Mika Brzezinski: Premio Pulitzer mò mò

Posted in Vips by ItalianPsycho on the Giugno 30th, 2007

Durante il programma televisivo "Morning Joe" sulla rete televisiva MSNBC la giornalista Mika Brzezinski, che io proporrei Santa Subito ma ho come l’impressione che Ratzy anche in questa occasione urli un "No" grande quanto il cupolone, si è rifiutata di dare come apertura del Tg la notizia della ritrovata liberà di Paris Hilton e tenta prima di bruciare con un accendino il foglio e poi lo strappa nonostante un tentativo da parte del co-conduttore di evitarlo.

La giornalista, come darle torto, dice

Io odio questa notizia e penso che il nostro telegiornale non dovrebbe cominciare così

Io non credo affatto nella copertura di questa notizia, non si può iniziare un telegiornale così, soprattutto quando ci sono stati altri eventi come quelli di oggi

Oh, finalmente qualcuno con un pò di palle.

Ma, a proposito, credo non ci sia stato momento più di alto godimento quando Paris, alla prima intervista dopo la scarcerazione, alla domanda su quale fosse il suo passo preferito della Bibbia dato che sta facendo due balle a tutti sul fatto che ha letto la Bibbia e che è rinata grazie ad essa, sia stata in silenzio.
In quel preciso momento si è chiaramente vista una balla di fieno  rotolare nella sua scatola cranica.
Poropporò, poropporò, poropporò pò pò.

Niente saccio niente viddi

Posted in Marketing by ItalianPsycho on the Giugno 30th, 2007

Io vorrei capire perchè, pur non avendone mai parlato, ieri mi è arrivata una mail dall’ufficio stampa della Scai Comunicazione di Potenza, con successiva rettifica tre ore dopo, per informarmi che ad inventare la t-shirt "Il pm biondo che fa impazzire il mondo" è stato tale Michele Franzese.

Dejavù di uno scambio di sms mentre vedevo Corona a Matrix
L: Ma sai che a Potenza girano delle magliette con la scritta "Il pm biondo che fa impazzire il mondo"?
IP: Ma dai! Che cosa trash!"

Ok, è ufficiale: ci hanno chiaramente intercettato i cellulari.

Putting the news first

Posted in PsychoLife by ItalianPsycho on the Giugno 30th, 2007

Per praticamente 23 minuti la vicina di sotto ha urlato a squarciagola "Assassino, Assassino" fuori la finestra. E’ seguito un rapido ravanamento nel cassetto dei coltelli in cucina ed è poi calato il silenzio.

Le alternative sono due:
1. Chiamare la polizia o, per velocizzare, i R.I.S. insieme a Vespa per farlo portare avanti sul plastico del palazzo.
2. Chiamare Studio Aperto per il classico servizio sulla tragedia familiare random e fare il vicino che "no guardi, sono sempre stati una famiglia tranquilla, sono sconvolto, non so porprio che dire, mi scusi" indicando con il dito indice la scritta ItalianPsycho.net tatuata sulla fronte.
3. Strafottermene altamente ma scendere per andare in chiesa e affogare nell’acquasantiera chi sta facendo dondolare quel maledellto incensiere che pare mi stiano dando l’estrema unzione fin dentro casa.

Ah, la Franzoni è in zona per un weekend al mare. Col cazzo che esco di casa.

Antò, fa caldo

Posted in Deliri by ItalianPsycho on the Giugno 24th, 2007

In un pomeriggio domenicale in cui credo la maggior parte delle persone se ne sia andata, mortacci loro, dritta dritta al mare a mostrar le chiappe chiare e ad oliarsi come una porta cigolante io sono sempre qui, a copulare allegramente con il condizionatore finchè il mio pisello non diventerà un calippo e dovrò correre a Casablanca per risolvere la questione in qualche modo.
E così, poichè non si può vivere di solo sesso col condizionatore e non tenendo una ceppa da fare ho ben pensato di farmi salire la bile con una endovena di satellite [vedetevi Five Fingers, storia del cazzo, film pessimo ma con un Ryan Phillippe ammore della zia che dà una bella mossa di rumba agli ormoni] dove ho fatto un pieno di news [adoro la funzione RePlay] e ci tenevo tanto a dire la mia anche su alcuni temi che hanno tenuto baco in questo mese e sui quali non ho ancora detto niente. Potrei stare zitto. Ma anche no.

