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Archive for marzo, 2007

Per tutto il resto c’è Mastercard

Incontrare un compagno delle medie che, con puzza sotto al naso e superiorità, sbatte in faccia il suo non aver perso tempo a laurearsi come hai fatto tu per lanciarsi direttamente nello spumeggiante mondo del lavoro, essersi sposato, aver avuto una figlia ed aver in brevissimo tempo ottenuto la qualifica di Sales Marketing Manager.

LUI: +8000 punti chiachiello
IO: +10.000 punti tentato omicidio con lo sguardo

Dirgli con un sorriso a 72 denti che insomma, le cose possiamo pure chiamarle in inglese ma stiamo parlando di fare l’agente della Folletto che va a romper il cazzo porta a porta ai privati. E non è che ci voglia molto. Come mantenere quel tremendo aspetto da Pacciani.

LUI: +10.000 punti cazzone
IO: +20.000 punti acidità

Certe soddisfazioni non hanno prezzo…
Ed ora con i punti vinti vado a ritirare il set di tazzine a righe della Naj Oleari.

Uomini e Donne a Napoli

Hey tu! Stanco dello Speed Date? Sei napoletano e fai parte di quel 3% di popolazione che non è ancora andata a Uomini e Donne e che desidera vivere per una sera l’ebrezza del trono? Questa è l’occasione che fa per te!
Ogni giovedì, dalle 22.30 in poi, all’ English Pub Greenwich è serata “Uomini e Donne” dove potrai diventare tronista o corteggiatore.
Non sto scherzando, lo giuro. Vi assicuro che è tutto vero. Il centro storico è tappezzato da questi manifesti.

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Si ringrazia il Vampiro che faceva da palo mentre, con vergogna indicibile, stracciavo dal muro il manifesto per poter scattare con calma la foto e postarla. Non ho mai la digitale quando serve, mai! Giovedì prossimo vi voglio tutti lì! Altro che serata gay alla Birreria Heineken!

Pessimismo e fastidio: I cicli della vita

Da quando siamo piccoli tutti i maestri ed i professori hanno cercato di infilare nelle nostre testoline che gli esseri viventi sono caratterizzati dal seguente ciclo: nascita, crescita, riproduzione e morte.
Io di questa definizione me ne sbatto.
La vita va a fasi e questo è vero, io però ho da sempre deciso di caratterizzarla rispetto alle feste. Esistono feste comandate come Natale e Pasqua e feste che dipendono dalle singole persone. Ed è di queste che sto parlando insieme al continuo dejavù a cui andiamo incontro. E le fasi della nostra vita si concludono ad intervalli regolari che ci costringono necessariamente a fare il punto della situazione.
Il primo ciclo di vita si conclude con la festa dei 18 anni dove in linea di massima si diventa ometti, si può guidare, si può andare in Grecia per festeggiare la maturità, si può andare al cinema porno e tutte quelle robette che fanno sentire grandi ma che in realtà non sono manco la segatura per asciugare l’urina dal marciapiede della metropolitana.
A me le feste di 18 anni sono sempre andate in fronte. Innanzitutto per quel doversi per forza vestire come dei pinguini che a rivedere le foto sembriamo i Robinson al matrimonio di Lady D. Ma facciamo un po’ di calcoli per gli invitati alla festa: una media di 25 compagni di classe più altri 25 esterni alla scuola o comunque non direttamente imputabili alla classe. Significa che abbiamo trascorso una media di 50 sere per festeggiare qualcuno.
Niente di male in questo se non che, in linea di massima, si è sempre la stessa gente, spesso anche il locale è sempre lo stesso, i discorsi sono sempre quelli del tipo “e tu a che stai?” o del “dopo che vuoi fare?” e si finisce per vivere la stessa ed identica serata per 50 volte. Una roba che dopo 4 serate uno avrebbe voglia di correre nudo per via Caracciolo per farsi venire la febbre a 48 e non andare alla festa.
Il discorso è perfettamente estendibile ad una qualsiasi serata gay: inizialmente si è tutti gasati di vedere nuova gente e piace anche il posto e la musica finché, dopo un mesetto, ti rendi conto che la gente è sempre quella, il locale anche e la musica pure constatando che l’unica novità è come sono vestiti i ragazzi e chi si è scopato chi. Ecco che nasce l’istinto di puntarsi una pistola in bocca e sparare senza pensarci su due volte.
Seconda fase è la festa di laurea dove la situazione comincia a diventare pesante e tutti cominciano a fare i soliti discorsi del  “e tu a che stai?” e del “dopo che vuoi fare?” che affossano il morale in modo impietoso in una corsa forsennata per non essere considerati gli sfigati del gruppo e non perdere il giro del ciclo. Le feste di laurea sono da sempre la prima botta di depressione.
La botta definitiva che, oltre alla depressione, porta con se un’ invecchiamento da 1000 punti è il matrimonio. Perché uno può dire quello che vuole, ma quando è terminato pure il ciclo delle lauree, parte immediatamente quello dei matrimoni e appena uno si sposa si comincia ad essere vecchi tutto assieme. E pure lì, la gente è la stessa ed i discorsi pure con il “e tu a che stai facendo?” o “che aspetti?” o ,ancora, la new entry del "quand’è che metti la testa a posto?" come se fosse il matrimionio a rendere una vita equilibrata.
Il colpo di grazia si ha con il ciclo dei bambini: Quando nasce il primo bambino si è davvero spacciati. Tutti rincoglioniti a parlare di quando nascerà o peggio ancora se è già nato a fare gli imbecilli vicino alla culla e parlare in quel modo da deficiente che se il bambino capisse un po’ di più vomiterebbe dritto dritto in faccia alla gente.
E tutti corriamo per farci un fegato così e non uscire dai cicli e fare la figura di chi rimane indietro.
Io, come oramai anche le pietre sanno, mi fermerò prima. Niente matrimonio e niente bambini per ovvi motivi ma, anche se ce ne fosse la possibilità, ne farei volentieri a meno per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegare. Però, quale che sia il nostro percorso personale, stiamo sempre a correre come dei forsennati alla ricerca di chiudere un ciclo e aprirne un altro come se fosse quella la cosa più importante della nostra esistenza.
Ed è per questo che io invidio con tutto me stesso chi manda a puttane questo ordine mentale e che non ha paura di osare. Invidio chi, in un’orgia di egoismo puro, ha voglia di sentirsi vivo e di strafottersene di tutto. Per volare via come una rondine.
Ok, ho cominciato che doveva essere un post ironico e ne è uscito uno che più scorticauallera non si può. Ritento, sarò più fortunato. Nel frattempo vedo di chiudere qualcosa. C’è un pò di corrente.

