell’Antoniano” assieme a tutto “lo Zecchino d’oro” è sempre stato ampiamente sul cazzo. Si può dire ampiamente? E non lo dico per una sorta di invidia da protagonismo mancato.
A me il canto non è mai interessato più di tanto a differenza del potere della comunicazione che poteva essere ad esso attribuito.
Fino alle medie la mia voce era quanto di più simile a “Chobin, principe stellare” per poi diventare profonda come un uomo nutrito di ormoni a cui dall’oggi al domani sono cresciute due bocce così.
Ad essere intonato lo sono sempre stato, peccato che se la voce di Mariah Carey è in grado di raggiungere le cinque ottave io mi limito a mezza ed è pure assai. Sarà forse per questo che da piccolo iniziai a suonare la chitarra.
Lì ero davvero un talento e il discorso di potere della comunicazione era praticamente lo stesso. Ero bravissimo. Quattro anni di chitarra classica e due di chitarra brasiliana. Che momenti, che glorie.
Psycho ci suoni questo? Psycho ci suoni quello? Psycho ma come sei bravo! Psycho ma come fai?
Poi un bel dì mi sono reso conto che sarei voluto salire sul palco delle ragazze di “Non è la Rai” a sculettare con loro al suono di “Please don’t go remix” invece di lanciarmi nella carriera di musicista.
Lo so che avrei potuto avere capra e cavoli offrendomi come supporter ai concerti di Ambra, ma lasciai perdere per concentrarmi totalmente ed in egual misura sull’essere stronzo e su altri tipi di arte. Eh si, ero assai soggetto. Ci mancava solo che diventassi un’artista concettuale come la Giordano e poi avevo tutto. Ma c’è sempre tempo, mai dire mai.
Ma io comunque volevo parlare del coro dell’Antoniamo. Quindi concentriamoci su quello: Io lo odio.
Odio quelle arie da bambini superstar che quei nani canterini si danno. Odio quei denti ricoperti di apparecchi grossi quanto un Minipimer Braun. Odio quelle povere ragazzine con madri snaturate che le fanno andare in video col monosopracciglio. Odio quei vestitini da “Proud to be old” con merletti e colori improbabili. Odio quell’atmosfera di felicità, allegria e spensieratezza reale come una esterna di “Uomini e Donne”. Odio Topo Gigio che Dio solo sa. Odio persino Cino Tortorella.
Cino Tortorella. Parliamone. Già quando lo vestivano da Mago Zurlì mi veniva un ictus improvviso. Adesso che è nature le cose non sono molto cambiate. Ha un che di sinistro. Non so, pare proprio che di fare sto programma non gliene passi manco per le palle e che sia pronto a prendere a craniate se un bambino non mantiene una paresi da “come mi diverto, Dio grazie che sono qui te ne sarò perennemente grato ora puoi anche uccidermi facendomi salire Topo Gigio per il culo”.
Ma passiamo al programma. Io odio i bambini. Ad eccezione dei miei nipoti. Il pubblico in studio mi fa venire voglia di fare irruzione e farmi saltare in aria. Oggi è arrivato il pupazzo di Tigro con Whinnie Pooh che gli faceva da corista ballerino. A parte Whinnie che era inquietante peggio della bambola assassina ne "la sposa di Chucky", quando Tigro ha cominciato a cantare il pubblico è impazzito.
Tutti i nani a ballare e dimenarsi come Tigro. Tutti scoordinati. Tutti, cazzo.
Saranno le mie manie compulsive ossessive di ordine e disciplina ma io come minimo avrei fatto dei casting per del pubblico ordinato, disciplinato e con delle rudimentali basi di ballo e canto.
Credo che dovrei smettere di fare pausa accendendo la tv. La cosa mi stressa non poco. Vado a rilassarmi al cinema a vedere “Marie Antoniette” di Sofia Coppola.
E scaricatevi la colonna sonora che è un capolavoro. Ci sono anche gli Air grazie al cielo.