Il Family Day
Tutti a dare ragione a Ratzy che No No e ancora No. No ai Dico, No ai Pacs, No all’aborto, No al preservativo, No al mangiare comprato al discount per il gatto, No alle Prada rosse che quest’anno non si portano, No, No e ancora No. Sempre e comunque. NO. Tutti i politici e le persone scese in piazza a manifestare a favore della famiglia canonica fatta dell’omino col pisellino, la donnina con la farfallina che devono astenersi dal sesso prematrimoniale e poi procreare tanti bimbi e bimbe che seguiranno le orme parentali. Che poi a me sta cosa dell’astinenza mi ha sempre fatto ridere quasi come una puntata de "I Promessi Sposi" del trio Lopez, Marchesini e Solenghi.
I migliori, come sempre d’altra parte, si sono rivelati i politici. Coerenti come solo possono essere. Tutti belli belli in prima fila con il loro doppiopetto nonostante una callara della Madonna. Tutti lì pronti, presenti e sull’attenti a dire anche il loro NO. Tutti separati e divorziati. 
Che poi uno potrebbe pure evitare di buttare merda sui politici, ‘porelli….perchè dargli sempre contro: amano così tanto la famiglia ne hanno messe su due o tre. Giusto per far felice la Chiesa e pure un pò i divorzisti, mi sembra giusto.

Il GayPride

Causa biglietto per "Romeo e Giulietta" di Riccardo Cocciante per l’Arena Flegrea [L'anno prossimo al posto di Panella vado io a fare il paroliere. Un pò di Romeo, Giulietta, Verona, l'amore, noi, voi, cuore ed è fatta. Valeria Rossi con "dammi tre parole: Sole, Cuore e Amore" ha avuto più inventiva] purtroppo, anche quest’anno, mi sò perso il Gaypride di Roma. Ho però letto e sentito in televisione le solite minchiate del carnevale, della promiscuità, delle tette da fuori, dei piselli al vento, delle trans che si facevano incarrettare da chi passasse, che è uno scandalo, che a gente così è chiaro che deve essere negato ogni diritto alla famiglia, che l’esempio che danno è una roba allucinante.
Come se si andava vestiti in frac ci facevano il 2X1 con Dico, i Pacs e in omaggio pure il portachiavi double-season con la rainbow flag.
Che poi, a vedere i filmati in televisione e quelli in rete mi pare che quast’anno il popolo gaio sia stato molto più tranquillo rispetto agli altri anni. O forse era lo stesso concentrato di pazze ma diluito in una fiumana di gente più calma? Un pò come lo Svelto concentrato. Boh.

Il servizio sui preti pedofili in Vaticano
Per i froci si fa ferro e fuoco: mò tutti zitti zitti che camminano sotto al muro come le zoccole.

Il caso Corona
Lo dico subito, io sono sempre stato Pro-Corona. Più di 100 giorni in carcere come chissà chi avesse ucciso. Non posso far altro che difernderlo sempre e comunque. E poi ha quell’aria da tamarrazzo da film porno a cui non si può proprio resistere. Vai così Fabbrì, e ripijati a Nina! Ah, ultima cosa, ma non trovate che a parte l’assonanza di nome ci sia una incredibile somigliaza tra il p.m. Woodcock e Woodstock il canarino amico di Snoopy?

Il caso Paris Hilton
E’ mai possibile che oramai non viviamo più se non sentiamo gli aggiornamenti di questa imbecille dal carcere? Legge la Bibbia, si è redenta, ha pianto, ha cagato, ma basta!
Ha avuto sempre una vita di lusso, cazzi e contromazzi. Ha sbagliato? Deve pagare. Una vita, almeno per 43 giorni (anche se dalla regia mi dicono che per buona condotta uscirà prima), diversa. D’altra parte ci ha rotto il cazzo una vita sana a furia di "meglio cambiare, no?": E allora cambiasse pure lei. E la tv e i giornali si occupino di cose serie.

Terzo Round col condizionatore. Scusatelo, oggi è insaziabile.

Vi ho mai parlato del mio problema con le uova?

