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Archive for marzo, 2008

E poi ce ne possiamo anche andare al mare a prendere un pò di sole

Si certo, come no. Devo solo ricordarmi la protezione.

Mi sembra proprio un’ottima idea

Ce li teniamo stretti stretti, ce li cresciamo e aspettiamo che comincino a gattonare.
Vedi mai che ci affezioniamo e risolviamo una volta per tutte il problema?

Potrebbe essere il cast di un film

  • Una vegetariana che non mangia manco le verdure: un autentico X-files.
  • Un onnivoro che ha problemi con il piccante, le verdure in generale, quelle verdi in particolare.
  • Un onnivoro schifettoso su verdure, pesce e legumi. Ha una spiccata predilezione verso le schifezze da reparto surgelati.
  • Uno pseudo vegetariano che evita solo la carne rossa.
  • Tre senza alcun tipo di problema nutritivo ringraziando i santi e Madonna.


Sarà una pasquetta difficilissima.

Come se non avessimo mai mangiato in vita nostra

E’ tradizione tipicamente dei ristoranti americani, noto popolo di obesi, quella di offrire un pasto con la formula "Eat Till You can".
Si paga una cifra X e si mangia quel che si vuole fino a svenire, privo di sensi, sul tavolo in perfetta emulazione dello scontro Obelix vs Mannekenpix.
Ebbene, l’ho provato. Ma col Sushi. In tre di noi, dopo una infinità di piatti che i camerieri ci guardavano come un bambino biafra su un doppio BigMac, eravamo lì con sguardo vacuo ipnotizzati dal nastro trasportatore del Sushi bar.

Così sfatti che manco facevamo più caso ad wasabi servito in una terrificante formaggiera da tipica osteria romana.

Alla fine pure ci è riuscito

Dopo 15 anni di tentativi, chi la dura la vince: e "Cats" sia.

Ok Raffaella, sono pronto!

Come mio solito se non faccio passare buoni 10 giorni da quando mi passano il meme, non sono io. Quindi, col ritado che mi contraddistingue, partecipo anche io al gioco del "Se fosse" che fa molto day time anni ‘90.
Soprattutto per evitare che Angel e Desperate Houseguy mi mandino i morti per non aver seguito il gioco. Tra un pò è pure Pasqua e vorrei stare tranquillo.

Se fossi in un film.
Un bel filmone di quelli che non si capisce niente fino alla fine tipo Memento o Essere John Malkovich.

Se fossi un flacone spray.
Un profumo. I miei amici, quando salgono in macchina, dicono che profuma di parucchiere. Quando si entra in casa mia, dicono che profuma come il reparto candele dell’Ikea. Quando si entra nel bagno, pare di entrare da Sephora.

Se fossi un organo.
Il fegato. Per la bile che mi sale ogni giorno per lo squallore umano. E qua potrei scrivere una Treccani con tanto di esempi alla mano. Perchè si fa presto ad ergersi a paladini della giustizia, ma ci vuole un secondo a dimostrare che si è dei galletti sulla munnezza. E’ che uno spera fino alla fine che quando si faccia la pipì fuori al vasino la gente se ne accorga, ma ahimè non è mai così.

Se fossi una cosa prestata.
Sarei sicuramente un libro. La mia bibblioteca personale è orfana di un così grande numero di libri dati ad amici e parenti che quasi ho il terrore di richiederli indietro che non saprei più dove metterli. E’ chiaro che alcuni libri non si prestano manco su letto di morte, come Bret Easton Ellis e Chuck Palahniuk. Ecco perchè di alcuni titoli ho una doppia copia: quella per uso personale e quella da cessione. Come un pusher.

Se fossi un elettrodomestico.
Sarei un computer. Basta che rimango senza che mi parte l’ansia da mancato download, delle mail non lette, dei miei giretti quotidiani. Fosse per me, cammirerei con un cavo usb iniettato dietro al cervello come in Matrix. Pure col cappottino di pelle nera lungo che fa di un tenebroso ma di un tenebroso.