U don’t have 2 be rich

Non voglio essere ricco, voglio essere semplicemente libero.
Una parte di me per esserlo deve avere dei soldi per poter vivere, ma ce n’è un’altra che per esserlo ha bisogno di tutt’altro.
Una parte fa di tutto per raccattare uno straccio di lavoro e crearsi un curriculum tale da guadagnare quel po’ per conquistare una fettina di libertà, l’altra parte fa e disfa tutto in meno di 24 ore perché ha dei bisogni tutti suoi che non riesce a tamponare.
Come dissi un po’ di tempo fa, dentro di me esiste un parlamento che lavora part-time, una bolgia infernale che quando si sveglia deve fare, scrivere, disegnare, fare rumore. Insomma deve fare di tutto per farsi sentire, e se durante la sua apparente assenza si sono fatte cose che non approva, lui distrugge tutto.
Io convivo con questa folla impazzita ormai da anni, e se è vero che ogni essere umano ha un prezzo, posso mettere la mano sul fuoco nel dire che lui non ce l’ha e se non lo faccio esprimere divento pazzo e vado in overdose di energia psichica.
Io non voglio diventare ricco, perché devo essere prima di tutto libero, altrimenti impazzisco e dei soldi non me ne faccio niente.
Questo è un concetto che molte persone che sono intorno a me non capiscono e non capiranno mai, nemmeno se faccio un disegnino, nemmeno se parlo in stampatello.
E questo è un grande compromesso: avere a che fare ogni giorno con persone che parlano un’altra lingua. Io non chiedo niente a loro se non di poter essere me stesso, eppure, per poterlo essere, ho bisogno di giustificarmi.
Non ho ancora trovato il dizionario per tradurre il mio linguaggio con il loro: quando devo parlare a questo tipo di persone mi mancano i vocaboli, spesso i miei sinonimi sono i loro contrari.

E Quando scendo troppo a compromessi, sento che mi sto un po’ abbandonando.

Credo che sarebbe tutto più facile se la mente di tutti fosse come una mongolfiera.
Dovrebbe essere aperta per funzionare.

Come il sogno più nascosto che c’è

Forse uno dei motivi per cui non sono fidanzato è che io mi sento già da solo una coppia.
Litigo con me stesso, mi parlo, a volte non mi sopporto, a volte mi faccio l’amore, a volte mi manco, a volte mi tradisco, capita che mi racconti bugie, che mi dimentichi degli appuntamenti, e spesso mi vorrei lasciare. Un sacco di volte vorrei prendermi una settimana di tempo da me stesso, senza sentirmi, per scoprire come mi sento.
Una conclusione a cui però sono arrivato è che una delle caratteristiche che dovrà avere il mio futuro ragazzo sarà la capacità di rimanere solo.
Conosco un sacco di persone che non riescono a stare sole, persone che escono tutte le sere, che vanno a trovare chiunque, che si iscrivono a mille corsi: taglio e cucito, funky, step, spinning, aerobica, inglese, spagnolo, balli latinoamericani…
Voglio uno che sa stare da solo e che non sia un regista dell’amore, quelli che immaginano di fare delle cose con il ragazzo che hanno appena incontrato, e si fanno dei veri e propri film.
Andare a vivere insieme, per poter dipingere la casa, entrambi rigorosamente in salopette tutta sporca di vernice, o passare dei week-end in una baita di montagna davanti al fuoco, o stare in camere d’albergo con vasca idromassaggio a lume di candela e la mattina dopo abbondanti colazioni a letto, spremuta d’arancio, brioche con la marmellata e caffé.
Una delle mie immagini preferite è quella della casa sulla spiaggia con vetrate in 16:9, coperti solo da caldi e grandi plaid, abbracciarlo da dietro, e rimanere a osservare una natura ribelle, selvaggia e passionale schiantarsi sulla riva mente gli schiocco un bel bacio sul collo.
Immaginare tutto ciò è molto bello ma onestamente, la realtà cosa può fare?
È un po’ come quando vai a vedere il film del tuo libro preferito: una delusione.
Quindi, meglio mettere da parte i film e rimanere single. Lo status di single poi, mica è così male.
Fino al febbraio scorso sono stato per 7 anni il classico esempio di ragazzo perennemente fidanzato che in meno di un batter d’occhio trovava qualcuno che avrebbe sostituito l’amore precedente. Passavo da storia a storia. Ma perché? Perché alla fine, nel breve periodo, si cerca un sostituto e non si sa stare da soli.
Vedo moltissime persone, tra cui anche miei amici, sempre fidanzati e ogni volta dicono di essere innamorati. Poi finisce una storia e dopo un mese si è nuovamente con un’altra persona: o si è gli uomini più fortunati della terra o sono semplicemente terrorizzai dall’idea di stare soli.
Alla fine la ragione che spinge a questa ricerca disperata è solo insicurezza e incapacità di rimanere soli.
Guardandoli mi viene in mente quando ho imparato ad andare in bicicletta. Era un pomeriggio d’estate, mi ricordo che mia madre mi teneva una mano sotto la sella, dopo un po’ che pedalavo mi sono accorto che mi aveva lasciato, stavo andando da solo.
Avevo imparato.
Mia madre non mi teneva più.
Appena me ne accorsi caddi a terra subito.
Secondo me è esattamente questo il punto. Si crede di aver ancora bisogno di quella mano sotto il sellino.
Ma l’amore non è questo, per lo meno non più secondo me.   
(Thanx to Fabio Volo for the post)