Posted in PsychoLife, Ricordi by ItalianPsycho on the Giugno 24th, 2007

Una cosa in cui per anni ed anni sono stato negato è stata la preparazione delle uova. Datemi da cucinare una lasagna, una torta Mimosa, una parmigliana di melenzane, delle crepes dolcie e salate, un casatiello…ve le faccio senza batter ciglio. Datemi delle uova ed entro nel panico.
A parte che per anni ho avuto pure problemi ad aprirle: 9 su 10 mi si spatafasciava un pezzo di guscio e ci mettevo 8 ore a recuperarlo in mezzo a quell’albume viscido come la bava di un Lama mestruato mentre il mio stomaco si rigirava come un pollo allo spiedo. Ora però è tutto ok. Per aprirle sono diventato bravissimo.
A dir la verità questo fatto delle uova non è stato l’unico problema in cucina: da piccolo avevo anche problemi anche a fare il caffè che mi veniva o troppo acquoso tipo thè o troppo ristretto tipo catrame glassato. Ma mai come quel mio amico che a 28 anni si ostinava a ripetere che no, lui non sapeva fare il caffè e, una volta spedito in cucina nella derisione generale, ritornò poco dopo con il coppino in mano dicendo "Ok, ho riempito tutto di caffe, mò questo dove va?"  -.-’
Comunque, ora anche il discorso caffè è andato. Lo so fare e pure bene. Checchè Isteria Personificata venga qui a dire il contrario.
Che poi io ho sempre avuto SuperM che, tipo avvoltoio col fiato sul collo, mi ha ripetuto sempre: "Chi sa fare bene una frittata allora è un bravo cuoco e può cucinare senza problemi quello che vuole".
Che ci vorrà a fare una frittata direte voi….ne ho buttate di padelle che solo la Lagostina lo sa. Una negazione infinita. Fino a questa settimana dove, signore e signori, ho finalmente imparato, alla veneranda età di 148 anni portati divinamente, a fare una frittata perfetta come illustra la foto in alto. L’ho anche sperimentata con le patate, con le cipolle, con le zucchine e con il basilico: Sono il signore incontrastato della frittata.
Ora mi manca solo l’uovo ad occhio du bue e vado a fare il castig per "La prova del cuoco". Antonellina, sto arrivando!

Mani in alto e non ti sarà fatto alcun male

Posted in PsychoLife by ItalianPsycho on the Giugno 22nd, 2007

Sono andato a così tanti concerti che tutti è impossibile ricordarli: Madonna, Pink, R.E.M., Jamiroquai, Massive Attack e Subsonica tra i tanti.
Sono andato ai primi due Festivalbar a Piazza Plebiscito dove per attraversare la piazza ci volevano 40 minuti se eri in scia con la fiumana di gente e 120 minuti se eri controcorrente come un salmone capatosta.
Ho girato per Napoli la notte della vittoria dell’Italia ai mondiali dove trovare una persona sana di mente era come rimorchiare la coppia di cubisti gemelli della discogay.
Stessa cosa di può dire per il pomeriggio che il Napoli è ritornato in serie A dove a piazza Trieste e Trento uno Yeti con la panza da fuori aveva deciso che doveva farmi un gavettone con un sacchetto della munnezza pieno di acqua della fontana del carciofo.
Ho partecipato a due notti bianche una delle quali hanno dovuto chiudere la metro di piazza Dante perchè la stazione era così affollata che la gente stava iniziando a cadere sui binari.
Sono andato all’Ikea di sabato pomeriggio e , non contento, ci sono ritornato il giorno dopo. Così come il 15 Agosto che tanto non ci sarà nessuno saranno tutti al mare mentre tutta la popolazione Campana avea deciso di darsi appuntamento per una giornata in allegria nel cubo giallo e blu.
Sono andato a vedere per ben due volte Footloose con i ragazzi di Amici di Maria de Filippi dove ad ogni ingresso sembrava di stare nel pomeridiano della trasmissione con urletti isterici e sballonzamenti ormonali.
Recentemente sono persino andato a Milano dove credevo che, al concerto di Justin Timberlake, avrei toccato il fondo trovandomi in seconda fila dalla transenna ad un passo da fan assatanate che mancava poco sputassero i polmoni a furia di urlare e che avevano preparato lo strip da strap da gettare sul palco con il contatto msn scritto sulla molla e con il fine ultimo di farsi fare l’autografo sulla zinna.

