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Archive for dicembre, 2006

Il dottor P e le donne

Già il titolo del post mi fa ridere. Ma cominciamo lo stesso e vediamo di fare le persone serie.

Baby Camorrista
La prima volta fu all’asilo dove conobbi, tra un disegno di un’isola tropicale e una casa fatta col didò, una bella bambina tanto carina con le treccine rosse, abitini da inglesina ed enormi occhi verdi che mi guardava teneramente. In realtà dietro il suo sguardo da innamoratina di Peynet si nascondeva una bimba con le manie di controllo che manco l’FBI.
Ogni movimento, dal cambio di pennarello all’alzata di mano per andare in bagno, era scandito dal suo “che fai?”, seguito da una mia spiegazione e da un suo “perché?” e da un mio “perché si” e, in fine, da un suo “No, non puoi”.
Ok che da piccoli si è simpatici come un gatto attaccato alla schiena, ma lei rappresentava tutti i gatti di Napoli e dintorni che facevano a gara per trovare un cm quadrato libero sulla mia schiena.

L’idillio fu ben presto rotto quando la Baby Camorrista si trovò di fronte alla cruda realtà che io non la consideravo di pezza. Lei proibiva ed io me ne sbattevo. Ma d’altra parte che me ne fregava di una bambina di 4 anni quando ero troppo preso dal mio rigido allenamento per diventare un pittore? Io ero il promesso sposo dell’arte. Disegnai fino alle medie per poi attaccare la matita al chiodo. Come feci con la chitarra.
Io sono pure partito con tutte le buone intenzioni per esprimermi, poi è stato col passare del tempo che ne ho avute le balle piene. Avessi continuato a dipingere e suonare la chitarra forse non starei qua a scrivere. Va bene che altre 5 o 6 ideuzze le avrei pure, ma per il momento è roba campata in aria.
La Baby Camorrista si rassegnò. Ma solo dopo avermi piantato una sedia dietro la testa. E uscì di scena completamente visto che la espulsero dalla scuola. Ci vuole l’arte ad essere espulsi all’asilo.

Wonder Girl
E passiamo alle elementari. Lì da un lato del mio mini banco avevo quella che tutt’ora è la mia migliore amica, dall’altro quella che con ostinazione voleva diventare la mia fidanzatina.
Era più alta di me, più grassa, più brutta, coi baffi, mascolina e giocava a calcio. Io ero minuto, caruccio, senza baffi, giocavo a “Strega comanda color” e riordinavo la casa delle Barbie (quella con l’ascensore rosa) della mia migliore amica.
In quinta elementare capii una cosa. Io ero il suo fidanzato ma non lo sapevo. E se avevo addosso gli occhi di qualche ragazzina, lei la pestava a sangue. Se avevo gli occhi addosso da qualche ragazzino che mi voleva fare uno scherzo, lei pestava a sangue anche lui.
L’ultimo giorno di scuola, quasi con le lacrime agli occhi, mi salutò dandomi un bacio a stampo sulle labbra. Io ero rosso come non lo ero mai stato e ovviamente tutti i bambini del pulmino che mi riaccompagnava a casa mi presero per il culo. Lei prese a testate ad uno ad uno tutti i bambini. Stavo con Wonder Woman e non lo sapevo.

Eppure-le-nuvole-ci-sono Girl
Arriviamo alle medie. Alle medie c’erano sempre feste. Ed è lì che comincia sempre tutto.
E c’era un iter da seguire. L’amica della ragazza adocchiata veniva in avanscoperta per sapere se si era interessati per poi tornare dalla tipa che, soddisfatta, confabulava con le amiche e decideva sul da farsi. L’amica della ragazza tornava e diceva che avevo via libera. Andavo e le chiedevo di ballare un lento e nel mentre avveniva la proposta del “metterci assieme”. Lei diceva di no, io non capivo e riparlavo con l’amica. L’amica diceva che dovevo fare un altro ballo. Nel secondo ballo avveniva la seconda proposta e questa volta “ci doveva pensare”. 10 minuti dopo l’amica messaggero veniva per dire che accettava la proposta.
Si era fidanzati. Bene. Baci? Noooo. Carezze? Noooooooo. Solo balli lenti. Due coglioni a terra che lucidavo il parquet. Finiva la festa e due giorni dopo ci lasciavamo. Anche se non si faceva niente di concreto poco importava, alla fine già solo il fatto di dire “sono fidanzato” faceva fico.
La festa successiva rifacevamo le stessa  tarantella. Facemmo questo per 3 anni. Ci saremmo fidanzati qualcosa come 120 volte.
L’ultima volta che ci fidanzammo decise che dovevamo fare il gran passo e baciarci con la lingua. Lei, mentre attendeva, disse "eppure è normale, ci sono anche le nuvole". Io le scoppiai a ridere in faccia e me ne andai. Che significa sta frase? E’ una sorta di codice come il "palloncino rosso" della pubblicità degli assorbenti Lines?