Il manuale delle giovani marmotte #1

Se siete stufi del solito pacchetto di mentos da inserire alla velocità della luce in una bottiglia di CocaCola light per osservare un geyser di acqua marroncina e zuccherosa che raggiunge l’altezza di svariati metri, ecco per voi il primo di una serie di appuntamenti interessanti.
Da bambini tutti voi avrete sicuramente avuto almeno un manuale delle giovani marmotte. Io li avevo tutti. Ero riuscito a fare un sacco di cose come far crescere una rosa sotto la sabbia e in assenza di sole.
Ora che siamo cresciuti basterà unire alcune di quelle conoscenze insieme ad un po’ di fantasia ed intuito per trasformarsi in dei perfetti vandali.

Capitolo 1: Come fabbricare una bomba con acqua e ghiaccio secco.
Prendete del ghiaccio secco, in genere lo hanno le gelaterie per conservar meglio il prodotto nella distanza che impiegate a portare il gelato a casa, ed inseritelo in una bottiglia da mezzo litro o da un litro, ovviamente cambiano leggermente le dosi, e lasciare agire per due o tre secondi per poi chiudere ermeticamente la bottiglia.
Aspettate che il gas prodotto dal ghiaccio secco, ovvero biossido di carbonio, si espanda e vedrete la bottiglia scoppiare.
E’ la cosiddetta “Crater Maker”, in america viene utilizzata dai gruppi anarchici, solleva di sei metri in aria una cassetta della posta ancorata al suolo se fatta detonare al suo interno.
Sotto, due filmati esplicativi. Mi raccomando, bambini! Non fatevi male!

