O si innamora o si trasforma in rana
L: Che stai facendo?
IP: Ma niente di che, ho appena finito di vedere la seconda parte di "Caffeine" quando ho messo su Italia 1 e il dj della notte parlava di "Battle without honour or humanity" dei Tomoyasu Hotei dicendo che è una delle canzoni della colonna sonora del famosissimo film di Tarantino: "Bill Kill". Un’istigazione a sfasciare la tv.
L: E non ti è ancora venuta la schiuma alla bocca?
IP: No, ho retto il colpo. Uh, metti su Rai Due che ci sono i Ricchi e Poveri che cantano "Mamma Maria"!
L: Ah si guarda, sto proprio già cambiando.
IP: "due guance rosse, rosse come meeeeeeeeele", che peccato cantano in playback.
L: Beh, d’altra parte sono sulla cresta dell’onda.
IP: "E poi ti dice solo cose beeeeeeeeeelle".
L: E poi comprendi pure che quando erano famosi loro c’erano solo 5 note, devono mettersi al passo…
Mi sembra chiaro che in realtà io venga semplicemente istigato.
Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street
Con ritardo stratosferico sono riuscito a vedere l’ultimo film di Tim Burton che, sebbene avessi anche scaricato quelle due o tre volte in ogni formato possibile ed immaginabile, ho preferito attendere la data di uscita ufficiale del dvd per acquistarlo e vederlo con tutti i crismi su un lcd 42” con il volume a manetta che mi scompigliava i capelli. D’altra parte si tratta di Tim, mica pizza e fichi.
Essenzialmente il film è il rifacimento del pluripremiato musical scritto da Stephen Sondheim e basa la sua trama su una sanguinosa vendetta di un barbiere contro l’uomo che lo ha ingiustamente imprigionato per separarlo dalla sua famiglia. Il tutto immerso in una meravigliosa Londra vittoriana malsana, plumbea così cupa ma così realistica che giustifica pienamente l’oscar a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.
Tim Burton abbandona completamente l’atmosfera da fiaba di Big Fish per strizzare l’occhio un po’ alla sete di vendetta della Sposa di Tarantino, un po’ al genere splatter in generale con litri sangue impazzito che schizza a profusione in ogni dove e un po’ al musical degli anni 70.
Si dice che dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna e questo è ciò che sintetizza al meglio il film. Perchè se da un lato il protagonista indiscusso è il barbiere con la sua sete di vendetta, dall’altro troviamo la splendida Mrs. Lovett che in qualche modo contribuisce al suo successo, rendendogli la vita più semplice diventando una perfetta compagna di crimini sfornando degli ottimi pasticci cucinati con la carne delle sue vittime.
La trama regge perfettamente con tanto di colpo di scena finale e Burton, se possibile, ha nuovamente superato se steso. Anche se eviterei il contronto del tutto inesistente con "La fabbrica di cioccolato" a cui, non finirò mai di ripeterlo, preferisco senza dubbio la versione del 1971 con uno spettacolare Gene Wilder. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, si sa. Anche Fincher con "Panic Room" cadde miseramente.
Forse l’unica pecca sono le canzoni di richiamo non così immediato, ma possiamo anche trascurare il "problema". Non siamo mica davanti a Moulin Rouge!.
Insomma, promosso a pieni voti. Ed io attendo già con trepidazione il suo "Alice nel paese delle meraviglie".
Segreti (in)confessabili #1
Non ho mai saputo fare il nodo alla cravatta.
Per me è sempre stato un mistero quasi quanto cosa facessero gli americani nell’Area 51 o il perchè i ragazzi dovrebbero indossare magliette e pantaloni dorati.
Munito di buona volontà, internet e YouTube, ho superato facilmente l’ostacolo nonostante il gatto mi si lanciasse addosso ad ogni mio tentativo di annodamento. Dovrei solo affinare la tecnica di quando giro due volte il lembo grosso attorno a quello piccolo visto che sembra tanto stia per uscire da un momento all’altro un cappio da impiccagione. Però assicuro che il risultato finale è ottimo.
Ok, c’è pure un po’ da lavorare sulle lunghezze, ma ho tempo fino a sabato. Potrei quasi imparare anche la tecnica per il Windsor che già amo solo per il nome.
