Un martedì da leoni
Credo che non ci sia niente di meglio che svegliarsi di soprassalto e rendersi conto che, essendo il giorno dopo la festa del Santo Patrono, è necessario anticipare tutta una serie di commissioni e scadenze che si sarebbero potute svolgere tranquillamente in due giorni invece che in un’unica mattinata estenuante trotterellando per mezza città.
Ed è meraviglioso quando tutto fila liscio come l’olio:
- Gli sportelli della mia banca, che durante l’estate è stata acquistata e venduta una cosa come 4 volte, hanno finito la carta così che sono caduto da 18 giorni in panico preventivo in attesa di sapere se i versamenti sono andati a buon fine ma soprattutto se è necessario mettere un’asta del mio rene su ebay e finalmente rimpinguare il mio conto bancario.
- Il negozio di arredamento, da cui sto cercando disperatamente di acquistare una libreria, lavora alla cazzo. Da oggi fa orario pomeridiano fino a sabato. Ma sabato è chiuso. E domani pure perchè è S. Gennaro. E giovedì e venerdì forse aprono dalle 8.30 alle 10.30. Noi napoletani siamo degli instancabili lavoratori.
- L’assicurazione si è fatta altri 500 euri dei mortacci suoi più mi ha costretto al rinnovo della tessera annuale Aci pena il rifiuto di assicurarmi. Chiaviche. Allo sportello un deficiente mi chiede come mai non rinnovo dal 2005. Gli rispondo che per 2 anni me l’hanno regalata e quest’anno, visto che mi obbligano a farla se voglio ancora avere un’assicurazione sulla macchina, la vorrei rinnovare. Mi chiede come mai non ho rinnovato la tessera dell’anno scorso. Gli chiedo come posso rinnovare una tessera che deve ancora scadere. Mi chiede un minuto. Ne passano 30 e vicino al computer si affollano 5 persone che sembrava stessero giocando alla battaglia navale ed invece parlano della partita del Napoli. Poi compare magicamente la tessera che posso ricevere solo se gioco a "un, due, tre, stella" con la diretterice. Mi danno finalmente la tessera. E poichè sono riuscito a stare su una gamba con sul naso una foca in perfetto equilibrio, vinco un borsone. Avrei voluto il loro sangue, altro che borsone.
- Alla Fnac, stranamente, va tutto liscio e oltre all’offerta per il rinnovo triennale di cui però mi sono ancora oscuri i punti riguardanti le giornate di benvenuto che in teoria potrei sfruttarne già 4 ma che ad ogni tentativo mi fanno sempre problemi come se stessi chiedendo una pastiera con la cioccolata, continuo a non trovarmi con il saldo punti. Però, per quietarmi, mi hanno regalato un magnifico dizionario che utilizzero per non far ballare la mazurka alla mia scrivania da battaglia.
- Scene di panico alla biglietteria per l’abbonamneto annuale dei mezzi: Finti svenimenti, napoletani che parlano un linguaggio a me oscuro che mi si dice sia napoletano ma io non ci credo, chiattone inguainate in top di pelle dorata, furti improvvisi perchè se sei sotto la metro e ti sventoli con 252€ di certo non puoi aspettarti che ti lecchino il culo, madri cariche di fogli e fogli di cui non comprendono manco ul nome della figlia che nel frattempo sta shoppeggiando alla Coin, dei pensionati che no non è quella la fila per la pensione, della classica vecchia che cerca di superare su cui è possibile inveire come su un politico italiano, del gay che ti spinge la gamba sulla chiappa l’istente prima di prendersi una gomitata sullo zigomo.
- Alla Vodafone, per chiedere fino a quando dura l’offerta del -30% su tutti i cellulari, ho impiegato qualcosa come 35 minuti. Di cui altri 20 per capire che non era una fila ordinata quella vicino al bancone glitterato e che era necessario prendere il numerino anche per dire "brutta stronza". Tutti indaffarati indaffaratissimi e così gentili che meriterebbero una legnata tra i denti. Per ripicca ripasso a Tim. Anzi no. Tim no. Che quelli che ci lavorano a piazza Vanvitelli mi stanno ancora più sul culo.
- Dulcis in fundo mi è venuto a fare visita il pittore di famiglia. Uno che di anno in anno ha atterrato tutti i parenti fino0 al 4° grado. Uno che deambula per casa raccontando aneddoti di quando eravamo piccini. Soprattutto di quando a 6 anni presi un paletto di ferro e lo bastonai urlando di andare via. Ero proprio un pargolo precoce.
E domani si dovrebbe sciogliere il sangue di S. Gennaro. In mancanza, il mio ribolle che è una bellezza.

settembre 18th, 2007 at 13:37
ma scusa, tu avevi qualcosa da fare oggi? e invece in un attimo ti è passata la mattinata e hai combinato un sacco di cose…..
settembre 18th, 2007 at 15:18
Se ti consola. Stamattina risolto il problema dell’Isee per la borsa di studio dell’uni, tutta felice mi appresto a finire di fare la domanda.
Poi leggendo il bando scopro che per via dei CREDITI (non gli ESAMI, non la MEDIA (che è ottima) non posso fare la domanda, tanto è inutile perchè non rientro…
Bene.
Fuggo all’Adisu sotto la pioggia battente.
Un tizio mi manda a un altro tizio.
Il tizio riceve una telefonata che durerà mezz’ora proprio mentre io mi siedo lì.
Ovviamente poi mi dice che non si può fare niente.
Torno a casa ai confini della furia. Perchè è giusto che sia premiato il NUMERO di esami e non l’impegno profuso per farli, certo. Ma mi illudo di essere in un mondo che premia i giusti e i volenterosi, e non il resto. Bah.
E rischio di rovesciare il caffè sul computer.
Ma è venerdì 17 e non me ne sono accorta?
(Tu comunque mi batti, ma a ognuno il suo ribollire di sangue)
settembre 19th, 2007 at 09:33
Domanda: per quale motivo TUTTI si ricordano sempre di fare queste cose all’ultimo minuto?! Io sono il primo che fa così. :biggrin: Poi se dopo una giornata come quella, ci aggiungi tua madre che è fermamente convinta che tu sia disposto a sacrificare l’unico giorno libero della settimana per farti 120Km in macchina per portare UN MAZZO DI CHIAVI per una casa che stiamo ristrutturando…e tutto questo per non chiamare un falegname e dirgli di restituire la sua copia?!? :blink:
settembre 19th, 2007 at 15:42
:silly: Il pittore di famiglia ? :blink: Cos’è avete anche la galleria dei ritratti? Ma poi l sangue s’è liquefatto?
salutini
settembre 20th, 2007 at 01:16
E’ vero che a Napoli siamo specializzati in certe assurdità, è la città in cui certe “giornate da leone” diventano la realtà.
Però anche altrove a volte sono assurdi. Una volta, l’impiegata della posta prese la bolletta e mi chiese “Ma questa deve pagarla?”
No. Sono venuto qui a chiederti se ce ne vogliamo andare a fare una passeggiata a Via Caracciolo.
F.