Ma nulla è come il carampanismo parentale alla prima recita del figlio di 3 anni vestito da goccia di pioggia o da alberello secolare che canta, intonato come Dj Francesco con la raucedine, stornelli americani seguendo in modo completamente scoordinato i passi della coreografia che le maestre cercano invano di far seguire scrupolosamente ad una classe di 20 nani che ognuno fa il cazzo che gli pare.
Domare il carampanismo dei genitori che sfidano la folla con colpi bassi, gomitate e pogate pur di immortalare il figlio con mezzi incorciati di fotocamera nella mano sinistra e videocamenra nella destra, è stata l’esperienza in assoluto più traumatica che un bravo zio possa mai trascorrere. 


                     Justin Timberlake                    Vs                      Recita Nanesca

La finestra di fronte

Posted in Deliri by ItalianPsycho on the Giugno 22nd, 2007

Una caratteristica delle case dove sono andato a vivere è sempre stato l’abitare ad un piano basso: mi affacciavo dalla mia camera-grotta (temperatura sempre 10 gradi in meno delle altre camere….altro che pinguino De Longhi, tsè) e vedevo due alberi e una siepe, mi affacciavo da un’altra parte e vedevo le macchine parcheggiate e subito sopra un pò di mare, mi affacciavo da un’altra parte e vedevo un muro di 50 metri in tufo che ha resistito ad ogni tipo di terremoto o intemperia.
Da quando abito al 6° piano è tutto un gasamento. Eh si perchè è un mondo completamente inesplorato dove, per la prima volta, posso finalmente farmi i cazzi dei dirimpettai visto che sono incastrato tra 3 palazzi.
Dopo un mese di isolamento infatti, e ore ed ora appollaiato al balcone o alla finestra come un pesce rosso impazzito per troppo cibo messo nella boccia, ho indossato i panni di Sherlock Psycho e sono arrivato a diverse conclusioni che rientrano di diritto nella categoria del farmi i cazzi miei mai.

Palazzo di fronte
- L’uomo del 6° piano è morto. Sempre chiuso dentro, la finestra è oramai chiusa da 3 settimane. Non so assolutamente chi sia. Mai visto in faccia, mai sentito un rumore, mai tenda spostata di un solo centimetro rispetto al giorno precedente.
- La coppia del 5° piano è composta da fratello e sorella che lavorano in un locale notturno. Di mattina sono sempre presenti, di sera scompaiono: mai una luce accesa. Perchè sono fratello e sorella? Perchè una donna con un minimo di amor proprio avrebbe già mandato a cagare un’otaria obesa che gira in perizoma forever and ever.
- Il figlio della famiglia del 4° piano è gay. Il 19-22enne gira seminudo, ammicca facendo occhiolini, saluta con la manina slogata e testa inclinata, sente Justin Timberlake, Madonna, Cindy Lauper e Mina. Se non è gay lui, allora io sono Lady D.
- Al 4° piano c’è un ufficio. Che noia che barba che barba che noia.

Palazzo di sinistra
- Al 7° piano c’è Granchiavata soprannominato anche Zompami-Addosso-quando-vuoi.  35enne perbene, lavora le sue 8 ore al giorno ma nello spacco prazo fa un saltoa  casa. Sarà medico. Sempre ordinato passa il suo tempo con un cagnolino nero molto affettuoso che prende il sole insieme a lui sul terrazzzo o che gli fa compagnia se si mette davanti al computer o legge il libro di Faletti. E’ chiaramente eterosessuale. Porta i calzini bianchi corti con l’infradito. Nessun gay accetterebbe una cosa simile.
- Al 6° ho intravisto una signora che, o è una Bree Van De Kamp da esposizione o è proprietaria di una squadra di calcio o lava i panni di tutto il palazzo. Ogni giorno è lì che mette ad asciugare vestiti usciti, come minimo, da 4 lavatrici.
- Al 5° palazzo c’è Tarzan e Jane di tarda età: Tutti e due patiti di giardinaggio hanno trasformato il loro balcone in una foresta equatoriale corredata da varie specie di pappagalli varipinti che con vento contrario investe il vicinato del classico aroma di merda secca a 40°. Ho già comprato la pistola a pallini per beccarli uno ad uno. 
- 4 piano: Lavori. I quarti piani sono sempre una delusione.

