Ieri, in un altro dei miei innumerevoli traslochi, ho ritrovato il mio primo computer: il Commodore 64. Quanto potevo schifare quel computer lo sa solo lui.
1. Era ingombrante in una maniera indegna e SuperM ogni volta che lo vedeva montato entrava in paranoia a causa impossibilità di pulizia sopraggiunta per i troppi fili aggrovigliati.
2. Odiavo quel dover aspettare anni, mesi e secoli per caricare i giochi che alla fine non erano neanche un granché con quella grafica agghiacciante. Mi veniva un’embolia nell’attesa.
3. Odiavo il doverlo spegnere nel bel mezzo di un mostro di fine livello perchè il trasformatore era così caldo da poterci cuocere alla perfezione un uovo all’occhio di bue sopra.
4. Odiavo quello schemo blu con il cursore cubettoso lampeggiante che attendeva il comando. però avevo imparato a cambiare i colori e mi divertivo a fare gli accostamenti più agghiaccianti.
5. In più ero invidioso marcio dei miei amici che avevano una cosa che mi è sempre stata negata: il monitor a colori. Per anni ho giocato con un televisore in bianco e nero adattato a monitor per Commodore 64 mentre vedevo i miei amici con monitor a colori bellissimi o, peggio ancora, con il successore del Commodore: l’Amiga.
L’Amiga spodestò subito il Commodore 64 ed io non potevo averla perchè già avevo il Commodore, che me ne facevo di un altro computer? Queste sono quelle cose che i genitori non capiranno mai….perchè voglio l’Amiga se ho il Commodore 64? Perché semplicemente è più bella, no? Che domande!
Comunque. Ah si. Ieri ho ritrovato anche il mio gioco preferito: “Aztec Challenge”. Avete presente "Apocalypto" di Mel Gibson dove un povero cristo corre due e più ore a scansare frecce e quant’altro? Ecco. Il primo livello è esattamente questo. Il che la dice anche lunga sul colpo di genio di Gibson. Lui mica ci aveva pensato alla valanga di cubettoni di ghiaccio o ai pettini che ostacolavano il percorso o ancora alla nuotata tra i piraña o al labirinto con percorso prestabilito che se sbagliavi ti arrivava una freccia dritta nella milza. Che pivello.
Il primo quadro mi faceva diventare isterico. Si correva in questa specie di deserto sporco e, mano a mano che si scansavano le frecce, la piramide in lontananza si avvicinava sempre di più. Ogni volta che si ingrandiva entravo in panico, perdevo e mi toccava ricominciare. Ecco perchè avevo deciso di coprire metà schermo con un cartoncino per non farmi condizionare dalla piramide. Come ero avanti da bambino. Mica come ora che al livello del Quiddich di Harry Potter mi faccio venire un’ulcera, sudo freddo e sfacio il monitor con un cazzotto.
Il Commodore però lo lasciai ben presto perdere per passare al Mega Drive e al suo bellissimo "Sonic The Hedgehog". "Sonic" mi faceva letteralmente venire gli incubi. Giocavo tutta la santa giornata e quando mi addormentavo sognavo di essere un riccio blu che andava in giro per Marble Zone a prendere gli anelli.
Io adoravo le tipologia di gioco stile Sonic: un pupazzetto che doveva ravanare a destra e manca per prendere gli oggettini e finire, dopo 40 livelli e 20 mostri, il gioco. Un pò come "Medievil" o "Castelvania" per PS1, avete presente , no? Oppure, incredibile a dirsi, "Tekken" dal 3 in poi: Ero follemente, e lo sono ancora, innamorato di Hwoarang. Come è bono porca paletta: E poi che stacco di coscia quando dà il calcio volante.
Chiaramente anche da piccolo ero in modalità Bree Van De Kamp: Ero peggio di Attila, dove passavo io tutto era pulito. La mia psicopatia per l’ordine si esercitava al meglio: dove passavo io non c’era più niente. Ho girato e rigirato tutti i mondi per trovare tutto ciò che poteva essere arraffato: Anelli, televisori, vite, passaggi segreti. E non lasciavo niente. Meglio di “Occhi di gatto”.
Ricordo ancora il trucchetto da fare prima della schermata di gioco di Sonic: Up-Up-Down-Down-Left-Right-Left-Right-A-B-A-B-Start.
Che poi il fatto di sognare di giocare mi capitava non solo con "Sonic": mi bastava chiudere gli occhi per vedere davanti a me i pezzettini colorati da incastrare per superare il livello 16 di "Tetris" o, in concetto era sempre quello, le pasticche di Dr. Mario.
E’ per il mio azzeccamento mentale che mi farebbe stare incollato ad una console che ho pensato bene di non acquistare mai una PS1, Ps2 o PS3 nonchè X-Box, GameCube e altro ancora. Per il mio bene, ma soprattutto per la mia sanità mentale.
Ecco perchè quando ne ho una a portata di mano entro in modalità satanica anche eprchè sullo PsychoPc mi sono quasi sempre rifiutato di usare giochi fatta eccezione per qualche Harry Potter, un paio di Thief, un tentativo per quella nerdata di Warcraft e un paio di the Sims. Ultimamente però volevo fare un tentativo su "Second Life" visto che ne parlano un pò tutti, peccato che lo PsychoPc non è stato potenziato abbastanza e il server mi risponde picche. Bastardo!
Scusate ma mi chiedono una rivincita di doppio nel torneo del tennis del Wii e prima devo terminare il mio lavoro di ammazzare un pò di conigli di Rayman Raving Rabbids.
marzo 6th, 2007 | Category: Deliri, PsychoLife | Comments (31)