Se fossi un oggetto del mio bagno.
Sarei la bilancia per la mia continua ed estenuante lotta nel mantenermi fisso sui 57 Kg con una tabella di pasti normali, i due litri d’acqua al giorno che è un continuo viavai dal bagno, le serie di pesi, gli addominali e, tempo permettendo, la corsa. Uno sfinimento che viene registrato quotidianamento su un apposito quadernetto dove vengono indicati peso, giorni di esercizio fisico ed eventuali cicli di integratori.

Se fossi un recipiente o un portaoggetti.
Ovviamente sarei un portapenne. Sulla mia scrivania che ne sono sei. Più uno sulla mensola per mancanza di spazio. Uno per le penne, uno per le matine, uno per i pennarelli, uno per gli evidenziatori, uno per le penne pennarello a punta fine, uno per i pennarelli indelebili ed uno per i pastelli.

Se fossi una parte dell’arredo urbano.
Decisamente una panchina fronte mare. Con un bell’alberello accanto e un bel cestino che la zona deve essere tenuta bella in ordine.

Se fossi un elemento naturale.
Il mare: calmo d’estate e furioso d’inverno. Sono metereopatico che volete farci. Datemi una spiaggia e uno specchio d’acqua e sono la persona più felice del mondo. Mi dona una tranquillità che manco un drink di Valium e vodka.

Se fossi una droga.
Io lo so che ci si aspetta che dica caffè, cocaina, mariuana, hashish, popper, alcol, sesso e quant’altro. La mia droga è Maria De Filippi. Dove c’è lei, ci sono io. Se non posso vederlo in diretta, registro. Catalizza la mia attenzione come manco un naked party. E sono igordo: più ne vedo, più ne voglio ancora.
Ecco perchè saltuariamente scompaio senza lasciare traccia alcuna: Disintossicazione.
Britney mi fa una pippa.

Come tradizione, prendete e mangiatene tutti, chi vuole farlo colga la palla al balzo che lo inserisco qua sotto. Volontari?

4 Minutes

Per una volta si vorrebbe pure fare le cose in regola. Poi però quando ci si connette all’orario prestabilito da praticamente 10 giorni, ancora non è possibile scaricare nulla. E, venticinque minuti dopo, quando tutto parte ecco che si impalla il server della banca online. Come se non si sapesse cosa succede ogni volta che questa fa uscire qualcosa. Bah.

Poi che nessuno si chieda perchè ci si dà alla pirateria in attesa che esca la versione cd.

Che bellino Justin col faccino da Tenerone del Drive In.

UPDATE
23 ore e mezza dopo, una volta ottenuto il download per 0,99 centesimi, posso felicemente constatare che è un fetente di file wma da 192 Kps con le rane che gracchiano sullo sfondo. bella pensata la mia. Fatta ora e mai più.

Qua lo dico e qua lo nego


Toh, è tornata Kylie Minogue.
 

Come dentro a un film

L’occasione per cui io, Isteria Personificata e la di lui amica ci siamo messi in macchina in pieno orario pennica proprio nel giorno esatto del puntatone topico della stagione 2007/2008 di "Uomini e Donne" non era una delle più allegre, diciamolo.
Armati di un Tom Tom (Santo subitissimo…proprio mò mò), eravamo alla ricerca di un cimitero di un paesino nell’entroterra campano dove dovevamo essere presenti improrogabilmente alle 16. Dallo stupore che suscitava il nome dell’ameno paesello, che di volta in volta veniva anche storpiato, abbiamo pensato potesse essere in provincia di Avellino, poi di Benevento, finchè ci siamo resi conto che faceva parte della sesta provincia campana: InCuloAiLupi.
Arrivati al casello, dopo che l’omino si è preso ben 4,60€ e ci ha guardato con l’espressione tipo "abbandonate ogni speranza voi ch’ entrate", ci immergiamo in un luogo che è esattamente la copia perfetta del set di
"The Texas Chainsaw Massacre". L’atmosfera, poi, era precisa precisa. Soprattutto quando il Tom Tom, dopo aver inserito la via precisa da raggiungere, ci ha delocalizzati.
Ma noi, spavaldi, abbiamo ben pensato di chiedere a qualcuno del posto.

