La scelta del nickname
Una delle cose che suscita da sempre in me molta curiosità è la scelta del nickname. Nelle mie chattate passate una delle mie domande preferite era sempre "perchè hai scelto quel nick?" perchè, al di là di quanto uno ce l’ha lungo o largo e di quanto è brava e bella Madonna, in molti casi dice qualcosa in più della persona con la quale si sta interagendo.
Si può presto scoprire se è un movie addicted, se impazzisce per la musica e in particolare quale genere, se è un assiduo lettore di libri e così via spostando l’attenzione su un argomento comune che vada al di là delle solite quattro parole in croce.
Detto ciò, posso spostare l’attenzione su altro.
Quando mi capita di fare un giretto sui sitacci di profili per noi gente felice in cerca di ammore, rimango sempre inorridito nel vedere foto di ragazzi che, nonostante i miracoli di Fotosciòpp o le pose da modello Abercrombie & Fitch, sono palesemente dei cessi con le rotelle che si fanno accompagnare da un il nick a scelta vincolata tra le varianti BoyFigo, BellissimoBoy, BonoBoy e simili. Non mi fate mettere i link che vojo stà tranquillo.
Il mio non è razzismo, è semplice oggettività. Che ci vuole a vedersi ad uno specchio e fare un briciolo di autocritica? Vorrei tanto essere nella loro testa quando scelgono un nick simile.
O, per cambiare target, nella testa di quelle persone che prima di uscire si danno un’occhiata allo specchio e dicono “si, oggi sono vestito così bene che mi tromberei da solo” e poi li ritrovi per strada a fare a gara con Ronald McDonald.
Ah, visto che siamo in argomento gayo vorrei dare una brutta notizia al lettore che cerca "cazzi lunghi un metro". Mi spiace, li abbiamo terminati. Provi a ripassare tra una settimana o dieci giorni. Sa com’è, dopo la Pasqua stiamo facendo un pò di inventario.
Chi coglie il perchè della scelta della foto, vince un bacio in bocca. Con un pò di lingua, và.
In genere ciascun post ha una vita abbastanza breve. Quando viene sostituito da uno nuovo, il vecchio perde interesse. Il recente attira nuovi commenti lasciando il vecchio in secondo piano. Poi, con il passare del tempo, finisce nel dimenticatoio e chi si è visto si è visto.
On air from the train
Da un paio di stagioni si è deciso che una nuova moda per l’uomo è la camicia avvitata.
E’ da un pò che mi chiedo come facciano le donne a sopportare il prurito da ricrescita del pelo dovuto alla ceretta.
Credo che la ragione che fa da perno all’usanza della discografia americana di inserire il nome dell’artista all’interno del testo della canzone sia una semplice crisi di identità dell’artista. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui si debba urlare il proprio nome tra un ritornello e l’altro.
Quando un secolo e mezzo fa avevo 18 anni ed andavo ad un concerto, appena attaccava la canzone romantica tutti tiravano fuori l’accendino e lo tenevano acceso per tre o quattro minuti di seguito per ritrovarsi il pollice con ustioni di terzo grado mentre si ondeggiava il braccio e la testa in sincronia con il pubblico in estasi.
Sperduto in quelle lande desolate di Castel Morrone in provincia di Caserta si è tenuto al Palamaggiò il “Soundtrack Tour
Questo è stato un weekend ai confini della realtà. Ho passato un paio di giorni in una casa sperduta nella munnezza campana che era esattamente la copia di quelle che si vedono nei film di Bruce Willis l’istante prima che salti tutto in aria o come in una puntata di O.C.: Casa immensa con giardino infinito e giardiniere che potava le siepi, piscina scoperta con piccola dependance, campo di calcio, di basket, di tennis e tre cani che facevano il cazzo che gli pareva a loro.
A differenza di mezza blogosfera è inutile che mi metta a fare lo sborone e vantare chissà quali conoscenze storiche.
Ogni mese e mezzo, massimo due, arriva quello che definisco il momento della mia personale tragedia Shakespeariana: Il taglio di capelli.
Con ritardo immane sono riuscito a vedere ShortBus. Anzi, diciamo le cose come stanno. E cioè che il film l’ho visto ma mi mancano i 20 minuti finali.
Una caratteristica dei miei weekend di Pasqua da anni e anni è la pioggia.
Devo ricordarmi di inserire tra le cose che si fanno una ed una sola volta nella vita quella di
Credo che a tutti sia capitato di ricevere uno di quei regali che una volta aperto e constatato sia quanto di più indecente, senza gusto ed inguardabile si potesse mai ricevere, si è fatto buon viso perché a caval donato non si guarda in bocca e tutte quelle menate lì sul non far dispiacere qualcuno che ha avuto un pensiero tanto carino. A meno che non si tratti di un riciclo. Là si può essere spietati da mò fino alla morte.