Palazzo di destra
- Il 6° piano è abitato da una famiglia schiavista. Ha una cameriera che ogni giorno indossa il tipico camice da cameriera tutto nero, crestina in testra e mantellina sul davanti. Mi verrebbe voglia di andare a bussare e rapirla per salvarla a questa povera donna.
- Al 5° piano un’altro Single Gay: potremmo organizzare una gaypride provato lo so. E sicuramente gay, mi gioco la mano sul fuioco perchè altrimenti non si spiegrerebbe l’abbiagliamento truzzo chic con infradito, canotta e cappellino alla Justin Timberlake. Ma sopratutto lo sculettamento e l’ondeggiamento delle mani mentre canta la dicono molto lunga.
- 4° piano: Ufficio. E’ sempre un pacco ’sto 4° piano….

Ora direi che posso anche affacciarmi dalle finestre laterali e sul davanti. Per par condicio, eh. Mica perchè sono una capera inside®.

E connessione fu

Posted in PsychoLife by ItalianPsycho on the Giugno 22nd, 2007

Avendo oramai perso completamente ogni minima speranza di recuperare una fetente di connessione per il mio pc che giorno dopo giorno mi guarda sempre più triste e sconsolato dalla sua nuova postazione, ho pensato a varie alternative per risolvere la situazione. 
Anche perchè non è assolutamente possibile che nella cazzo di zona dove sono andato ad abitare non si senta l’esigenza di avere un inernet point. Solo Lounge bar che fa fico. Se devi connetterti al volo al volo, puoi anche morire. 
Uno poteva anche andare, che ne so, alla Fnac a connettersi. Anche solo per leggere la posta. Peccato che la Fnac continui a dire, da 4 mesi a questa parte, che il sistema è in assistenza. Che cazzo avrà? Un cavallo di Troia a grandezza naturale incastrato nei microchip che ci vogliono 4 mesi per ridare la linea? Che poi fosse economico, mortacci loro.

Le alternative che mi si proponevano erano varie ed eventuali:
1. Vestirsi da sacchetto della munnezza per lanciarsi come una zoccola famelica da fuori il cumulo di rifiuti e agguantare il primo portatile a tracolla di qualche colletto bianco. Preferibilmente subito dopo il momento apertivo dove i sensi sono un pò a puttane insieme allo stomaco che cerca di digerire pizze e rustici di 8 giorni prima. E via a collegarsi wireless con le linee dei vicini.
2. Vestirsi da 11enne e mimetizzarsi in una baby gang per rubare un blackberry. Tanto la gente non sa manco usare. Li vedi impazzire con quelle loro pennine, credi che stiano prendendo a ppuntamenti, vendendo azioni in borsa e dinvece che fanno? gicane a Puzzle Bubble per superare il record precedente. Pena infinita. Meglio fare un’opera di bene e portarlo via. Come Robin Hood, rubo ai ricchi per dare ai poveri. Cioè a me.
3. Fare un abbonamento con Vodafone per connettersi col cellulare. Peccato che mi abbiano chiesto un rene e mezzo più l’ipoteca sull’automobile e della casa in montagna più un contratto 24 mesi. Ma sinceramente, le vacanze le vorrei fare in tranquillità. Almeno quest’anno.
4. Fare markette fuori l’ippodromo di Agnano finchè un signore facoltoso non si senta stringere al cuore per la mia situazione e, passandosi una mano per la coscienza, decida di prendermi sotto la sua ala protettiva. Un pò come Pretty Woman. Solo che loro alla fine si amano mentre io lo manderei a cagare.
5. Abbandonare la mia nuova casetta e occuparne una nuova con banda larghissima, telefono fisso, satellite, digitale terrestre e condizionatore.

Ha vinto la quinta opzione. Meglio cambiare, no?
Per le foto abbiate pazienza, non trovo il cd dell’amico Fotosciòp. Mi sa che l’ho perso due traslochi fa. Qualcuno ne ha uno in più?