1. LE DUE SIGNORE
Mi accosto con la macchina e le due vecchie ci fanno ciao ciao con la manina come se ci conoscessero da una vita. Dicono di tornare indietro, prendere "la nazionale" aka strada senza guardrail mezza sterrata e girare a destra. Indicando la sinistra. E di prendere la strada che scende. Indicando verso l’alto. Chiarissime.

2. IL SIGNORE IL MACCHINA
Dò la precedenza e mentre passa agitiamo le braccia per far richiamare l’attenzione, chiediamo la strada per il cimitero e lì scopriamo di aver beccato l’unico abitante operato di laringe con tanto di tubicino che fuoriesce dalla gola che ci tiene tanto a spiegare la strada parlando come Nemo. Fortunatissimi.

3. IL VECCHIETTO
Stava bello bello entrando in casa sua quando ci accostiamo e chiediamo del cimitero. Alza la mano e dice "Spè, non sento". Si avvicina e si incolla allo sportello che pareva se lo volesse portare a casa o, alternativa valida, avesse le mani magnetiche e già me lo immaginavo mentre correvo con questo attaccato alla portiera, celo portavamo a spasso per la cittadella. Richiediamo dove sia il cimitero e scopriamo che era non vedente da un occhio: oltre che sordo. "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me".

Arrivati a destinazione, per opera e virtù dello spirito santo è il caso di dirlo, neanche il tempo di presentarci che arriva il prete. Anzi no. Arriva il prete gay. Anzi no. Arriva il prete più gay che abbia mai visto in vita mia. E per dirlo io che per capire se uno è gay c’è bisogno della freccia lampeggiante sopra, eh. [...]

[...] Dopo un caffè che pareva acqua marrone, dopo aver salutato i presenti, veniamo invitati a fare un giro al negozio. Il negozio trattasi di una fabbrica di cioccolato. Un fabbrica di cioccolato in fermento per Pasqua.
Avete presente i bambini nel negozio di giocattoli. Uguali. Parevamo Charlie, Violetta e Mike di "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato".
Entriamo nel retro e che me ne faccio di "Gay Odin": vasche di cioccolato al latte, fondente, bianco, mandorle ovunque, noccioline, arachidi, zucchero soffiato, uova di pasqua che girano girano girano, altre che escono dal tubo refrigerante, altre in attesa di essere impacchettate, torroni, ovettini, gallinelle, campane, conigli, sorprese, colombe in forno che girano e crescono
, dovunque ci si girava ecco comparire vassoi di cioccolato per farceli provare.…una roba che la mia dieta voleva prendermi a craniate. Così come le lavoratrici che mi vedevano mettere la mani ovunque e provare ogni cosa.
Dopo che Isteria Personificata un’occhiata di disapporvazione, mi compongo, salutiamo i presenti e ce ne torniamo direzione casa.

Il Bottino: 2 uova di Pasqua (femminuccia e maschietto), 1 gallinella di cioccolato bianco, 2 pacchi di ovetti (latte e fondente), 4 torroni (due morbidi e due duri) e kg di assaggini vari.

Insomma, domani appuntamento col Topexan. Sicuro.