E’ ancora memorabile quando a 18 anni, non riuscendo in pieno luglio a trovare nessuno che mi facesse il nodo, accostai il motorino accanto ad un camion della spazzatura e chiesi aiuto al monnezzaro che mi guardò come se gli avessi chiesto una dose di cocaina di quella buona.
Top five delle cose che amo dell’estate
1. Partire la mattina quando la città dorme ancora verso una direzione sconosciuta e finire in quei borghetti medievali che mi fanno commuovere per le casette da favola di Andresen e per le viuzze piccole, tortuose e nascoste.
2. Trascorrere una splendida giornata di mare, stendersi sul lettino addormentarsi con l’mp3 nelle orecchie ascoltando "Blunotte" e risvegliarsi al tramonto mentre Damien Rice mi canta "Cannonball".
3. Un Mojito sulla spiaggia, con i granelli che si infilano tra le dita e la condensa che si crea sul bicchierone.
4. Camminare a piedi nudi sull’erba appena tagliata.
5. Le panzelle metropolitane dei ragazzi che si intravedono quando le magliette si sollevano impercettibilmente per aggrapparsi ai sostegni o per rispondere al cellulare.
Back to the past: la maturità
Un pò è colpa di Dave che ha scitto un post sulle tracce di quest’anno che sono una fuffa che non ci si immagina manco lontanamente e un pò è per colpa del post amarcord di Lord sul suo esame di maturità. Fatto sta che anche a me è tornato alla memoria nonostante lo avessi volontariamente chiuso in un cassetto a quadrupla mandata insieme a tutti e 5 gli anni trascorsi del liceo. Ma andiamo con ordine.
LA SCELTA DELLE MATERIE
Prima materia: Fisica.
A me piacevano troppo le materie scientifiche. Avrei portato anche matematica all’orale se avessi potuto. O anche Geografia astronomica se la nostra professoressa ci avesse costretto a non sceglierla per nessun motivo al mondo dato che aveva prenotato un bel viaggio in un periodo di malattia farlocca a cavallo della fine della scuola. Poi diciamo che amavo platonicamente il mio professore di matematica e fisica, soprattutto quando decise di presentarmi con 9. L’anno dopo andò in pensione e si sparò in bocca, ma credo che i due fatti non siano collegati.
Seconda materia: Italiano.
La professoressa mi odiò. Ricordo quando le dissi che portavo la sua materia e alzò il sopracciglio, abbassò gli occhiali fumè da Gina Lollobrigida, scosse la chioma verde cacata di piccione e disse "ma perchè proprio italiano?" per poi presentarmi con un tristissimo 6. In realtà l’odio era reciproco da 3 anni, da quando io, scrittore in erba, venivo valutato sempre con un fetente di 6 meno meno. E poi odiavo i temi che lei dava perchè nonostante si frusciasse che offriva delle valide alternative a quello di letteratura, in concreto sparava roba del tipo "la necessità dell’educazione civica in un più ampio contesto socio-politico". Ma ricordo ancora il 7 e 1/2 che mi diede con sdegno sul tema dell’incomunicabilità dove mancava solo che aggiungessi un "si, sono frocio". Tant’è che da quel momento mi indicò come una persona dalla spiccata sensibilità e senso pratico. Il senso pratico non l’ho capito. O forse si.
LO SCRITTO
Primo scritto: Italiano.
Il membro interno mandò l’aiuto-preside a fare le fotocopie delle tracce da distribuire e noi, che ne avevamo già ascoltato una prima lettura a voce alta, eravamo nel panico più totale e tentavamo disperatamente di trovare qualcosa sull’indice dei 2000 temari che nascondevamo in ogni dove.
Traccia 1
"I continui successi delle scienze, in particolare della medicina, offrono la possibilità di raggiungere risultati finora insperati, creando nuove condizioni di salute e benessere. Impegnativo e delicato si fa però il lavoro dello scienziato, sul quale incombe la responsabilità di conciliare l’irrinunciabile principio della libertà della ricerca con l’esigenza di evitare i rischi connessi ad eventuali manipolazioni, soprattutto nel campo della genetica. esponete le vostre riflessioni in proposito adducendo la necessaria documentazione."
Cioè, una traccia del genere quando non si sapeva niente di niente di genetica se non di una pecorella Dolly appena clonata e dovevamo pure addurre la necessaria documentazione? Fantascienza.