Bitch Girl
E finiamo con il liceo. Complice una vacanza all’isola di Ischia mi presentarono una tipa bassina, più piccola di me e con sguardo già da donna che la sa lunga. Da quel momento capisco perché rientrasse nella categoria di “ninfomane insaziabile”. Ho ancora conservato una sua maglietta che resterà per sempre il mio vessillo di guerra di quel weekend dove tornai incredibilmente vivo a casa. Fu uno stupro.

Che fine hanno fatto?
- Baby Camorrista: E’ sposata, ha due bambini e fortunatamente non mi riconosce.
- Wonder Girl: L’ho incontrata in discoteca gay ed ogni volta mi vuole appioppare qualche suo amico.
- Eppure-le-nuvole-ci-sono Girl: L’ho incontrata in una serata fighissima che si era appena lasciata con
la ragazza per divergenze su un progetto musicale da lanciare (ricordatelo questo!!!).
- Bitch Girl: l’ho incontrata in facoltà dove si fa scopare nei cessi del terzo piano da 3 ragazzi assieme. Il lupo perde solo il pelo.

E la prima volta si fa un tentativo, e la seconda ci si riprova, e non c’è due senza tre, e si offre l’ultima chance…poi uno dice basta e il cerchio si chiude.
Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. Ed io non sono mica così di coccio.

Io chiamo la protezione peluche


Trovo questo sfruttamento alla prostituzione natalizia di orsacchiotti e pupazzetti, che un fiero ed orgoglioso Isteria Personificata opera di anno in anno in occasione dell’addobbo del suo albero fine come la frittata di maccheroni o il panino salsicce e friarielli a pasquetta, sia del tutto inaccettabile.
Ogni anno è in grado di stupirmi sempre di più. Ed ulteriormente dà forza ad una legge fondamentale della vita umana: al trash non c’è mai fine. Lui sostiene che, rispetto agli altri anni, sia molto chic. Sarà.

Ho sempre desiderato un animale

Ritorniamo al discorso del pesce rosso.
Io da piccolo avevo un altro desiderio: prendermi cura di un animale e volergli  bene incondizionatamente.
Il mio primo tentativo fu appunto un pesce rosso. Tutti miei amici avevano un pesce rosso. Io non lo potevo avere. E neanche le mie convulsioni e i pianti infiniti con tanto di apnea per ottenere un viso viola riuscirono a convincere i miei. Prima mi fu detto che non avevamo una boccia. Poi che i pesci rossi puzzavano e si decomponevano. Poi che vivevano solo un giorno. Ed io continuavo ad invidiare i miei amici perchè avevano genitori così pazienti che ogni giorno scendevano e compravano un pesciolino rosso per sostituire quello morto.
Ora come ora un pesciolino rosso non lo vorrei manco morto, già ho problemi con la pianta acquatica dell’Ikea che lascia uno schifo viscido vicino alle pareti del bicchierone, figuriamoci con un pesce.
Mi rassegnai ben presto finchè un mio amico/nemico ebbe per il suo compleanno un criceto. Ed io di conseguenza cominciare ad impazzire per i criceti. Quei cosini pelosi con le zampette rosa rosa e dentoni che rosicchiavano i semini prima di morire a causa di attacchi di cuore improvvisi sulla ruota. A proposito di morti di criceti, ricordo quando il mio amico Doc. Fonzy aveva un criceto che come Neo di Matrix si arrampicava fin sul tetto della gabbietta per poi lasciarsi andare, dondolare un po’ sui dentoni fermamente chiusi attorno alle sbarre, e cadere per poi ricominciare daccapo. Una volta non ricominciò più. Cadde di schiena e rimase lì fermo a panza all’aria. 
Non ebbi neanche un criceto. Il criceto è una zoccola ed in casa mia c’è un terrore verso le zoccole. Quindi niente di fatto manco per il criceto.
Ma passammo ai gatti. Io ormai non desideravo più alcunché di vivente e cominciai quel periodo da adolescente perennemente incazzato con il mondo che si è incredibilmente protratto fino ai giorni nostri. Nella casa di vacanze arrivò una gatta che sfornava gattini manco fosse un coniglio su cui avevano fatto esperimenti di fertilità. Quindi eravamo inondati di gatti dai nomi più originali, scelti dal Sergente Di Ferro SuperM secondo un rigido regolamento:

– Se il gatto era bianco, doveva chiamarsi Bianchino
– Se il gatto era nero, doveva chiamarsi Nerino
– Se il gatto era tigrato, doveva chiamarsi Tigre
– Se il gatto era rosso, doveva chiamarsi Romeo come quello degli Aristogatti.

SuperM è sempre stata bene con la testa. Ora capite da chi ho preso, no?
In dieci anni arrivammo a Bianchino IV, Nerino II, Romeo I e Tigre XVIII.
La sagra dei Tigre fa ancora ridere tutti i miei amici. Comunque…tutti i gatti puntualmente morivano perchè nascevano in pieno inverno e si ammalavano, quando noi arrivavamo li curavamo ma la maggior parte di loro era già spacciata. Eccetto Tigre XVIII che sopravvisse per cinque due anni. Poi morì anche mamma gatto e ci ritrovammo con una quantità di scatolette impressionante. E in quel periodo SuperM cominciò a cucinare vari pasticci di carne di cui ho sempre sospettato che l’ingrediente segreto fosse il Whiskas manzo e coniglio.
Poi avemmo un ultimo gatto. Tigrato e trovato in un vivaio di piante. Io volevo chiamarlo Keenan, mia madre riuscì ad insegnargli che si chiamava Tigre XIX. Lo chiamavi Keenan e niente. Lo chiamavi Tigre XIX e correva.
Il gatto soffriva della sindrome dell’abbandono e aveva il terrore negli occhi quando uscivo per andare da scuola e lo lasciavo da solo con SuperM. Eh si perché sfido qualsiasi gatto selvatico ad essere sottoposto ogni mattina a tanto di bagno in vasca con docciaschiuma One di Calvin Klein, asciugatura con asciugacapelli ionizzante, spazzolata raccoglipelo e profumazione finale con Fahrenheit di Christian Dior.
Quando tornavo da scuola il gatto era così stressato e mi si lanciava addosso tremante per lo choc subito. Un giorno che lasciarono la finestra aperta, ovviamente scappò per non fare più ritorno.
Poi scelsi di fidanzarmi.

Sogno o son desto?

Partendo dal presupposto che il cambo di stile musicale e di look di Nelly Furtado lo trovo fantastico così come l’album, vorrei capire perchè ha voluto rovinare clamorosamente il suo terzo singolo di "Loose" che è "All Good Things (Come To An End)" cantandola insieme a quei due chiavatoni volti da telenovela brasiliana di quart’ordine che sono gli Zero Assoluto?
Che poi la canzone è stata pure scritta da Chris Martin dei Coldplay e da Tim Mosley aka Timbaland. Mica Al Bano e Romina.

Cosa fai a capodanno?

Giuro solennemente che se un’altra persona, dopo avermi chiesto “come stai?”, formula la domanda “cosa fai a capodanno?”, lo inchiodo su una croce, lo innaffio di benzina, lo accendo nel bel mezzo delle lande desolate di Caivano e nascondo il corpo sotto ai chili di merda degli elefanti di Moira Orfei. In alternativa potrei utilizzare il suo deretano come base per i fuochi d’artificio di mezzanotte di piazza del Plebiscito. Al fortunato la scelta. E non dite che faccio il camorrista, vi metto anche di fronte ad una scelta! Altrimenti, lavorate di fantasia un pò pure voi.