Free 4 All

Dire “ti aspetto qui nel frattempo che scendi” mentre ci si trova al parcheggio Brin di Napoli, luogo noto come il miglior battouge gay della città sito in quelle lande desolate della stazione centrale, appoggiato ad un macchinone tirato a lucido e vestito di rosa come Barbie Raperonzolo, forse non è stata una delle mosse più strategiche.
Soprattutto perché, vista la fila che si creava manco mi fossi portato un cartello con su scritto “Free For All”, mancava solo che abbagliassero o abbassassero il finestrino per chiedermi “con o senza?”.
Solo io riesco a mettermi in situazioni così imbarazzanti.

Oh-oh-oh Oooocchi di gaaaaaaatto

Da piccoli tutti ci immedesimiamo nei personaggi dei cartoni animati. Ed io mi immedesimavo in Sheila di “Occhi di gatto”. Anzi, a dirla tutta, prima mi immedesimavo in Hilary quella della ginnastica artistica. E da lì a provare e riprovare i numeri di equilibrismo della palla e delle spirali con il nastro a tempo di musica nel salotto buono di casa. Se lo ricordano ancora terrorizzati i vasi, i vetri delle finestre e i soprammobili superstiti di SuperM.
Poi, in una crisi mistica, passai a Candy Candy perché avevo deciso che, come lei, fossi perennemente l’incompreso della situazione e che solo a me capitassero tutti i guai di questa terra.
Poi vidi “Occhi di gatto” e lì capii che il mio destino era un altro: Dovevo diventare una del trio. E quindi ecco che mi preparavo in fantomatici allenamenti ginnici da contorsionista per essere pronto a qualsiasi situazione. Avrei dovuto passare in una presa d’aria? Uno scherzo da ragazzi. Avrei dovuto mimetizzarmi con la mia tutina nera? Pivellini, io ero un dio. Avrei dovuto camuffarmi? Ero il mago del make up che manco Solange.
Avevo tanto preso a cuore la cosa che ogni giorno andavo dal tabaccaio a comprare le cartoline di Napoli per rivestirle di fogli bianchi e disegnare quella specie di rombo rosso che era il simbolo di “Occhi di gatto” e mi allenavo a lanciarlo finchè glia ngoli non si piegavano e dovevo ricominciare tutto daccapo.
Poi sono diventato grande ed ho capito che tutta questa mia passione e immedesimazione nei cartoni animati anni 80 era dovuta ad un chiaro istinto latente che corrispondeva al nome di ricchionazza oramai impossibile da contenere.
Decisi quindi di diventare una persona seria che reprimeva questi suoi desideri incontrollabili di diventare la quarta sorella del trio o, al meglio, spodestare Tati che era stupida come una paletta o Kelly per quanto ce l’avesse solo lei. Sheila no, doveva rimanere. Ero innamorato folle. Carampana all’ennesima potenza.
Tutto fino a giovedì scorso dove il sogno è diventato realtà.