Se sai le cose, sei libero

E così dopo aver sconfitto l’esercito carampanico sono riuscito a vedere “Uno su Due”, il nuovo film di Fabio Volo. Cheddueppalle direte voi. E avete pure ragione. Ma che ci volete fare se saltuariamente tanto entro in botta con qualcuno? Poi di tanto in tanto è bene lasciare il tempo affinché la  bile si riformi copiosa per essere utilizzata i futuro al massimo delle proprie potenzialità.
Il film è ambientato interamente a Genova e parla di Lorenzo (Fabio Volo), un avvocato rampante che dalla vita riesce, con tanta determinazione, ad avere tutto ciò che ha sempre desiderato: un lavoro che lo appaga, una casa dove ritrovarsi con gli amici, un buon conto in banca ed una fidanzata modello invidiata da tutti.
Va tutto per il meglio finché, dopo una vittoria in tribunale, si accascia sull’asfalto privo di sensi. Si affaccia il tema centrale del film ossia quella della malattia in una sospensione tra vita e morte in attesa dei risultati delle analisi dove Lorenzo comprende che nella vita sono le piccole cose a fare la differenza: come l’odore del caffè, una bella cacatella o la riscoperta di valori che oramai tutti abbiamo abbandonato e che si è sempre in tempo per non buttare via tutto e cominciare a vedere tutto in modo diverso.
Lo so che sono di parte ma ammetto che Fabio Volo è sempre una scoperta: nei suoi precedenti film recitava più o meno sempre lo stesso personaggio del pagliaccio trentenne, ora invece riesce ad uscire totalmente da suo solito personaggio per rimanere in perfetto equilibrio fra dramma e ironia senza mai esagerare. Bravo bravo bravo.
A fare da cornice c’è un ottimo cast formato da Ninetto Davoli scoperto ai tempi di Pier Paolo Pasolini, una rediviva Agostina Belli e la solita Anita Caprioli.
Curiosità: Fabio Volo, nella scena del parapendio, sviene realmente così come testimoniato dal video su YouTube che la produzione ha pensato bene di condividere con il pubblico.
Insomma, ll film non è male…è solo di una tristezza devastante dato che proprio il titolo
indica la probabilità che un tumore al cervello sia benigno/maligno ossia quella che ha Lorenzo di salvarsi.
E’ chiaro che se siete sull’angosciato andante conviene che dirottiate verso “Arthur ed il popolo dei Minimei”.

Voglia di tzunami

Mercoledì, al cinema sotto casa, c’è stata la presentazione del nuovo film con Scamarcio e la Chiatti. Un diluvio che manco Noè con l’arca truccata da aliscafo. Ma le carampane urlanti erano lì da ore nelle loro canoe ad attendere trepidanti, facendosi largo con le pagaie, i loro divi del momento per urlare con occhio alla Bambi “Rickyyyyyy!!! Ho voglia di teeeeee”. Roba che manco fuori agli studi del Palatino ai tempi di "Non è la rai".
Mentre scongiuravo l’arrivo di uno Tzunami che travolgesse tutti me compreso, ho pensato che fosse la giusta punizione divina che meritavo per la tanta acidità profusa e ripetevo in una sorta di mantra buddista: “Dio, prendimi adesso”.
Grande è stata la soddisfazione quando, acquistando il biglietto per Fabio Volo e presentando una mail che mi avevano spedito, mi hanno regalato la t-shirt del loro film lasciandole con bocca aperta e occhio da pesce bollito.
Come al “Drowned World Tour” quando Madonna lanciava il cappello da cowboy, avrei voluto lanciare la maglietta in modo che, come i piccioni di piazza San Marco o galline in un pollaio, si sarebbero avventate trasformandosi in faine tiracapelli e rubamagliette. Sono sempre stato curioso di assistere ad una lotta tra donne nel fango.
Avrei fatto un’opera buona all’umanità in una sorta di autosterminio carampanico, ma non avendo la digitale per filmare l’evento ho deciso di regalare la maglietta alla più bella e stupida carampana lì presente. Dopo averla preventivamente cosparsa di antrace.
Sperando che abbia baciato chi dico io.

Poichè siamo nell’argomento, vorrei sapere chi è la carampana che va a cercare su google notizie sul mio tatuaggio.

Dietro le quinte del blog: appunti di un post


Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, da questo momento grazie all’infinita pazienza di aChamp che ha messo mano a questo blog che oramai aveva vita propria, è possibile inserire alcune emoticon. Così come è possibile fare altra roba che non sto qui a dirvi. Ah, in teoria dovrebbe anche essere risolto il problema del filtro antispam. O almeno lo spero con tutto me stesso visto che controllare mediamente 500 commenti spam al giorno è divertente come Gigi Sabani che imita Zucchero.
Ultima cosa: stasera, dalle 21 in poi, fatevi un giretto qui! Ne rimarrà soltanto uno.
Già avete capito, eh…

Sull’orlo di una crisi di nervi

Interno pomeriggio, sdraiato di traverso sul divano, vestito da sopravvissuto di Lost, fascia in testa, drink nella mano destra e palmo della mano sinistra sulla fronte pronto a dettare le ultime volontà.

