Puffiamo suppergiù, due mele e poco più
Ai miei tempi, dio come mi sento vecchio a dire una cosa del genere che qualcuno mi fulmini all’istante per piacere, esisteva il gelato al Puffo che sinceramente non ricordo bene che sapore avesse. Ricordo solo perfettamente che dopo averlo mangiato avevo una lingua che manco avessi confuso il colluttorio con la latta di vernice Blu di Prussia.

A Napoli è ricomparso prima dell’estate per festeggiare il passaggio in serie A e veniva chiamato, ovviamente, Napoli. E l’ho trovata la classica tamarrata da delirio calcistico.
Oggi a Perugia è tornato di moda sotto il nome di Cielo Azzurro con tanto di pupazzetti e smarties colorati. E l’ho trovato bellissimo con quella sua consistenza da nuvoletta di Arale.
Sarà che il brand Puffi non tira più?
Oggi sperimento l’altro treno
Che detta così sembra neanche che me la sono menata troppo ed ho perso quello di prima.
Test di vista cinese

Se non riuscite a leggere niente è forse perchè non avete ancora tirato gli occhi come un cinese
Non è per me! giuro!
Ok, confesso: ero io quel losco figuro incappucciato e vestito di nero per mimetizzarmi al meglio tra le palme della piazzetta e la maestodonticità delle signore grasse di un affollatissimo e illuminatissimo ingresso del Teatro Augusteo che, con fare furtivo, ha acquistato il cd di "3 Metri sopra il cielo" manco stessi chiedendo la dose di cocaina al pusher vicino alla madunnella in technicolor dei quartieri spagnoli.
Dalla mia parte ho la scusa che era un favore che dovevo fare per Isteria Personificata pena impiccaggione immediata. E devo altresì ammettere che non mi sono mia vergognato tanto in vita mia.
Anzi no. Ricordo ancora lo scuorno di quando andai a comprare "T’appartengo" di Ambra e, in seguito, "Te Pertenezco".
O quando andai in farmacia ad acquistare un test di gravidanza e il farmacista mi compatì col tipico sguardo hai-fatto-il-guaio-eh.
Vallo a spiegare che io al massimo avrei messo incinta un Kleenex.
Una porta dice più di mille parole
Quando entro in un bagno degli uomini rimango sempre colpito, oltre che dal lerciume di cui ho già trattato, dalla creatività degli annunci gay.
Potrei restare ore a leggerli. Ricordo ancora piacevolmente dell’illetterato di Monte S.Angelo che, avendo trovato il suo "annuncio d’acchiappo sicuro", lo copincollava sulle porte di qualsivoglia bagno. Ed io che ogni volta prendevo la matita e lo correggevo. Come una maestrina. Pignolo e rompimaroni da sempre. Pure se uno deve cercarsi solo una ciulata sacrosanta.

La foto è volutamente sfocata. Se qualche lettore fosse interessato ad uno specifico annuncio, potrà trovare l’originale nei bagni della Feltrinelli di Piazza dei Martiri di Napoli oramai diventata luogo di battuage.
E, poichè ci metto sempre un pò capire le cose, ho finalmente compreso che quelle lingue che venivano rapidamente passate sulle labbra nel settore culinaria non avevano niente a che fare con l’acquolina dei cibi illustrati nei libri. No no.
A un passo dal sogno: il video del medley
Altra preview. E comunque mai a trovare un fetente di convertitore gratis che da MPEG-4 mi trasformi il file in AVI per poter inserire i titoli prima e dopo. MAI!
P.S. Alle 16.25 su Canale 5, salvo imprevisti, dovrebbe andare in onda un montaggio del backstage. Aguzzate la vista.
Dr. House mi fa un baffo
Poichè non riuscivo proprio a concepire che il mio corpicino stesse cedendo impietosamente ai segni del tempo e che me lo stesse palesemente facendo notare con tanto di svenimento e pubblico ludibrio, ho tentato di ricostruire il fattaccio per trarre delle valide conclusioni.
Dal web scopro che le principali cause di svenimento possono essere:
- un forte shock emotivo.
- un forte dolore fisico.
- carenza di sangue al cervello.
- carenza di ossigeno al cervello.
- calo di zuccheri.
- alte temperature esterne.
- alte temperature interne.
- pressione bassa.