GB: Tu e Toxic mi aiutare a recuperare la memory card della Ps di mio fratello che ho lanciato sul tetto del mercatino?

E così fu che, dopo una settimana di preparazione con tanto di sopralluoghi fotografici, rilevazioni di ogni tipo, varie alternative di vie di ingresso e di uscita con tanto di misurazioni e precisissima identificazione dell’area dove era il nostro target, misurazione dei tempi dell’operazione e vari inconvenienti, eravamo prontissimi.
Fighi come solo noi potevamo essere passiamo una serata ad elevatissimo tasso alcolico nonché tossico per festeggiamenti vari che non sto qui a dire se no continuiamo con questa caccia alle streghe da voltastomaco che mi sta facendo sempre più pensare che certa gente potrebbe pure andarsi a fare una ricca cacata tosta tosta invece di contraddistinguersi per una piccineria da quartierucolo di Scampia, ci lanciamo nella missione.

Ore 4.23. Tempo previsto dell’operazione: 4 minuti scarsi.
Toxic da palo per bloccare la polizia che sarebbe potuta arrivare. Io e GB scavalchiamo e partiamo con la corsa finchè… Booooooom, non andiamo a scontrare contro il filo di una antenna che ci butta a terra nell’acqua mortaci suoi e della pioggia che ha fatto. Salto per recupero del target avvenuto con successo con seguente arrampicata. Comparsa di Toxic. Eh si, provate voi a far capire di rimanere a fare il palo e non muoversi ad uno tutto fatto che resetta meglio che in “Memento” gli ordini ricevuti. Torniamo alla base riacchiappando il filo dell’antenna in pieno. “Memento” anche per noi, che volete. Discesa volante con salto di 3 metri e ci lanciamo nel violetto. Missione compiuta con ottimo successo nonostante gli imprevisti.

Bene, ora che ho realizzato questo sogno vado a comprarmi un procione e mi iscrivo alla croce rossa. Per Hilary la vedo dura invece. Ma per caso le selezioni per ginnastica artistica dalle De Filippi sono ancora aperte o devo affrontare Bambi nella sfida del sabato pomeriggio?

Una casalinga allo sbando

Sul cameriere
Italian Psycho: Sbaglio o il cameriere è dimagrito?
SuperM: Eh, ma quello ha sofferto.
IP: Ma perché, che ha avuto?
SM: E’ caduto dalle scale!
IP: Embè pure io cado ma mica dimagrisco per questo. Dimagrisco perché faccio la fame che manco i bambini del Malawi…
SM: Poi si vede che non ce la fa, guardalo…è bianco bianco.
IP: Come fai a vedere che uno, nero come la pece, sia bianco bianco? Che è Michael Jackson?
SM: Sminuisci sempre tutto tu. Non hai un cuore!
IP: Quello no, è perduto da tempo.

Shall we Dance?
SM: Ma voi come ballate in discoteca?
IP: Ma in che senso?
SM: Che passi fate…
IP: No guarda, non è come ad Amici della De Filippi che ci sono delle coreografie, ognuno fa quel cazzo che gli pare.
SM: E quindi io che vado a fare danze che lo faccio a fare
IP: Scusa ma fammi capire, tu vorresti andare a ballare in discoteca?
SM: Ma no, però vorrei vedere come ballate.
IP: Ussignur…
SM: Ià fammi vedere come balli!
IP: Ma ti sei aspirata l’Ace freschezza lampone e ti è comparsa davanti la vecchietta che ti fa straap sulla biancheria di casa?
SM: E dai che voglio vedere!
IP: Senti accendi Mtv e vedi un video a caso, ci sta sicuro qualche balletto.