IP-Sms
Non so se è l’effetto dei 18 caffè ma mi sento che ho oltrepassato l’orlo dell’esaurimento nervoso.

Risposta
Beh Tato, di sicuro depresso non sei altrimenti saresti apatico e stare come i pazzi è già qualcosa…magari hai bisogno di un po’ di relax senza preventivi di cucine e pizzerie tutte chiuse.

IP-Sms
No, sono pure apatico. Ho tutto. Ho fatto 100 come la ruota di “Ok, il prezzo è giusto!”. Cen-to! cen-to! cen-to!

Driiiiiiiiiiin
L: Ma Tato cos’hai?
IP: Mah non lo so. Sono tre giorni che sto come il pazzo: odio tutti, schifo tutto, appena qualcuno apre bocca dò fuori di matto, non reggo più alcun programma alla tv…quando ieri al baretto mi hanno detto che le patatine Stick erano finite avrei voluto trapassare il cuore del barista con la gamba del tavolo di plastica dove erano in bella mostra le Pringles.
L: Beh mi sa che siamo nella norma, qual è il problema?
IP: -.-’

Però è bello avere un ragazzo che mi smonta pezzo pezzo prendendomi per il culo con una semplice battuta finchè non mi spatafascio dalle risate e mi riprendo.
Mica faccio come Britney Spears che cerca di impiccarsi con le lenzuola del suo letto dopo essersi scritta sulla testa rasata il numero 666 e aver gridato "Io sono l’Anticristo". Povera stella. Io al limite indosserei una veste bianca, una parrucca nera lunga lunga e cercherei di lanciarmi, con la testa avvolta in un sacchetto della spazzatura, in un pozzo. Tipo Samara. Manco un pò di fantasia, quella.

Non sei per nulla obbligato a comprendermi

In genere appena si mette in mezzo il discorso Carmen Consoli sono sempre accerchiato da una elevata percentuale di persone che la ritengono una gatta che si lamenta durante la gestazione, un robot con le pile scariche, una che scrive testi forzatamente artefatti, che lascia le canzoni a metà o senza alcuna ritmica.
Potete dire tutto quello che volete ma a me Carmen Consoli piace. E non poco.
Mi è piaciuta dalla sua prima apparizione al Sanremo del 1996 con “Amore di plastica” con quel caschettino nero e quel fare un po’ impacciato. Da quel momento, tralasciando il discorso look che a volte ha toccato picchi da film horror di serie b, è stato amore folle.
Più di una volta andai anche da solo al suo concerto perchè nessuno si passò la mano per la coscienza per accompagnarmi. C’è chi potrebbe dire che è triste e che è come andare al cinema da soli ma per me non è assolutamente così. Perché rimanere a casa e, rivedendo poi i filmati online, pentirsi amaramente  e mangiarsi falange, falangina e falangetta?
L’altro ieri, a Napoli, è sbarcato il tour teatrale di Carmen Consoli che altro non era che una riproposizione acustica dell’ “Eva contro Eva Tour” con intermezzi teatrali curati da Emma Dante, autrice e regista palermitana, rappresentati da una bravissima Simona Malato che ha dato vita alle eroine delle canzoni di Carmen: da “Contessa Miseria” a “Maria Catena” passando per la sposa di “Fiori d’arancio”.
Il palco è spoglio e nero, tutto è concentrato sulla musica, sul recitato e sui giochi di luci. Il concerto è diviso in due parti: la prima abbastanza introspettiva per non dire moscetta, la seconda è quello che tutti ci aspettiamo da lei…come direbbe qualcun altro, crea un varco dove la realtà sconfina nella fantasia.
Ed è sempre il momento del bis che quello in cui Carmen Consoli dà sempre del suo meglio e questa volta lo fa con Marina Rei con cui canta prima una stupenda versione romantica de “I miei Complimenti” e poi una travolgente “Malarazza” (Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…).
Insomma, anche questa volta Carmen ha superato l’esame e per chi ancora avesse dubbi sul concerto non posso che rispondere con le stesse parole di Emma Dante: “la voce di Carmen corre, rallenta, cade, si rompe, ci entra nel cuore a pezzetti ed il suo ritornello ci rimane in testa come una tempesta nel cervello”.


                        L’Ultimo Bacio                                             I Miei Complimenti

Per altri video del concerto basta cliccare qui per essere automaticamente redirezionati alla mia pagina su YouTube. So che sembrerebbe difficile da credere, ma gli urli da groupie ad inizio canzone provengono dai miei vicini di posto.