Facendo mente locale: Nessuno shock emotivo, anzi mi stavo anche un pò appalliando. Il dolore fisico c’è stato e potrebbe essere una delle cause. Vene occluse non credo ne sia fornito anche perchè non penso che starei qua a digitare. Carenza di ossigeno neanche visto che, purtroppo, non stavo sperimentando nessun giochino sessuale di soffocamento. Calo di zuccheri pure lo escluderei dato che una mezzoretta prima avevo mangiato due KiteKat e due orsacchiotti gommosi aciduli con lo zucchero. Caldo non ne parliamo proprio, faceva un freddo porco che non si aveva manco l’idea. Sano come un pesce, quindi eliminerei anche il discorso alte temperature interne a meno che non abbia il superpotere di emanare radiazioni come Ted di Heroes. A pressione sto a posto dato che non ho mai sofferto di pressione bassa ma mai dire mai.
Tra tutte, l’unica plausibile era quindi rappresentata dal forte dolore al petto ma, data la mia predisposizione alle visite mediche e a tutto ciò che riguarda la medicina in genere, è stata scartata per cercare un’altra soluzione credibile.
Da un attento studio di YouTube sui giochini intelligenti dei gggiovani d’oggi, ho scoperto che esiste un metodo ben sperimentato per svenire a comando. Non ho ancora ben capito come funzioni la cosa, ma da quello che ho visto basterebbe inginocchiarsi e fare dei grandi respiri per una trentina di secondi per poi alzarsi di scatto trattenendo il fiato. Ed ecco che si crolla come una pera cotta.
Ed in effetti è quello che è successo a me. Ero accovacciato accanto ad uno scalino a farmi i fattacci miei e respiravo tranquillamente quando è arrivata la botta in mezzo al petto, mi sono alzato di scatto ed ho istintivamente trattenuto il fiato. E patapum. Eccomi lungo lungo a terra.
Insomma, un insieme di sfortunati eventi o coincidenze che mi hanno fatto caracollare.
Dite la verità, ho convinto anche voi. Laurea ad honorem in medicina per forza.
Pure finisce che vado all’ospedale
Preparando il riso alla cantonese ho annusato la salsa teriyaki che vegetava da immemore tempo nella dispensa e mi sono sballato come dopo una pippata di popper. Eppure la scadenza è lontana e la bottiglia era ancora sigillata.
Vabbè io la uso lo stesso e poi vediamo che succede.
Separati alla nascita 2#
Lontano dagli occhi, vicini al cuore
Sono sempre stato contrario alle storie a distanza.
Sarà che per anni, nella mia testolina da gnomo, ha imperversato l’ideale utopistico dei "due cuori e una capanna" in perfetta sintonia amorosa da qui all’eternità.
Oppure sarà che ho sempre vissuto il rapporto come una condivisione reciproca e continua catapultando letteralmente il partner nella mia esauritissima vita.
Che poi il discorso del condividere tutto va pure bene, ma con il tempo sono arrivato alla conclusione che non bisogna mai arrivare al livello della cozza attaccata allo scoglio. Quelle sono le peggiori coppie.
Ne ho viste a vagonate di quelle sempre appiccicate come il tappo della colla Attack già aperta. Escono con gli amici e si estraniano totalmente parlottando zitti zitti per non far entrare nessuno nella loro quiete di coppia.
Non so, ma io trovo alquanto soffocante l’estremismo di quei rapporti dove l’unico momento per stare da soli è per andare ad espletare le proprie funzioni organiche in bagno. E in alcuni casi manco è possibile.
In questi mesi mi sono accorto che praticamente tutti hanno una storia a distanza: Napoli-Milano, Roma-Londra, Milano-Mosca, Napoli-Londra, Napoli-Palermo e così via.
Sarà quella dell’amore forestiero la nuova moda del 2007-2008?
Il detto dice “lontani dagli occhi, lontano dal cuore”: Si, può essere vero. Ma anche no.
Il fatto è che tutti hanno le balle piene di avere sempre qualcuno attaccato ai maroni. Tutti vogliamo un nostro spazio vitale. Manca quella liberta che il rapporto a distanza è in grado di dare: ognuno con i propri spazi, le proprie amicizie, i propri progetti e i propri momenti di scazzo dove non si deve nicchiare per non incombere in una crisi diplomatica col partner.
Perché diciamolo, tutta una serie di problemi nascono a furia di frequentare assiduamente una persona. Mentre nella relazione a distanza il problema non sussiste.