Passa, nell’ordine, “Dejavù” di Bejoncè, “FutureSex/ LoveSounds” di Justin Timberlake e “Ain’t no other man”Christina Aguilera.

SM: Ma sculettate e vi strusciate così tanto?
IP: Si dice “ballare a zoccola”. E comunque la risposta è si. E se proprio vuoi saperlo facciamo anche di peggio.

E dopo poco la ritrovai a fare lap dance con la scopa.

La mosca e le sue amiche
IP: ma che è sta puzza allucinante?
SM: Ho spruzzato due bombolette di Baygon.
IP: Uanema e che teniamo, l’esercito di formiche che si stava preparando l’assalto al frigo?
SM: No, sto sveglia dalle 6 a dare la caccia ad una mosca che non vuole uscire.
IP: Scusa ma non sarebbe più facile aprire la finestra?
SM: No, poi entrano le amiche.
IP: Le amiche? E che fanno, alle 5 si prendono il the con noi?
SM: Non fare il cretino, deve morire questa stronza.
IP: Altro suggerimento: non sarebbe più facile ucciderla con il Baygon contro le mosche invece del lucido spray per pelle da divano?
SM: Ah. Ehm. Forse si.
IP: Ma forse, eh.

The Free Hugs Campaign

Esploso con il video musicale della band emergente australiana dei Sick Puppies, il contagio virale della "Campagna per gli Abbracci Liberi" ha avuto una diffusione globale.
Il concept del video è semplice: andare in giro per strada con un cartello con su scritto "Free Hugs" e regalare abbracci ai passanti.
 

La Campagna per gli Abbracci Liberi sta dilagando ovunque. Anche in tutta Italia con incontri organizzati su Abbracci Gratis e centinaia di video realizzati per riprendere gli eventi. Sono stati regalati abbracci a Roma, Milano, Taranto e gli appuntamenti continuano ad aumentare col diffondersi di video e abbracci.

Basta poco per illuminare anche il cuore più oscuro.
E a volte, un abbraccio è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Meglio tardi che mai

In una società dove tutto è in offerta, dove se acquisti un computer e lo paghi a rate dopo 6 mesi non solo ti fanno lo sconto del 15% ma le rate sono pure senza un interesse piccino picciò mentre se dai i soldi sull’unghia non c’è manco un centesimo di sconto e ti guardano pure un po’ schifato perché vuoi fare lo sborone, dove se entri al Gs trovi l’offerta 3×2, ossia prendi due prodotti e ne paghi uno, tanto lo sappiamo che c’è perchè i prodotti stanno per scadere ma a noi che ci importa, dove se entri in profumeria ti riempiono dalla testa a piedi di campioncini anche solo se compri un gel ad 1 € e le commesse vorrebbero fucilarti, io voglio capire per quale motivo nell’università italiana le cose vadano così al contrario che per ottenere la valutazione dell’ esame X è necessario dover sostenere il suddetto esame X contemporaneamente all’esame Y e fare la media. Insomma, uno al prezzo di due. Ma la convenienza dove sta? Non c’è, ma almeno posso finalmente chiedere la tesi. Che era pure ora.

Size matters

La Assiebum, casa australiana produttrice di intimo e abbigliamento sportivo, ha lanciato in questi giorni il Wonderjock, le mutande per gli uomini che desiderano esibire sotto i pantaloni volumi più ampi di quelli di cui li ha dotati madre natura.
Cugino del famoso reggiseno Wonder-Bra, la nuova mutanda Wonderjock è indicata per tutti coloro che sono insoddisfatti delle proprie misure e sono alla ricerca di pacchi grandi e perfetti.
Sean Ashby, fondatore dell’azienda che ha ideato questo rivoluzionario accessorio gonfiapacco, ha fatto sapere che sono state già vendute 50mila paia.
Ringraziando madre natura, non è un accessorio che mi serve. Ma anche se mi servisse, non mi passerebbe neanche per l’anticamera ubriaca del mio cervello di indossare un aggeggio simile. So solo che se un giorno di questi mi troverò davanti qualcuno a cui sgamo addosso il wonderjock, gli sfascerò la faccia a violente craniate.
Si dice che le sorprese facciano sempre piacere.
A me no.