Cattivi pubblicitari, caaattivi!

Lo Zingaro Molesto suggerisce per chi abita a Roma o anche per chi sia solo di passaggio nella stazione Termini in attesa di una coincidenza, di andare all’ala Mazzoniana il cui ingresso dovrebbe essere da via Giolitti 34 per la mostra fotografica “Pubblicità con giudizio”.
Troverete un’esposizione di oltre 50 tra manifesti e spot televisivi che, negli ultimi 40 anni, sono stati censurati , quasi tutti per l’esplicito contenuto sessuale o blasfemo, dal Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria.
Se non ricordo male alcuni manifesti passarono inosservati almeno in un primo momento. Anche perchè mi ricordo perfettamente che tornando da scuola  vedevo la pubblicità dei jeans Jesus e del prete che bacia la suora di Benetton.
Che lo dico a fare che adoro quella dell’Ikea di Padova che si offriva di levare i bambini dalle palle dei genitori per tenerseli tra le loro?
E visto che mi trovo, ripropongo un paio di spot Ikea che ho sempre trovato geniali e che sono stati anch’essi censurati.

Movie Quote Trivia #2

Da che film è stata tratta la frase: "Io vi sfido, stelle!"
Su che anche questa è facile facile. Ricordo che chi userà Google andrà all’inferno e sarà costretto, per cento anni, a vedere in loop il meglio dei trenini di capodanno di Buona Domenica.

And the winner is
Lascar
! Molto molto veloce! Complimenti! Il film è proprio "Romeo + Juliet" di Baz Luhrmann!
La battuta viene detta da Romeo (Leonardo Di Caprio) quando, in esilio a Mantova, viene a sapere della morte di Giulietta (Claire Danes) e si inginocchia per piangere tutte le lacrime dell’apparato lacrimale, dire la fatidica battuta e farla seguire da da un "Giuliettaaaaaaaaa!" sottolineato da un "GiuliettaaaaaaaaaAAAAAAAAHHH!" maciullandosi ottocento corde vocali.

Perchè non sono mai stato un azzeccato di giochi

Ieri, in un altro dei miei innumerevoli traslochi, ho ritrovato il mio primo computer: il Commodore 64. Quanto potevo schifare quel computer lo sa solo lui.

1. Era ingombrante in una maniera indegna e SuperM ogni volta che lo vedeva montato entrava in paranoia a causa impossibilità di pulizia sopraggiunta per i troppi fili aggrovigliati.
2. Odiavo quel dover aspettare anni, mesi e secoli per caricare i giochi che alla fine non erano neanche un granché con quella grafica agghiacciante. Mi veniva un’embolia nell’attesa.
3. Odiavo il doverlo spegnere nel bel mezzo di un mostro di fine livello perchè il trasformatore era così caldo da poterci cuocere alla perfezione un uovo all’occhio di bue sopra.
4. Odiavo quello schemo blu con il cursore cubettoso lampeggiante che attendeva il comando. però avevo imparato a cambiare i colori e mi divertivo a fare gli accostamenti più agghiaccianti.
5. In più ero invidioso marcio dei miei amici che avevano una cosa che mi è sempre stata negata: il monitor a colori. Per anni ho giocato con un televisore in bianco e nero adattato a monitor per Commodore 64 mentre vedevo i miei amici con monitor a colori bellissimi o, peggio ancora, con il successore del Commodore: l’Amiga.