Traccia 2
"Il romanzo italiano dell’Ottocento. Analizzate questo genere letterario facendo riferimento alle vostre letture e con opportuni rinvii ai testi".
Fattibile, peccato che noi avessimo studiato per tutto l’anno il 900.
Traccia 3
"Ricostruite il quadro politico ed economico-sociale dell’Italia alla vigilia della prima guerra mondiale, soffermandovi sugli orientamenti del governo Giolitti, sulle scelte da esso compiute e sulle conseguenze che ne derivano nella vita politica italiana di quegli anni".
A noi che non avevamo mai studiato storia e filosofia e avevamo delle lacune che manco la fossa delle marianne.
Traccia specifica
"La scienza avanza attraverso la formulazione di teorie ed ipotesi sempre affidate alla sperimentazione ed alla verifica, alla costante insoddisfazione rispetto a facili certezze. Regola fondamentale di un comportamento scientifico rimane quindi il dubbio, che impone la necessità di una continua ricerca della verità. esponete le vostre riflessioni con riferimenti alla storia delle scienze e alle vostre esperienze di studio, adducendo la necessaria documentazione".
Eeeeeeeh? Questo me lo sogno ancora la notte. Altro che temi sulle mail e gli sms o sulla condizione della donna o la tresca gay di Montale.
Alla fine scelsi la traccia storica per un motivo: all’orale potevo sboronare e dire che trovavo utile spaziare da materia a materia invece che fossilizzarsi solo ed esclusivamente su ciò che portavamo. Fare un tema di letteratura era facile se si portava letteratura all’orale, fare un esame di storia lasciava intendere che si era ferrati in più campi.
In realtà trovai in un temario con una traccia quasi tale e quale.
Secondo scritto: Matematica.
Organizzammo una perfetta disposizione geniocentrica dei posti che venne studiata a tavolino da tutti e accettata all’unanimità. Dai 4 banchi centrali occupati dai geni matematici dovevano defluire le soluzioni dei quesiti agli altri disposti a circonferenze crescenti e occupati secondo una perfetta gerarchia di voti. Da quelli che sapevano di più, fino agli scarsoni che stavano all’esterno. Un capolavoro dell’ingegno studentesco.
L’ORALE
Primo della giornata mi presentai alle 7, bello carico di camomilla e di una tripla dose di uno psicofarmaco calmante. Perchè io agli orali mi sono sempre agitato più del previsto e volevo evitare di fare scena muta o cominciare a balbettare come un imbecille.
Italiano: la professoressa esterna partì col farmi vedere il risultato del tema e mi chiese come mai avevo trattato così in generale l’argomento delle conseguenza politiche. Dissi che altrimenti mi sarei dilungato troppo nella singola analisi delle innumerevoli conseguenza che avrebbero portato solo ad allontanarmi dalla traccia che era, di base, un qualcosa di generale. Lei mi guardò. Io la guardai. Lei sorrise. Io sorrisi. Lei aspetava che dicessi quali erano le conseguenze. Io sorrisi ed esclamai un "Possiamo inziare prima con Dante?". Un paraculo stratosferico.
Fisica: a fine esame mi alzai per andare di fronte alla prof di Fisica, una che si era laureata ieri, e Patapàm, lungo lungo a terra. Il calmante aveva fatto perfettamente effetto e mi aveva addormentato completamente le gambe che non sentivo assolutamente nulla. Tutti accorsero e chiesero se volessi prendere aria o fare un giro ed io dissi "beh si, se vi trovate anche una sedia a rotelle in più, io un giretto me lo farei…". Strisciai fino alla sedia e mi sollevai per sostenere l’esame. Tutti volevano che mi fermassi, che mi facessi vedere da qualcuno, ma io niente. Stoico feci l’esame mentre mi massaggiavo le gambe per riattivare la circolazione. Comico che manco Benny Hill.
Ok, ora basta che mi è già risalita l’orticaria.
David Beckham per Armani
Di questa foto adoro l’assoluta nonchalance della posa che non ha minimamente intenzione di shakerare gli ormoni con quel salsicciotto in primo piano che non richiama assolutamente l’attenzione.