Quando ci si vede, si vive pienamente il momento mentre spesso e volentieri in un rapporto normale sorgono i soliti problemi del “tu vuoi uscire sempre con gli amici tuoi e coi miei non vieni mai” oppure “io l’ho fatto per te, a me di andare al cinema a vedere Beowulf me ne passa per il ciufolo” e tutte quelle rivoltanti paturnie che si ingigantiscono portando a mastodontiche guerre nucleari da cui è pressocchè impossibile liberarsi.
Per contro si deve dire che se uno fa un rapido conteggio dei giorni all’anno passati insieme non si arriva manco a 1 mese e ci si potrebbe chiedere quanto si conosca di una persona. Ma questo davvero importa più di quanto si sta bene con la persona stessa?
Il detto dice sempre “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Ma non sarebbe giusto poter dire il contrario?
A un passo dal sogno
Non potendola postare prima, ecco la scenografia del musical "A un passo dal sogno" che sta debuttando in questi giorni a Todi. Rispetto ai precedenti tentativi di Footloose e Lungomare, devo dire che il risultato non è niente male. Parlando sempre di scena, eh. Di più, non si posso dire.
Ho la bocca cucita.
L’immortalità dei ragazzini
Ma a tutti quei ragazzetti, o agli spendidi che vogliono fare i ragazzetti, che indossano con 3 gradi al sole quei pulloverini di filo sottilissimo con scollatura abissale a V lasciando aperto fin sotto lo sterno, non gli viene mai una mossa?
A me basta uno spiffero dietro al collo che il giorno dopo deambulo per casa col trolley pieno di fazzoletti e un naso rosso che manco i capelli del pagliaccio di It.
Messaggio blog-promozionale
E’ da relativamente poco tempo che ho scoperto la mia passione per i formaggi ed in particolare verso il gorgonzola.
Ecco il motivo per cui, essendo anche una ignobile vittima del marketing, dopo aver visto lo spot televisivo dell’Invernizzi Gim Crema, mi sono catapultato nel GS sotto casa per comprarla. Poi c’era quel bel bollino rosso che indicava la sua elezione a prodotto dell’anno nella categoria formaggi, ottenuta grazie ad una combinazione di marketing ed innovazione, che proprio mi costringeva ad investire i miei 3,50€ nel suo acquisto.
Gim Crema è praticamente un gorgonzola dalla consistenza più morbida e vellutata grazie all’aggiunta di crescenza: insomma una porcata immonda.
Si spalma perfettamente ed innesca la reazione di una rota. E’ una droga peggio del barattolo con la Nutella quando si è armati di cucchiaino e si è un pò depressi. Ancora peggio delle patatine Pringles rosse che più si mangiano e più se ne ha voglia nonostante le pareti dello stomaco invochino pietà.
L’unica nota dolente è, se si va a dormire dopo aver fatto fuori la confezione da 150g, sognare di essere la valletta mora del prossimo festival di Sanremo. Per il resto, tanto di cappello.
Fenomenologia delle commesse
Sta per arrivare il Natale. A ricordarmelo è, ossessivamente, Isteria Personificata che ogni anno comincia anzitempo a dare la morte sul regalo che vorrebbe, sul fatto che lui è così avanti che gliene mancano giusto un paio e sulla chiamata alle armi per l’addobbo del suo albero che, già verso l’8 novembre, mi ha terrorizzato mandandomi un sms dicendo “Quest’anno sull’albero di Natale appendiamo anche le barette Kinder”.
Per chi non è addentro alla tragicità dell’evento può cliccare qui per toccare con mano il coacervo di trash cui andrò incontro.
La cosa che però mi fa andare in escandescenza non è tanto il dover fare i regali, quanto relazionarmi con una specie umana a me assolutamente avversa: le commesse.
LA BLOKOVE aka IL KAPO’ AL FEMMINILE
E’ la classica tipologia di commessa napoletana che non appena l’occhio del cliente cade dalla vetrina all’interno del negozio o appena varca la soglia, lei arriva con passo deciso e sguardo inflessibile chiedendo “Prego?” o “occorre qualcosa?”.
Se si ha la malaugurata idea di dire che si vuole giusto dare un’occhiata, il vostro ingresso sarà caratterizzato da una smorfia tra lo schifo e la compassione.