L’Amiga spodestò subito il Commodore 64 ed io non potevo averla perchè già avevo il Commodore, che me ne facevo di un altro computer? Queste sono quelle cose che i genitori non capiranno mai….perchè voglio l’Amiga se ho il Commodore 64? Perché semplicemente è più bella, no? Che domande!
Comunque. Ah si. Ieri ho ritrovato anche il mio gioco preferito: “Aztec Challenge”. Avete presente "Apocalypto" di Mel Gibson dove un povero cristo corre due e più ore a scansare frecce e quant’altro? Ecco. Il primo livello è esattamente questo. Il che la dice anche lunga sul colpo di genio di Gibson. Lui mica ci aveva pensato alla valanga di cubettoni di ghiaccio o ai pettini che ostacolavano il percorso o ancora alla nuotata tra i pira
ñ­a o al labirinto con percorso prestabilito che se sbagliavi ti arrivava una freccia dritta nella milza. Che pivello.
Il primo quadro mi faceva diventare isterico. Si correva in questa specie di deserto sporco e, mano a mano che si scansavano le frecce, la piramide in lontananza si avvicinava sempre di più. Ogni volta che si ingrandiva entravo in panico, perdevo e mi toccava ricominciare. Ecco perchè avevo deciso di coprire metà schermo con un cartoncino per non farmi condizionare dalla piramide. Come ero avanti da bambino. Mica come ora che al livello del Quiddich di Harry Potter mi faccio venire un’ulcera, sudo freddo e sfacio il monitor con un cazzotto.
Il Commodore però lo lasciai ben presto perdere per passare al Mega Drive e al suo bellissimo "Sonic The Hedgehog". "Sonic" mi faceva letteralmente venire gli incubi. Giocavo tutta la santa giornata e quando mi addormentavo sognavo di essere un riccio blu che andava in giro per Marble Zone a prendere gli anelli.
Io adoravo le tipologia di gioco stile Sonic: un pupazzetto che doveva ravanare a destra e manca per prendere gli oggettini e finire, dopo 40 livelli e 20 mostri, il gioco. Un pò come "Medievil" o "Castelvania" per PS1, avete presente , no? Oppure, incredibile a dirsi, "Tekken" dal 3 in poi: Ero follemente, e lo sono ancora, innamorato di
Hwoarang. Come è bono porca paletta: E poi che stacco di coscia quando dà il calcio volante.
Chiaramente anche da piccolo ero in modalità Bree Van De Kamp: Ero peggio di Attila, dove passavo io tutto era pulito. La mia psicopatia per l’ordine si esercitava al meglio: dove passavo io non c’era più niente. Ho girato e rigirato tutti i mondi per trovare tutto ciò che poteva essere arraffato: Anelli, televisori, vite, passaggi segreti. E non lasciavo niente. Meglio di “Occhi di gatto”.
Ricordo ancora il trucchetto da fare prima della schermata di gioco di Sonic: Up-Up-Down-Down-Left-Right-Left-Right-A-B-A-B-Start.
Che poi il fatto di sognare di giocare mi capitava non solo con "Sonic": mi bastava chiudere gli occhi per vedere davanti a me i pezzettini colorati da incastrare per superare il livello 16 di "Tetris" o, in concetto era sempre quello, le pasticche di Dr. Mario.
E’ per il mio azzeccamento mentale che mi farebbe stare incollato ad una console che ho pensato bene di non acquistare mai una PS1, Ps2 o PS3 nonchè X-Box, GameCube e altro ancora. Per il mio bene, ma soprattutto per la mia sanità mentale.
Ecco perchè quando ne ho una a portata di mano entro in modalità satanica anche eprchè sullo PsychoPc mi sono quasi sempre rifiutato di usare giochi fatta eccezione per qualche Harry Potter, un paio di Thief, un tentativo per quella nerdata di Warcraft e un paio di the Sims. Ultimamente però volevo fare un tentativo su "Second Life" visto che ne parlano un pò tutti, peccato che lo PsychoPc non è stato potenziato abbastanza e il server mi risponde picche. Bastardo!
Scusate ma mi chiedono una rivincita di doppio nel torneo del tennis del Wii e prima devo terminare il mio lavoro di ammazzare un pò di conigli di Rayman Raving Rabbids.

Mai più senza: Girlie Algida

Nuove news dal nostro corrispondente Isteria Personificata:

Gustare un delizioso gelato e poi cospargersi di luccicanti brillantini? Da quest’anno è possibile con Girlie: goloso gelato al lampone a forma di stella con tanti pezzetti di zucchero caramellato, il cui stecco contiene tanti glitter perfetti per il make up.


Si dice che da piccoli i bambini apprendono meglio e che siano soprattutto le bambine ad avere una marcia in più. Quindi perchè non insegnare da subito a truccarsi come una mignotta?
Sarà il vero must delle gaie serate estive: ci metto la mano suo fuoco. Anzi due. Pure un piede và.

Movie Quote Trivia #1

Una delle attività preferita quando sono davanti al pc è il lurkeraggio. Nella colonna di destra del blog trovate un po’ di link di gente che frequento in modo sputtanato, chi più volte al giorno chi meno.
Nella mia cartella "Blog Preferiti" invece ce se saranno una infinità alcuni dei quali seguo con fedeltà e passione come una carampana assatanata di notizie. Il tutto, ovviamente, senza mai lasciare traccia. Se no che lurker sarei?
Al momento uno dei miei blog preferiti è il suo che, per la sua ironia, mi fa cadere dalla sedia ogni volta che lo leggo. Ed è da lui che prendo in prestito un giochino che mi piace tanto ma che, purtroppo, arrivo sempre in ritardo per indovinare.
Di che si tratta? Si tratta di identificare un film da una sua battuta. Ovviamente senza l’aiuto del web, se no siamo tutti bravi. Se poi volte usare internet… fate pure, la vostra anima brucerà all’inferno e verrete sodomizzati da un braccino di CiccioBello.
La frase è "Quando voi maschiacci vi riunite, siete peggio di un circolo di cucito!".