Già c’è il caldo, poi ci mettono pure ’sti mega cartelloni con Beckham. Sarà un’estate difficilissima.
Dimenticavo! Grazie ad Elisabetta per la foto!
Io non è che voglio mettere il dito nella piaga
Ma voi mangereste mai una roba così?

Giusto per capire se sono io che col tempo sono diventato tremendamente acido e schizzinoso.
L’imperdibile accessorio estate 2008
Isteria Personificata, e chi altrimenti, ha scovato l’accessorio da borsetta per l’estate 2008: Le caramelle Flormenta.
La cosa che differenzia Flormenta dalle altre caramelle è il packaging: pensate per un target prettamente femminile, la scatola in alluminio contiene uno specchietto che lo trasforma in un accessorio per il make up.
Ci sarà il piglia piglia tra i gay, ne sono certo.
Solo non si vedono i due liocorni
La mia adolescenza è stata da sempre caratterizzata da una smaccata privazione riguardante gli animali domestici. Per chi se lo fosse perso, le linee guida le trova qui.
Se in passato desideravo ardentemente un qualsiasi animale a cui offrire il mio smisurato affetto, con il passare del tempo ci ho fatto l’abitudine e l’idea di possedere una qualsivoglia bestiola d’appartamento è passata in secondo piano lasciando il primo posto allo studio delle coreografie di Pamela nell’ultima edizione di "Non è la Rai" quando fecero fuori Marina Cinti.
Tre mesi fa me ne stavo per il fatti miei a vedere un bel dvd quando bussò la porta, andai ad aprire e trovai SuperM con in braccio MiniPsycho, figlio di una cucciolata infinita che cercava casa. Io non lo volevo e non lo volevo ma non c’è stato lamento di sorta e ci siamo ormai abituati ad avere un coinquilino scodinzolante per casa.
Tre giorni fa me ne stavo per i fatti miei a concludere un progetto quando sentì bussare alla porta, andai ad aprire ed era SuperM con un batuffolo di gattino di un mese scarso, trovato nel bel mezzo dellla strada nel mentre che stava per suicidarsi sotto una macchina.
Sebbene il gatto suicida mi facesse abbastanza gola io non lo volevo e non lo volevo.
Non lo volevo a tal punto che:
- Ha già marcato più volte il territorio proprio sulle mie bellissime pantofole rosse. Si, quelle che pareva avessi appena scuoiato babbo Natale.
- Si è ormai impadronito del mio letto. E’ inutile metterlo nella cesta, dargli una coperta, una pallina o un giochino con la campanella dentro. Il mio letto ha una capacità di attrazione più che magnetica.
- Quando mi stendo sul letto decide che il posto migliore dove stare è la mia pancia. Ovviamente correda il tutto con delle fusa che si sentono fino in Cina.
- Continua ad avere una spiccata propensione al suicidio. Adora i fili elettrici. Quelli del computer poi non ne parliamo, è il suo paradiso. Pure finisce fulminato.
- Lo sto addestrando alla perfezione. Se cammino mi segue combattendo le scarpe, se lo chiamo corre da me, se lo sgrido mi guarda inclinando la testa tipo pupazzetto Trudy. Si, ok parlo col gatto ma c’è bisogno pure di qualcuno che gli faccia capire le cose. SuperM per farlo stare buono gli dice "Cuccia!", non so se mi spiego. Che poi si mette pure a parlare e ad accarezzare la piantina di pomodorino se è per questo. Siamo in completa anarchia senile, lo so.
- Divide il suo tempo tra il sonno profondo e la pazzarìa più sfrenata. Corre a destra e sinistra per la casa e, non avendo ancora ben presente le distanze, va a sbattere contro le porte o i mobili per poi arruffarsi tutto come chissà quale nemico sia stato.
- Gli ho insegnato così bene a fare cacca e pipì che ora se la fa sulle mattonelle, come uno scemo è lì con la zampettina che cerca di coprirla.
- Non ha ancora capito di essere un gatto e quando si vede riflesso parte con una battaglia che manco su Tekken.
Ah, dimenticavo. Non lo voglio a tal punto che per la scelta del nome ho fatto il pazzo perchè gli fosse affibiato quello che volevo io.
Vabbè ma ho la scusante: Silvestro, ribattezzato Silvy, non si poteva proprio sentire.