E’ la commessa che vede in ogni cliente un potenziale ladro. Vi seguirà con lo sguardo, vi terrà d’occhio con le telecamere, si apposterà dietro gli stand o vi marcherà ad uomo meglio della vostra ombra. Ogni volta che vi dirigerete nei camerini vi bloccherà per controllare il numero dei capi e vi attenderà per ricontrollare lo stato della merce dopo che l’avete provata. Uno potrebbe pure, che so, rubarsi un bottone, no?
In più, controlla sempre l’originalità dei soldi dalle 5€ ai 100€ e, se pagate con carta di credito, sarà convinta che l’abbiate rubata e con un mano è già pronta a chiamare il 113.
E’ colei che, pur di vendere, è disposta a tutto. Pure a dare sua madre in omaggio insieme ad un buono di 5€ per il prossimo acquisto. Mai e poi mai, nella maniera più assoluta, chiedere un parere. Se cercate un pantalone taglia 42 e non avrà la taglia vi convincerà che le aziende non le fabbricano più e che si parte direttamente dalla 44. Stesso discorso per le maglie S.
Se la t-shirt vi andrà stretta vi dirà che con il lavaggio il cotone cede. Se vi andrà larga, vi convincerà che con il lavaggio il cotone si restringe. E’ il male fatto commessa.
TOCCATEMI TUTTO MA NON
E
Al suo intervento mostrerà l’oggetto da acquistare come una perfetta valletta. Ma, attenzione, non si tocca e non si prova. Ma si può cambiare.
Evidentemente è così affezionata alla sua merce che la vuole tutta per se.
LA MEGACOMMESSA
E’ colei che è ormai arrivata: ha trovato lavoro presso una delle più prestigiose boutique della città. Parla 8 lingue, ha sempre il sorriso, è perbene, simpatica, disponibile e garbata anche quando le si fa smantellare l’interno negozio e si esce senza comprare nulla.
Se appena assunta ha un po’ il trauma della bodyguard essendo pronta a difendere la merce facendo scudo col suo corpo.
Non
E
LO ZERBINO
E’ la commessa che mi fa una tenerezza infinita. E’ alla sua prima settimana di lavoro e deve fare buona impressione sulle altre colleghe, sul capo e sui clienti. Se non ha quello che cercate, quasi si mette a piangere e tocca consolarla. Se potesse, salterebbe in un cerchio di fuoco o dentro una vasca di coccodrilli.
Il gay adocchia la preda appena mette piede nel negozio e dopo aver fatto un preciso scanner del cliente ha diversi modi di porsi.
- Ragazzo gay/etero carino: il commesso diventerà una geisha. Farà tutto quello che il cliente vorrà senza batter ciglio. E’ usanza comune quella di lanciarsi nel camerino nel bel mezzo della prova per cogliere il cliente in mutande.
- Ragazzo gay/etero brutto: il commesso sarà disponibile come una drag queen 50enne sul viale del tramonto che passa le sue giornate tra alcol e soap opera inveendo contro la televisione.
- Ragazza gay/ etero carina: il commesso si trasformerà nella tipologia bodyguard.
- Ragazza gay/ etero brutta: verrà trattata come: Sarà una principessa. Il commesso metterà in pratica la sua arte da lookmaker per trasformala da povera ranocchia senza speranza a meravigliosa e desiderabile donnina. Da Ugly Betty a Naomi Campbell senza passare dal via.
Come un film horror coreano di serie b
Sono finito in un takeaway ai confini della realtà. E’ un bar dello sport con mangiare e manovalanza cinese ma menu e musica messicana pop. E dalla cucina provengono rumori facilmente riconoscibili di una mannaia che si accansce su non so cosa…
Nel frattempo, per la mia incolumità, ripasso le regole del film horror incrociando le dita:
- Non sopravviverai se fai sesso.
- Non sopravviverai sei ti ubriachi o usi droghe.
- Non sopravviverai se dici: "Torno subito".
- Non sopravviverai se ti convinci di sopravvivere.
- Non sopravviverai se chiedi "Chi è?" quando qualcuno bussa alla porta.
- Non sopravviverai se vai a cercare la fonte di uno strano rumore.
Io sono contro il progresso…questa me la segno
Questo Adobe Photoshop CS3 è tanto bello e caro, col suo nuovo design e le sue infinite soluzioni per i nostri problemi quotidiani di ritocco della ruga, ma perchè dico io è di una esasperante lentezza che manco un bradipo narcolettico e col Parkinson?