A volte ritornano

Posted in Markette by ItalianPsycho on the Giugno 4th, 2007

Avrò scoperto Luca Bianchini nel settembre del 2004. Giravo per la Feltrinelli sotto casa e sono stato attratto dal tascabile di “Instant Love”. A dir la verità era diverso tempo che lo tenevo d’occhio ma sono sempre stato una di quelle persone che decide di comprare un libro non per arricchire la propria libreria così alla cazzo perchè fa figo avere  libri fin dentro la lavatrice, ma solo quando ne vengo attratto magneticamente.
Quando comprai “Instant Love” lo divorai nel vero senso della parola e cominciai con il passaparola di questo libro dove una amicizia un po’ particolare tra i tre protagonisti mette in discussione un rapporto di coppia. Il tutto arricchito dallo strano mondo che fa da sfondo ai protagonisti.
Scrittura veloce ed ironica come piace a me. Finisco il libro e parto con l’esclamazione “Cazzo, e adesso che leggo”?
Per fortuna il mese successivo uscì “Ti seguo ogni notte”. I temi sono gli stessi: l’amore istantaneo ed una passione viscerale che sconvolge la vita del protagonista. C’è sempre un triangolo ma un po’ più gestibile. Almeno nella teoria.
Finito anche questo libro ricaddi nella rota totale. Trovai vari sostituti tra cui Matteo B Bianchi ma nel cuore avevo sempre Luca Bianchini.
L’uscita successiva fu la biografia autorizzata di Eros Ramazzotti. Triplo vomito carpiato.
Lasciai anche uno dei pochi commenti negativi che dovrebbe ancora essere visibile sul sito ufficiale. Il fatto è che a me, Eros Ramazzotti, non è mai stato simpatico più di tanto. Ecco perché ogni volta che entravo in libreria stavo lontano anni luce dallo scaffale con quel libro.
Un mesetto fa in posta arriva una mail di Luca Bianchini per avvertirmi dell’uscita, martedì 17 Aprile, del nuovo libro “Se domani farà bel tempo”.
In allegato aveva inserito il primo capitoletto di presentazione di uno dei personaggi: Leonardo Sala Dugnani detto Leon con l’accento sulla “o”, alla francese.
Posto tutto con un ritardo immane, lo so. Ma c’è voluta la carrambata vis a vis con Luca Bianchini per avere l’autorizzazione del seguente copia e incolla ed evitare che la Mondadori mi facesse un culo grosso così.

1.
Se proprio devi morire, è meglio farlo guidando una Cadillac Eldorado.
Mia madre me lo ripete ogni giorno. Peccato che noi non abbiamo mai avuto una Cadillac. A casa nostra abbiamo distrutto solo Mercedes, le migliori, due Porsche, una Lamborghini Diablo, un’Aston Martin e il mio maggiolino, tre volte. Ah, naturalmente anche la Panda per il personale di servizio, quando la prendevo di nascosto prima di avere la patente. Mia madre vuole che i camerieri abbiano sempre un’auto riconoscibile, e ha scelto il Pandino perché crede che metta loro allegria.
Come avrete capito, siamo una famiglia che ama la velocità, le belle macchine e le buone maniere. La capofamiglia, in particolare: potrebbe scrivere un saggio sul cenno con cui a tavola rifiuta da bere, anche se è un gesto che non compie quasi mai. E il modo in cui si asciuga la bocca prima di sorseggiare il suo Chevalier-Montrachet? Impeccabile e insopportabile, come è lei la maggior parte del tempo.
Ma non l’ho mai odiata quanto quella mattina, quando spalancò la porta di camera mia e mi trovò con la sigaretta accesa e gli occhi spenti. Ero veramente sotto, sottissimo, e lei riuscì a farmi solo un’unica, drammatica domanda:

- Ti hanno di nuovo ritirato la patente?