Da consumarsi preferibilmente entro

Siamo in un periodo dove tutti i prodotti sono di origine controllata. Tutto ha una scadenza, un codice a barre, certificazioni e marchi di provenienza.
E credo che sia arrivato il momento per cui sarebbe ora di tatuare un bel marchio di garanzia e soprattutto la scadenza anche agli uomini.
Roba facile: un codice a barre dietro il collo abbinato ad un certificato ISO9002 sotto il boxer.
Anche perchè se è vera la storiella dell’amore eterno, come mai sono in circolazione confezioni famiglia di principi scaduti e notevolmente tossici? Perchè nessuno ci ha detto che anche loro hanno una scadenza?

L’ideale sarebbe il tagliando come per la macchina. Ogni tot di tempo si attende il proprio turno alla motorizzazione per farsi fare una bella revisione e appiccicarsi il bollino blu in maniera ben visibile. Questo sopratutto quando si è agli inizi di una relazione dove si è ancora nella fase del rodaggio e si è sempre in tempo per usufruire degli incentivi per la rottamazione per sostituire l’usato con un full optional.
Solitamente la scadenza di un uomo è quasi quanto quella di una scatola di piselli. Qualche annetto e se fischia quando la apri rischi un’intossicazione quasi mortale. I problema è che a volte la si dimentica nella dispensa e ci si affeziona. Si è così abituati a vederla lì che buttarla è proprio un peccato. Con tutta la gente che muore di fame poi, meglio lasciarla lì ancora un pò finchè non noti nella corsia dello scatolame, al centro commerciale, quella nuova confezione di piselli che pubblicizzano alla tv e ha un aspetto così invitante, tutta colorata e sponsorizzata, con l’apertura comoda comoda e soprattutto riciclabile.
Ma se ci pensi bene ti rendi conto che dopo qualche anno scade pure quella e verrà sostituita da una nuova marca di piselli e allora meglio buttarsi sul sacchetto scorta, nel reparto surgelati, tanto per cambiare un pò!

All’inizio tutto è bello, perfino voi. Non riuscite a crederci, di essere così innamorati. Per un anno, la vita non è altro che un susseguirsi di mattine assolate, persino di pomeriggio quando nevica.
Sarò ripetitivo nel prenderlo ad esempio ma in Arcodamore Andrea De Carlo, noto scrittore che ora come ora non reggo manco per niente, dice che l’amore è come un arco. Può essere tondo o lungo, basso o stretto e alto come una porta. E magari anche prima che tu incontri qualcuno hai già dentro di te l’inizio di una curva e lo senti ma non capisci cosa sia. Poi ci sei sopra e fino ad un certo punto ti sembra di salire e salire soltanto, e ti fermi e sei in alto e ti sembra che possa durare così per sempre e non ti rendi conto che stai già cominciando a scendere verso terra di nuovo.
La scadenza si avvicina e non possiamo farci niente.
O si?

Lucariè, t piac ‘o presep?