The pomodorino experiment #2
"E’ vivo, è vivo, è vivo, vivo, lasciate fare a me, ciao caro, adesso ti libererò, il sedativo è pronto?"

Ora si tratta solo di capire se si tratti di gramigna o meno.
Una bella accoppiata

La ragazza a sinistra è chiaramente una regina del pendant in tonalità fluo che, alle 7 del mattino, mi ha quasi provocato un immediato distacco della retina. Niente è lasciato al caso: le tre cinte, i cicci attaccati alla borsa, scarpe, braccialetti, orologio, scritte. Tutto in verde o fucsia rigorosamente fluo. A parte le Converse rosa come Marie Antoinette.
La signora di destra ancora non ha capito che l’abbigliamento balneare in una università ma in gener ein città non è mai una buona scelta. Così come non è idoneo vestire aderente e di beige se si ha un evidentissimo problemino al didietro. E poi che la prossima volta metta su almeno qualcosa di contenitivo! E’ illegale mostrare i dettagli anatomici in questo modo barbaro.
E poi quella mutanda tra le chiappe…
Très chic

Hey tu cuoco, cosa ci fai di buono? Le Frit’ Up!
I più attenti lettori conosceranno sicuramente la violenza culinaria a cui si sottopone assiduamente IsteriaPersonificata, fedele sostenitore del trash foods o, più in generale, del cibo precotto (o quasi) e dei preparati per dolci di ogni specie.
Per chi se lo fosse perso, cliccando qui si verrà catapultati in un suo famigerato tentativo di Zuppa Inglese che ancora mi sogno la notte. Per non parlare di quella torta "shake ‘n bake" che mi fece, molto carinamente, quando lo andai a trovare. Un bustone king size pieno di un preparato a cui doveva essere aggiunto del latte per poi shakerare il tutto per tre minuti ed infornare.
Come tocco di classe, lo ricoprimmo di panna montata che montata non era e che dopo 24 ore cominciò ad assumere una sospetta nuance verdognola assieme ad una consistenza molto simile al muffin da combattimento di Lucy Liu in "Charlie’s Angels". Cemento armato.
Oppure del risotto da microonde pronto in due minuti poi ripassato in padella perchè in due minuti non si era cotto manco per il sasiccio.
Oggi ci propone delle meravigliose patatine fritte da microonde della McCain.
Rabbrividisco.
The pomodorino experiment #1
Tra tutti i geni che posso aver ereditato ad una casalinga disperata, quello che non sono mai riuscito ad ottenere è, senza dubbio, il pollice verde. Balconi fioriti, piante rigogliose, alberi di frutta o anche solo unsemplice geranio nelle mie mani si trasforma automaticamente nel deserto del Sahara.
Io non ho il pollice verde, ho il pollice della morte con i teschietti disegnati sull’unghia.
SuperM, invece, è la regina del giardino. Però diciamo che cose come stanno: lei bara spudoratamente. Si, perchè lei droga le piante con una speciale miscela di sua invenzione fatta di due marche diverse di concime liquido più l’ingrediente X che non fa altro che trasformare qualsiasi vaso in una giungla con tanto di popolazione in espansione.
Piante che normalmente dovrebbero avere un diametro tra in 15 ed i 20 cm, in mano a SuperM raggiungono la media del metro.
Ho sempre avuto un brutto rapporto con le piante. Nonostante il mio massimo impegno, sono arrivato alla conclusione che sono loro ad essere strane o forse sono io che non le amo abbastanza. SuperM ad esempio ci parla. Ci fa certe chiacchierate che manco io con la mia Maria De Filippi immaginaria che mi fa sempre compagnia.
In apparenza sono robuste e poi, di colpo, muoiono. Non si sa perchè e non c’è niente da fare. Come capita a volte alle persone che la sera prima stanno bene e poi le ritrovi senza vita il mattino dopo dentro al letto.
Cominciai la mia avventura partendo dai semi di ogni tipo di piantina. In genere fresie o margherite. Roba facile insomma. Piante che crescerebbero pure senza il minimo intervento umano. A me, l’istante dopo aver germogliato, andavano in putrefazione.