And the winner is
Sakai!!! Nonostante il filtro AntiSpam funzioni come cazzo gli pare: Il film era Pulp Fiction.
Io però farei un ex aequo con Vega visto che anche lei ha dato la risposta esatta prima che il filtro AntiSpam si degnasse di far comparire i commenti di Sakai.



Due Curiosità
1. Daryl Hannah in "Kill Bill" indossa lo stesso vestito di Uma Thurman in "Pulp Fiction", già portato da Pam Grier in "Jackie Brown".
2. In "Kill Bill", Budd (Michael Madsen) rivela a Bill (David Carradine) di aver venduto ad un negozio di pegni per 250 dollari la sua vecchia spada di Hanzo. In "Pulp Fiction", Butch (Bruce Willis), per salvare Marsellus usa una spada, trovata proprio in un negozio di pegni.

La telenovela dei lucchetti dell’amore

Forse sono io che con la capa non ci sto, il che è molto probabile, ma in un’Italia che, politicamente parlando, sta andando a puttane un giorno si ed uno pure con una battaglia navale infinita che ha rimesso Prodi al suo posto visto che la prima volta ci siamo trovati così bene, qual è l’utilità di alzare un polverone per dei lucchetti lasciati sui dei pali della luce di ponte Milvio a Roma?
Che poi, l’idea del lucchetto con sopra incise le iniziali degli innamorati che gettano la chiave nel Tevere non è male. [occhiolino capisc' a mmè] Molto romantica da volemose bene forever and ever. Fa un po’ balcone di Romeo e Giulietta romano. [doppio occhiolino capisc' a mmè]. E la cosa mi piace, anche alla vista. La moda è dilagata ed ha raggiunto anche Firenze dove i lucchetti stanno comparendo da più di un anno sul Ponte Vecchio. Chissà qua a Napoli dove li metteranno. Forse sul ponte che porta a Castel Dell’Ovo e la chiave si butterà tra le chiare e limpide acque marroni, cozze al tetano e pesci a tre occhi? Quasi quasi comincio io.
Peccato solo che a dare il via a questa cosa ci sia di mezzo Federico Moccia ed i suoi libri che, causa senilità sopraggiunta, non reggo proprio.
Dopo una guerriglia urbana tra Ulivo, Forza Italia e An, tra giovedì e venerdì scorso sono spariti 500 lucchetti dell’ammmmore. E lì di nuovo a fare bagattelle col “siete stati voi” e “no siete stati voi per dare poi la colpa a noi”, finché non si è deciso di dare la colpa a due nomadi che erano stati visti andare via dal ponte con carrelli della spesa carichi di 713 Kg di lucchetti.
Io ammetto di non averci creduto manco per un secondo. Ma voi li immaginate ‘sti due nomadi che all’alba non tengono niente da fare se non andare a rubare dei lucchetti da un ponte? Poi in Italia in genere si dà sempre la colpa al nomade. Siamo dei razzisti del cazzo, pure con la tragedia di Erba abbiamo fatto lo stesso.
Ed invece la polizia ha ritrovato alcuni i lucchetti e ha reso noto che i colpevoli dell’atto vandalico sono stati proprio dei nomadi che volevano rivenderli ad uno spaccio del ferro della capitale.
E mò che li abbiamo trovati, che ce ne facciamo? La chiave è nel Tevere quindi rimetterli al loro posto non è possibile. Scommettiamo che si metteranno azzuffarsi pure per vedere che fine devono fare adesso?
Tanto se il paese va a rotoli che ce frega.

La piattola umana

Un cordiale saluto ed un caloroso benvenuto a tutto il pubblico presente, alle innumerevoli autorità giudiziarie ed a tutti i gentili ospiti che da sempre seguono con passione e costanza questo blog.
Quest’oggi è con sommo piacere nonché goduria personale che presento a tutti voi un nuovo numero della già collaudata rubrica Psychoeducational dal titolo “La piattola umana”.