 

 

Beeeeeeeeeeeeeeep!

Risponde la Segreteria Blogofonica di Italian Psycho.
Siamo momentaneamente assenti.
Uddio, a dir la verità io ci sono e pure lui. Ad essere presente, il signorino è presente. Solo che è di là immerso nella tristezza abissale della sua nuova stanzetta buia a buttare il sangue sui libri, bestemmie al professore e a prendere a craniate il muro arancione.
Lo intravedo che, tra una matrice tridimensionale ed una tabella a due voci incrociate, si appunta qualche bella frase d’effetto o qualche idea sui post-it dai colori del gay pride per i post futuri, ma ora come ora mi ha abbandonato.
Lo vedo che ogni tanto passa e spassa tra una pausa e l’altra vestito sempre più di merda, puzzone e allo stato brado come mai, barbone come 3 serie di Lost e bianco come una fetta di nutella con la sciorda.
Nel frattempo come posso impiegare il tempo? Potrei rispondere ai commenti, visto che alcuni sono lì a morire da giorni e giorni e stanno diventando più rinsecchiti di un bambino biafra non ancora rapito da Nostra Signora del pop Madonna. Potrei inoltrare a tutti voi lo spam sul Viagra e sul Prozac che ogni giorno sora Christina, sora Katiuscia e sora Jessica inondano questo posto, tanto ho tutte le vostre mail. Potrei pasticciare con gli Ip e hackerare qualche altro blog, tanto che me frega. O potrei far saltare tutto in aria e chi si è visto si è visto. Vabbuò, mo mi attrezzo e vi faccio sapere.
Nel frattempo lasciate un messaggio dopo il segnale acustico o, che so, discutete sugli slip delle cinesi che hanno il panda disegnato sopra o coputate tra i commenti…un pò di inventiva che diamine! Mica posso dirvi tutto io! C’ho da levare le ragnatele, che credete! Mica me ne sto con le mani in mano come voi nullafcenti…
E visto che valgo meno di niente perchè il tenutario deve ancora mettermi il plug-in dell’audio mi tocca pure fare le veci del segnale acustico che, visto che teniamo i vizi, è pure una canzuncella:

Iooooooo senza di teeeeeeeee fotografiiiiiiiiiia di chi va viiiiiiiiiia
Nello specchio dei peeeeeeeeensieri mieeeeeeeeei
Ti vedo ma non tiiiiiiiii raggiuuuuuuuuuungo maaaaaaaaai
Faccio a pezzi la mia rabbiaaaaaaaa,
Prendo a calci questa sabbiaaaaaaaaaa
Se sapessi amare un’altraaaaaaaa
Ti cancellereeeeeeeeeei dal tempoooooooooo

Pure “Lo specchio dei pensieri” di Gigi Finizio devo mettermi a cantare, come sono scesa in basso. Che vita di merda. Quasi quasi mi licenzio o mi iscrivo alle selezioni per Sanremo giovani. Che poi, per dirla tutta, avrei preferito mille volte “Margheritando il cuore” di Ambra a questo punto. Vado ad suicidarmi tirando il filo dalla linea telefonica. Adieu.
Click.