Ho provato con i bulbi di tulipano comprati ad Amsterdam. Ne erano una 30ina e ne uscirono 5, di cui solo uno fece un fiore nero. Con mio iniziale grandissimo vanto per aver fatto crescere il tulipano nero introvabile de "La stella della Senna", mi accorsi ben presto che era nero perchè marcio.
Provai con un bulbo già bello e pronto con tanto di fiore e odoroso. Il giorno dopo era tutto curvo e mezzo mollo.
Provai con la piantina acquatica dell’Ikea, ma solo lo stress per cambiare l’acqua manco fosse un pesce rosso mi ha portato ad odiarla. Io non volevo ucciderla, è lei che si è suicidata da sola per salvaguardare la mia sanità mentale. E’ stata una pianta coraggiosa che mi ha voluto molto bene.
Ho provato con il basilico e il rosmarino, ma il primo diventò dopo tre giorni di un bel giallo canarino e il secondo perse tutti gli aghi come gli alberi di Natale esposti accanto al termosifone acceso a temperatura equatroiale.
Ho tentato con una pianta di peperoncino messicano con tutti i peperoncini già germogliati. Roba facile. Bisognava solo evitare di farla morire. Rimasero solo i peperoncini attaccati a dei rami rinsecchiti. Si, ok, dimenticai di innaffiarla dal 12 al 16 agosto, ma questo è solo un dettaglio.
Le mie più grandi soddisfazioni sono però delle piante che ho nella casa al mare. Soddisfazioni parziali perchè sono comunque sotto droga dalla mano di SuperM con cui si intrattengono allegramente parlando del più e del meno mentre io mi limito ad un più generico "cazzo, siete ancora vive, ma che brave".
Fuori al mio balcone ho una pianta grassa, davvero difficile ucciderla a meno che non confonda l’innafiatoio con il bottiglione del Lyso Form, ed una pianta dai fiori blu da me ribattezzata Highly. Da Highlander - l’ultimo immortale.
Io la lascio lì al freddo invernale e al caldo estivo, la innaffio quando capita ma lei ha proprio una voglia di vivere inside che la fa resistere ormai da 3 anni. Secondo me è in piena crisi di identità e si sente una pianta grassa, ne sono convinto.
La mia altra soddisfazione è il tentativo di far crescere un avocado da un seme. Piantai tre bei noccioli in un vaso: uno ha evidentemente abortito visto che non se ne ha più traccia, dagli altri due nacquero due belle piantine. Una non ha retto all’estate, l’atra è bella ringalluzzita. Secondo me, come la pianta del balcone, si sente una pianta grassa visto che resiste anche alla temperatura inveranle che sfiora i 2 gradi e una media di pioggia di 24 giorni al mese.
L’altra volta, alla Feltrinelli, ho comprato un microgiardino per constatare il mio effettivo grado di inettitudine giardiniera e, tra le varie vittime sacrificali che mi si paravano innanzi sotto forma di lattina, la mia scelta è ricaduta sul pomodorino.
E’ una roba facile facile: si stappa, si innaffia due volte a settimana e deve essere esposta al sole. Che ci vuole, no?

Diciamo però che due giorni di pioggia e una luce praticamente nulla non è che sia proprio un buon inizio.
E’ che dopo uno si sente proprio bene con se stesso
Gli effetti positivi della corsa pomeridian-notturna a via Caracciolo o sulla spiaggia, che ho ricominciato rigorosamente ad effettuare minimo 3 volte a settimana, presenta da sempre svariati effetti positivi che incentivano in gran misura la mia smodata passione per lo sport di cui tutti sono da anni a conoscenza. Bella questa.
Ad esempio non so se mi piace di più svegliarmi il giorno dopo con l’agilità di un paraplegico, fare amblìmblò su dove mi uscirà la prossima vescica, respirare a pieni polmoni lo smog del motorino iperlucido del tamarro di turno che guida sopra il marciapiede per secutare le vrenzole che fanno le vasche truccate come il peggior trans di piazza Garibaldi, affannare dopo 3 minuti con lingua felpata penzoloni per seguire con il labiale le parole delle canzoni dell’mp3 invece di effettuare una normale respirazione, incontrare gente alla quale si vorrebbe dare un bel calcio dietro la testa o scambiare per amicizie dimenticate dei palesi tentativi di abbordaggio che, come si sa, non ci arrivo manco con un disegnino.