MiniPsycho

Roba che manco il Papa

Credo di aver già parlato del fallimento interattivo con il mio cameriere. Un ragazzo da ormai 10 anni in Italia, così sveglio che quando chiedo se vuole lo zucchero nel caffè mi porta una nuova confezione di piatti di carta e se gli chiedo di pulire sull’armadio con la spugnetta mi guarda con occhio vacuo e bocca leggermente aperta da cui sono convinto di aver visto almeno un paio di volte un pò di bavetta scendere.
Questo è però un problema che, a quanto pare, sono il solo a manifestare. Con SuperM si capisce benissimo. Sarà che lo tratta come un alieno sordomuto, sarà che ha trovato un linguaggio alternativo fatto di gesti che manco Ass Fidanken, sarà che non ho mai avuto tutta questa pazienza. Questo sarà per me uno dei più grandi misteri irrisolti al pari del terzo segreto di Fatima o di tutta la serie di speciali di Vojager sul Santo Graal.
SuperM chiede lo Sciamex e lui glielo porta. Non capisce zucchero e spugna, ma capisce Sciamex. Non so manco io cos’è lo Sciamex e lui glielo porta. Bah.
Le incomprensioni linguistiche diventano insormontabili quando mi chiede un piacere. Quelle volte che entra in casa col cavetto del cellulare o un cd mi sento mancare nelle giunture e mi nascondo sotto la muro come una zoccola. Non per il piacere in sè, ma perchè per comprendere quello che vuole ci manca poco che non chiamo Olga Fernando o mi metta a chiedere vocali e consonanti come a "La ruota della fortuna". La prima volta voleva scaricare le foto del suo cellulare e metterle su un cd in modo da stampare una maglietta con una sua foto. Mancava solo il nome sopra la foto e diventava una di quelle terrificanti magliette che tutti noi da piccoli abbiamo avuto e che ci imbarazzavamo come se ci avessero trovati a fare cosacce in un cesso di un autogrill con il pupazzo king size di Hi-ho. Tenete presente vero?
Che poi, sempre per la serie i cazzi miei mai, nei file da una serie di file xxx di ragazze indiane che facevano roba ma una roba ma una roba….che solo a ripensarci mi si accappottano i peli. Le ditine le devo tenere ferme, non la capirò mai questa cosa tanto facile.
Un’altra volta si è fatto caricare delle suonerie che, entusiasta, teneva tantissimo a farmi ascoltare mentre mi guardava con occhio sognante come a dire "senti, senti che musica". Ora, io non è che sono insensibile, ma diciamo che il genere mandolino con un certo non so che di tarantella indiana, nonostante la mia indole partenopea, non è qualcosa che apprezzo tantissimo. Forse mi avrebbe fatto più piacere essere legato e vedere l’opera omnia di Fassbinder.
L’ultima volta, dopo aver erroneamente creduto che volesse far annegare il mio mouse nell’Ace Densoprofumata, voleva più semplicemente un backup dei dati.
Ed ecco sulla mia mano comparire il kitch fatto telefonino

A te che cambi tutti i giorni e resti sempre lo stesso

Rimangio tutto ciò che di cattivo ho potuto dire con pensieri, opere e omissioni dalla svolta santone/new age, passando per il momento Che Guevara, fino ad arrivare ad oggi su Lorenzo Jovanotti.
Perchè c’è da dire che era un secolo che una canzone italiana come "A te" mi facesse venire i brividi per la sua dolcezza e semplicità.

Se però il singolo successivo è una ciofeca, si ricominica daccapo. Tutti d’accordo mi raccomando.

Un lampante esempio dell’essere alla frutta

Che tra profili di noi gente felice ci fosse qualcuno che inserisse foto del viso altrui per spacciarle e proprie era cosa già nota, ma i rubapacchi sono una novità che davvero mi mancava e di cui non sentivo assolutamente il bisogno.

Qui l’originale e qui la copia.

Che abbiamo fatto per meritarci questo?

Poche cose, uddio questa è bella, odio al mondo tanto quanto il nuovo spot Tim.
Già non reggo le bussate improvvise al citofono, alla porta, i trilli di msn, figuriamoci gli squilli del cellulare che tengo perennemente in modalità silenzioso ad eccezione di quando sto in mezzo alla via che quasi è un piacere essere interrotti da "Won’t Go Home Without You" dei Maroon 5.
Se poi mi mixano, per 50 secondi di seguito, qualsiasi tipologia di suoneria mai creata sulla faccia della terra, filmano degli imbecilli immmobili che appena sentono lo squillo si muovono sollevando le mani per simulare il telefonino e me lo mandano a ripetizione in ogni blocco pubblicitario, non ne parliamo proprio.
Una bile di un verde carico carico.

Update
E grazie a GattoNero scopro che non è lo spot Motorola, come precedentemente pensato, ma quello Tim. Insomma, hanno fatto proprio un buon lavoro quelli della Tim: manco sotto tortura ricollegavo marchio espot. Davvero soldi ben spesi.

Forse murandoli

L’unica cosa che continua a sopravvivere ai miei ripetuti attacchi maniacali di pulizia ed ordine sono e saranno sempre i fili di qualsivoglia apparecchiatura tecnologica.

E’ una cosa che mi manda davvero ai pazzi.

Ho svoltato: digito col naso.

Ma si, sto bene. A parte tre dita fasciate.