A differenza di molte altre razze che soffrono del fenomeno dell’estinzione, la piattola umana da sempre ha mantenuto invariata se non in costante aumento il proprio tasso di natalità.
E’ logico pensare che discenda direttamente dalla famiglia del
Pthirus pubis, volgarmente noto anche con il semplice appellativo di piattola del pube anche se, a sua differenza, abbandona la forma schiacciata per mantiene inalterata la sua somiglianza con la figura umana per tutta la durata della propria esistenza. In età matura tenderà ad evolversi nella figura di Kojak a causa del fenomeno della muta del pelo che, ahinoi, l’abbandonerà definitivamente.
La piattola umana sopravvive in un primo momento a contatto con l’ospite, nutrendosi ad intervalli regolari succhiando con i suoi denti marroncini il sangue ed ogni cosa di materiale e non che possa percepire con il suo olfatto finissimo.
Caratteristica fondamentale è il voler ostinatamente vantare gli stessi diritti anche se scacciata dal territorio ospite. E’ infatti in quella fase che si aggrappa agli amici e a tutto ciò che sia direttamente o indirettamente è presumibilmente a contatto con l’ospite originario per mantenere una sorta di legame invisibile e, in questo modo, continuare il suo certosino lavoro di sanguisuga mangiavita cercando ottenere notizie succulente  nonché di istillare dubbi e incertezze nonostante si vanti di avere una ben felice e realizzata esistenza.
La piattola umana è stupida poiché non si rende conto che, una volta tagliato il cordone ombelicale che lo tratteneva all’ospite originario, non è più nelle condizioni di poter dire o fare nulla per poter in qualche modo intaccare l’equilibrio altrui. L’unico movimento in cui riesce bene è quello di pancia, in quanto fa cagare sia come persona che come personaggio.   
Il rimedio più efficace è l’indifferenza totale che potrebbe però essere interpretata come una sorta di rabbia repressa e giustificare ulteriori attacchi che però non porteranno da nessuna parte se non ad una tristezza smisurata. Il trattamento sopraccitato va ripetuto ogni settimana per un periodo variabile ma mai inferiore all’anno.
E’ infatti intorno all’anno che la piattola umana cerca di rimpossessarsi di una sorta di posizione di supremazia sull’ospite originario, ma basterà ignorare gli attacchi per vincere su tutta la linea. Se il rimedio non dovesse funzionare, si può tentare con la dialettica ed una formula magica vecchia come il mondo che funzionerà solo se detta con amore vero:
“Ma te ne vai a farti fottere?”.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e che hanno collaborato alla realizzazione di questa puntata. Così come ringrazio tutti coloro che come me continuano ad avere una pazienza di Giobbe che, personalmente, non mi ha mai contraddistinto in modo così massiccio come in questi tempi.

Pharmacy industry

Oscar Wilde diceva che "la moda è una cosa talmente brutta che va cambiata ogni sei mesi".
Che lo dico a fare che il trend di questi spero solo sei mesi sarà la "felpa con le stelle" della Pharmacy Industry?
La si vede ovunque anche perchè è già stata clonata da 800 aziende in una forsennata corsa a chi copiava per prima per imporre il proprio prodotto sul mercato prima che i ragazzi si fidelizzassero su un marchio ben preciso. H&M in primis che sotto Natale era invasa di queste felpe in ogni colore e taglia.
Si dice anche che quando non si comprende più la moda dei ragazzi significa che si sta invecchiando, che l’età ahimè avanza, che ci si allontana inevitabilmente dallo status di ragazzo, che aumenta il cosiddetto gap generazionale e tutte le menate da sondaggio di costume da due soldi.
Bene, se le cose stanno così allora significa due cose: o ho avuto una botta di vecchiaia tutta assieme e non me ne sono accorto o la gente incomincia ad avere seri problemi di vista e, semmai l’avesse avuto, di gusto in fatto di moda.
A questo punto preferisco quell’altra roba allucinante che sono le magliette con i funghi porcini di sono un porcino punto ittì che ho scoperto grazie a Tumy.
Madre de Dios, ayùdame.

Poi però capita che ti passano un link e ti rendi conto che non c’è stellina o porcino che tenga: la cosa importante è che non abbia il pelo di alcun animale.
Sfido qualsiasi donna, o qualsiasi uomo con evidenti problemi di identità, ad indossare una pelliccia dopo aver visto questo filmato. O a non convertirsi a mangiare vegetariano.
Anche se come fa il polletto alla piastra Burger King…

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