Non le interessava la risposta – in cuor suo forse sapeva che era una domanda del cazzo – ma in quel momento aveva una fremente priorità: l’open day a scuola di Maria Lorena, la mia sorellina-sorellastra: sette anni e mezzo, erre moscia come la mia, apparecchio colorato, un’ammirazione proibita per le Winx, una chiara inattitudine per la danza classica e tendenza a parlare di soldi come quel tirchio di suo padre. Però in fondo ho sempre voluto bene, alla mia Lola, e le avevo promesso che sarei andato a vederla al suo ultimo giorno all’International School. Lei e i compagni avevano fatto con le loro manine oggetti che sarebbero stati battuti all’asta tra i genitori. Profitti in beneficenza per la costruzione di una scuola in Africa, sai che novità.
Era una mattina di giugno senza sole, con grandi nuvole che intasavano il cielo di Milano come il traffico cittadino. Io avevo un solo, grande desiderio: essere investito da una macchina appena uscito di casa, magari una Cadillac Eldorado. Quella sì che sarebbe stata una grande morte. Poi vedere mia madre che mi scorge dalla finestra con il gessetto bianco intorno, e mi piange per un attimo da lì, prima di pensare a quale cappello mettersi per il funerale. E poi cosa scrivere sui biglietti di ringraziamento? E come dare l’annuncio ai giornali per fare sapere che “non fiori, ma opere di bene alla Rockefeller Foundation”? Uh, quanti problemi se muoio per una madre come la mia.
Anita mi aveva lasciato quella mattina. Dopo tre anni, due mesi, sette giorni e una manciata di ore, forse sei. E sentivo che non sarebbe più tornata indietro. Me n’ero accorto dal modo in cui aveva chiuso la porta, senza un attimo d’indecisione, senza nervosismi, senza nessun cedimento delle gambe. Un colpo secco e stop, il passato alle spalle.
Aveva trovato un sasso nel bagno, la sera prima. Era andata su tutte le furie, delusa e alterata come ogni volta che una discussione si ripete – quando si litiga spesso, si litiga sempre nello stesso modo, con le stesse dinamiche, con le medesime pause – e mi aveva supplicato di lasciarlo lì, quel sasso, almeno per un giorno.
Non c’ero riuscito. Non ci sarei mai riuscito.
Al mattino, dopo una notte insonne per entrambi, aveva fatto un’inutile doccia di riflessione, si era preparata per andare a catalogare i suoi Pistoletto da Sotheby’s e mi aveva detto:

- Non siamo più uguali, Leon.

Io ero troppo fatto per capire, prima che per dire qualcosa, e le avevo risposto ’fanculo-tu-e-i-tuoi-quadri senza conoscere il significato di quella sequenza. Avevo un gran mal di testa per starmi a sentire, e soprattutto per ascoltare il suo addio senza lacrime. Ma quando un paio d’ore dopo ho rivisto la foto farsi più nitida, ho capito che Anita non sarebbe più tornata sui suoi passi. Ed è stato lì che gli Stones hanno iniziato a cantare “Angie” nella mia testa. Ed è stato lì che mia madre ha fatto irruzione in stanza con il fottutissimo open day di Lola:

- Per l’asta dei ragazzi ci raggiunge anche Pierandrea, perciò vedi di ricomporti che tra poco passa a prenderci Amedeo. Quindi anche se non hai la patente non importa.
- …
- E ricordati la camicia.

Ventisette anni. Ventisette anni a sentire ricordati-la-camicia e non sapere mai come ribattere. Mi guardai allo specchio cercando di ricompormi. Le regole, innanzitutto le regole. Le regole che mi avevano tramandato, quelle che mi avevano schiacciato. Le regole che mi avevano permesso fino a quel giorno di non lavorare.
Vivere era il mio lavoro, ed era un lavoro che non mi piaceva più di tanto. Soprattutto quella mattina di giugno – maledetto giugno, che dio ti fulmini, e ti trasformi in un novembre piovoso che nemmeno l’Irlanda – in cui a tutto avrei voluto pensare tranne che vedere mia madre a un’asta delle scuole elementari. Conoscete punizione peggiore per uno che è appena stato lasciato dalla donna più bella di Milano? A parte restare bloccati in ascensore con un portavoce del Vaticano, intendo. Ma alla fine la camicia la misi. Una camicia di Caraceni con le mie belle iniziali incise tono su tono: LSD. Leonardo Sala Dugnani. Leon per gli amici (con l’accento sulla “o”, alla francese).
Un ragazzo smarrito davanti a se stesso, questo ero, ma ancora in grado di ammettere il proprio sex appeal. Ora, non perché sia io, ma non si può proprio dire che sono un brutto ragazzo: ho occhi chiari, un naso appena deviato, capelli corti e scuri che taglio da solo, quasi a scodella, due fossette che m’illuminano il sorriso, un fisico tonico e tre tatuaggi. Fossi una donna cederei subito al mio fascino, insomma. A meno che scoprissi il significato del mio tatuaggio preferito, una specie di simbolo orientale, che per anni ho creduto volesse dire “Lunga vita felice”. In realtà, una volta un cinese mi rivelò che significava “Nuvolette di drago a tremila lire”.
Ancora adesso non riesco a farmene una ragione.

Il libro è stato chiaramente divorato a tempo record e mi è piaciuto tanto che avrei un mini progettino per un giretto alla fattoria del colle a Trequanda. Qualcuno che vuole venire con me?


Plin Plon. Avviso ai signori lettori
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