Per me Natale è sempre stato sinonimo di privazioni.
Quando ero piccolo uno dei miei sogni natalizi era quello di avere uno di quei fantastici presepi a più livelli con tanto di fontanella nel mezzo della piazzetta accanto al pizzaiolo che sfamava la famigliola felice a tavola, il laghetto dove una folta schiera di lavandaie strofinava per un mese gli stessi panni sporchi tra cigni e paperette, grotte assortite di cui una rigorosamente per Benito che invece di guardare le pecorelle dormiva alla buono e meglio, una per la fruttivendola con i meloni appesi fuori ed una alla macellaia con le gallinelle ruspanti nelle gabbie.
Ed invece no, questa soddisfazione non l’ho mai avuta. Io ho sempre fatto il presepe in piano dove, dopo rudimentali studi di prospettiva, ero attentissimo a mettere soggetti ed edifici più grandi davanti fino ad un naturale fade verso la scena della grotta che doveva essere rigorosamente al centro della rappresentazione. Che Giuseppe e Maria fossero di tre volte più grandi del bue e dell’asinello non importava.
Con gli anni ho provato più volte a convincere i miei a comprare un presepe di quelli che si vedono a S. Gregorio Armeno e li costringevo ad andare lì il 1 dicembre di ogni anno. I miei, sante persone, giocavano alla morra cinese per vedere chi era il fortunato che doveva accompagnarmi. Alla fine perdeva sempre mio padre. Anche se io sono sempre convinto che il Sergente Di Ferro SuperM lo costringeva pur di evitare di avermi tra i coglioni. Ero un tipo un po’ ingestibile, che volete farci.
E comunque andavamo lì per valutare cosa comprare e, dal mio metro e una Vigorsol, mi arrampicavo su ogni tavolino per osservare e valutare tutto con sguardo adorante. Manco a dirlo che tornavo a casa senza presepe ma al massimo con dei pastori in più o una nuova fila di luci colorate.
E lì nacque il piccolo ingegnere che era dentro di me. Ad un certo punto, oramai stanco della solita tarantella natalizia, decisi di creare da solo un presepe utilizzando libri e scatoli per costruire diversi piani e rivestirli con muschio, ghiaia, sughero e rocce. Con il passare degli anni mi ero così specializzato che sembrava di vivere nel bel mezzo del Megagalattico Condominio Betlemme. Ci mancavano solo i citofoni fuori alle grotte.
Chiaramente ogni giorno il tutto veniva modificato e migliorato. Il che significava che per la casa giravano sempre pastori, casette, pecorelle e lucine assortite. Praticamente impiegavo 1 mese per metterlo su.
L’anno dopo tutto il materiale del presepe era stato dato in regalo ai bambini poveri. Questa era la palla immonda che mi era stata detta per coprire la verità che si erano rotti il cazzo di quel bordello e avevano buttato tutto mentre io ero a scuola.
Ma io da bravo bambino ci ho creduto. Ed ho iniziato a cacare il cazzo con l’albero. Eh si, perché ne volevo uno più grande e vero invece di quello finto. Ma no. L’albero vero si secca, è peccato. Altra palla per non ammettere che dal momento in cui un pino entra in casa, inizia a perdere aghi e bisogna stare una continuazione a pulire.
Mi rassegnai anche a quello. E una volta che affrontammo la questione dell’esistenza Babbo Natale mi impuntai che i regali, a quel punto, dovessero stare sotto l’albero. Perché nasconderli e fare la finta se sappiamo tutti che Babbo Natale non esiste? Ma anche quello mi fu negato. Perché altrimenti per lavare a terra si devono togliere e mettere ogni giorno.
Poi uno non si domandi da chi ho preso l’stinto dell’ordine e della pulizia di Bree Van De Kamp.
E poi per esempio io non mai avuto un pesce rosso. Anche quello mi fu negato. Che c’entra col Natale? Niente ma è rosso e fa pandan con Babbo Natale.
Che poi, ora come ora, a me il Natale stressa solamente. Odio il Natale, odio il presepe, odio il momento dello scambio dei regali, odio lo stress per comprarli, odio le cene e i pranzi infiniti, odio che tutti debbano essere felici e contenti per forza, odio fare gli incontri al vertice per decidere di che colori addobbare l’albero, odio le lucette colorate con la musichetta, odio i cappelli da grande puffo, odio, odio e ancora odio.
E mi domando chi me lo fa fare di mettermi a cambiare pure il banner del template.

Update
Come ulteriore prova della mia inettitudine a mettere mano su un template che non sia su splinder, è dovuto venuto in mio soccorso quel santissimo e pazientissimo uomo di Lenny che, veloce ed efficiente come sempre, ha rimesso a posto tutto in un baleno.
Ora il blog si dovrebbe vedere perfettamente sia su quella merda di Internet Explorer che su quel programma divino che corrisponde al nome di Firefox.
Ora scusate che vado ad accordarmi con lo scultore e l’orefice che dovranno lavorare in sincronia per la statua promessa. Ed io mi faccio una camomilla. Che è meglio. (Photo by Mafaldablue)

 

Colpito e affondato