Kill the TV

Ultimamente non che stia facendo nulla.
A parte una presentazione per una nuova compagnia telefonica in un posto a dir poco figo con tanto di rinfresco a base di fiumi di champagne. A parte scoprire nuove vinerie ai confini del mondo ma di una bellezza impareggiabile. A parte andare a ballare un giorno si un altro pure assoldando amici e amiche varie. A parte studiare come un forsennato nella solita corsa finale perché uno può avere tutto il tempo di questa terra ma alla fine si riduce sempre all’ultimo secondo.
A parte tutto ciò, in quei brevi ma intensi momenti che decido di accendere la tv prima di sentire il mio fegato lanciare fitte lancinanti e il mio stomaco impazzire come se avessi mangiato in tre bocconi una intera porchetta annaffiandola con 10 litri di gin, rimango a bocca aperta nel vedere:

1#
Gli spot della 3 che prendono testimonial random. Unica eccezione è sua santità Baudo che sta cercando disperatamente da un paio di anni a far rientrare la tv dei ranghi di una pseudo normalità. Il ragazzo si impegna pure ma è la tv che oramai è completamente abbandonata al trash. Peccato che nello spot 3 abbia quell’espressione furbetta come se da un momento all’altro fosse pronto ad alzare di nascosto la bottiglia di acqua Santa Croce ed ammiccare alla telecamera. Poi uno dice che non si confonde con i testimonial che vanno di qua e di là. Bah.
Meglio a questo punto gli spot della nuova compagnia telefonica Klik che ha scelto dei protagonisti non famosi ed ha puntato sul rifacimento di due classici del cinema: Kill Bill e Venerdì 13. Se riesco a convertire i file ve li metto online.

2#
Luca Dirisio. Quando lo ascolto mi gaso come una carampana esagitata, quando lo vedo in video rimango traumatizzato come quando passa la scena dei cervi nel film “The Ring 2”.  A parte che non comprendo le dinamiche per cui in tutti i suoi video debba prendere a mazzate la telecamera se no non è contento, ma poi vorrei sapere se è solo mia la senzazione che indossi un parrucchino di pelo di topo unto ma coi colpi di sole.

3#
Passiamo ad Amici di Maria De Filippi. Tralasciando il regolamento che ho ancora difficoltà a comprendere ma che poco importa tanto a breve verrà modificato alla cazzo, vorrei concentrarmi sulla figura misteriosa di Chicco Sfondrini. Ossia la valletta o autore di Amici. A parte il mistero di un uomo chiamato Riccardo che ha la necessità impellente di farsi affibbiare come soprannome Chicco e non Ricky (forse per non confonderlo con il maggiordomo di “Uomini e Donne”?), non trovate un perfetto parallelismo nonché somiglianza con Waylon Smither, ossia l’assistente sfigato e devoto di Mr. Burns dei Simpson?

4#
Ma quanto possono essere esteticamente il cesso le poltrone "Global Relax"? Che poi possono pure regalare il divano due posti abbinato alla poltrona, ma sono davvero inguardabili. Ok che il target sono i nonnetti di mezza Italia e se ne fregano poco dell’estetica ma certi modelli sono indecenti quasi quanto la monta delle lumache a “Geo & Geo”.

5#
La smettiamo di urlare ai quattro venti che Valentino Rossi, da quando è caduto dalla moto perdendo il titolo, finalmente si è fatto grande? Ieri sono caduto per le scale della metro, e allora? Vuol dire che sono diventato grande? No, che sono un cazzone che non sa dove mettere i piedi!

6#
La Gardini. Io me la ricordo bellina ed educata quando nella bolgia Costanziana era lì, anche un po’ impacciata, a parlare delle sue fiction emozionata come una bambina alla sua prima recita scolastica. Quello che mi manca è la odierna trasformazione nella mitologica figura di Karina Cascella. Che Karina faccia quello che vuole da maria è una cosa a cui tutti siamo abituati e niente di dire su questo, anzi. Io sarei ben felice di vedere di peggio. Karina rules.
Ma la Gardini che si sente stuprata perché in un cesso da 100mq si trova davanti a Vladimir Luxuria lo trovo eccessivo. Ok che Luxuria non sia tutta sta gran bellezza, ma figlia bella datti una calmata che oramai in tv stai facendo solo la parte dell’invasata!