Io lo dico sempre, si stava meglio quando si stava peggio. Bei tempi quelli col Paint. Quattro cose in croce e basta. Che sò tutte ’ste palette e ’ste funzioni che impallano il pc al punto che anche solo per avere Google (la pagina più scema e dal più rapido caricamento) ci metto 15 minuti ma solo se prego in lusaziano meridionale?!?
Ok ok, non ci crede nessuno. In effetti una bella foto tutta piallata merita anche una settimana di attesa. E visto che non sono credibile, passiamo ad altro. Che ne dite di questo bellissimo bambino e del suo fratellino più piccolo?
Prima di fare un errore che varia tra i 1449€ ed i 2699€ c’è quache pro, contro, suggerimento, minaccia di morte che qualcuno vorrebbe porre alla mia cortese attenzione nonchè infinita riconoscenza per tutti i secoli dei secoli?
Se è la vostra prima sera al Fight Club, dovete combattere
Tra gli eventi più umilianti e frustranti che mi siano mai capitati posso di sicuro inserire nella mia top 5 la serata di ieri sera. Altro che frustrazione e umiliazione provata da Lovely Sara quando un agente comunica all’istitutrice del collegio femminile che suo padre è morto e che l’ha lasciata con le pacche nell’acqua.
Dopo appena una vodka liscia e un drink e mezzo, anche se del mezzo non ne ho al momento certezza, ma soprattutto dopo una fitta in mezzo al petto come se mi avessero infilzato un paletto di frassino, ecco che sbatto a terra. Non nel senso figurato del termine. No no. In un attimo che vengo lasciato da solo svengo a faccia in giù in posizione quattro di bastoni spalmandomi sul pavimento del locale. Che poi credo che vista dal di fuori, era proprio una scena da pisciarsi sotto dalle risate. Almeno io avrei riso tantissimo se non fossi stato impegnato ad occupare il pavimento.
In tre mi prendono da terra e mi fanno sedere su un divanetto uscito da non so dove e lì, in tutta la mia bianchezza cadaverica, mi risveglio rispondendo alle 300 domande a raffica che mi venivano poste con 150 "un attimo" e 150 "un momento". Vado in bagno e vomito l’anima insieme ad una serie di cibi che sono sicuro di non aver mai ingurgitato ed ho la malauguratissima idea di cadere in ginocchio. Non finirò mai di bestemmiare contro il genere maschile che nei cessi si diverte a pisciare ovunque tranne che nella tazza.
Ma questo è per colpa del maschio medio per il quale la tazza è un gran mistero: è quel vaso di ceramica bianca nel cui interno in teoria si dovrebbe fare la pipì ma ogni volta il buco sembra lontano, irraggiungibile e difficilissimo da centrare.
Una volta ripreso, l’unica alternativa era, per la felicità degli etilometri d’Italia che al mio test avrebbero suonato contemporaneamente l’"inno alla gioia" di Beethoven, quella di prendere la macchina e tornare a casa.
Il fato ha voluto che una persona si sia intromessa nella mia lucidissima decisione cercando di impedirmi di tornare a casa avvalorando la tesi che ero sobrio come la squadra dell’Italia dopo la vittoria ai mondiali. Ed ecco che c’è stato un blackout cerebrale peggio del più efferato serial killer: da nano da giardino bianchiccio e scosso quale ero, mi sono trasformato in una piccola macchina da guerra meglio di Tyson improvvisando una rissa al volo al volo. E lì ho capito perchè i maschi, in assenza di una donna, si picchiano. Ci si sfoga che è una bellezza. Non c’è niente di più liberatorio di una fetente di mazziata.
Che poi se la memoria non mi inganna l’unica altra volta che ho messo le mani addosso ad una persona è stato quando avevo 12 anni per difendermi da un coetaneo grasso e cafone che si rivolgeva a me con l’appellativo di ricchione. Scesi dalla bicicletta, misi il cavalletto e gli piantai un bel cazzotto in mezzo alla faccia.
E pure lì, che soddisfazione.
Pericolo! pericolo! pericolo!
Dalla tv stranamente spenta è partito un fortissimo pepèm ed ora è sovrastata da una colonna di fumo nero. Avrà avuto un rigetto.