Come mi rilassa tutto ciò. Ah si.
Quel genio del designer

Non so, ma io noto una certa somiglianza con un oggetto con uso nettamente diverso da quello dell’arricciacapelli.
Quando mancano le basi è inutile
Io non è che vorrei fare la Karen Walker della situazione con dito indice che sale e scende zigzagando mentre dice "Tesoro, cos’è quella roba che ti sei messa addosso?", ma qui non saprei davvero da dove cominciare.

Il reggiseno poco contenitivo? il coraggio per aver indossato la maglietta scopri-panza? il pantalone ascellare con cinta da uomo? La borsa con salvagente e nodi marinari che ahimè non si vede?
Questi giorni in riva al mar non potrò dimenticar
Andare al mare durante un ponte non è mai stata una buona idea.
Troppa gente, troppo traffico, tutti uno nguoll a nat, mare non troppo pulito, casino ovunque, ma tant’è che quest’anno il mio agognato primo bagno, che generalmente viene fatto verso Pasqua, è rovinosamente slittato fino a questo weekend.
Ed è facile notare come certe tipologie di ragazzi e ragazze si ripresentano con la classica puntualità di sempre. Ecco perchè, questro post non è solo una fenomenologia delle classiche tipologie di tipi da spiaggia che già feci tempo addietro ma una pratica guida per maschietti e femminucce che si appropinquano a passare una giornata al mare per evitare di commettere gli errori più fatali.
IL SURFISTA
Ebbene si, si porta ancora quel costume a pantaloncino largo a vita bassa che finisce praticamente alle caviglie. Praticamente si va al mare col pantalone, ti abbronzi e torni a casa con due gambe come la faccia di Mercoledì Adams mentre il resto del corpo assume una colorazione rosso Tiziano. Un’ottima scelta per il mare sopratutto se ci sono i cavalloni: due secondi netti e ci si riempie di sabbia che per toglierla ci vuole la mano del Pateterno.
Ok che il costume da surfista va di moda, ma non va assolutamente di moda la mutanda UOMO che esce da sotto. Le regole sono semplici: o si evita la mutanda sotto e si sta con la chiappa scostumata che quasi si mostra pure l’intestino o, ipotesi migliore, si indossa uno Speedo. Se si ha una bella chiappa, l’ipotesi uno è ben accetta. Se la chiappa è tipo 90enne, via dalla spiaggia.
Alternativa vlidissima, si brucia il costume da surfista. Che mi sembra sempre un’ottima mossa.
LA FASCIA PER CAPELLI
Se avete una stempiatura quanto un piattino da dolce, che utilizzo può mai avere se non quello di offrire, a fine giornata, un bel tocco bicolore sulla fronte effetto Ringo? pioi vallo a trovare un fondotinta che ti copre il danno. Solo una pittura dal ferramenta potrebbe essere di serio aiuto.
LA MUTANDA
C’è gente che ancora va al mare in mutanda: Slip o boxer rigorosamente Armani o Dolce & Gabbana. Perchè in capa loro fa fico. In realtà è qualcosa di una tristezza incommensurabile quasi come quella di andarsi a fare un giro nella zona nudista con gli occhiali da sole o di tuffarsi a mare nella suddetta zona con maschera e boccaglio.
L’OCCHIALUTO FASHION
Ultimamente vanno di moda quegli occhiali con montatura che più grande è, meglio è. Perfetto. Indossati al mare regalano a fine giornata un meraviglioso effetto Panda che solo loro riescono ad offrire. Un autentico marchio di fabbrica come quelle orrende lettere king size sulle stanghette che si ritrovano stampate paro paro sulle tempie. Di uno chic ma di uno chic che mamma mia.
L’ESTETISTA QUESTA SCONOSCIUTA
Sul lettino non è per niente carino o educato aprire le gambe a 180° per ravanare nella Iolanda alla ricerca di brufoli da spremere o, pinzetta alla mano, peli da estirpare. Questa è qualcosa che la gente non capirà mai. E’ allo stesso livello del discorso dei punti neri o di quelli che si fanno lo scrub a riva con la sabbia.
LA CULONA
Non sei per strada che se hai il culone te lo copri con un maglioncino. Che poi, a mio avviso, risalta il problema perchè si vede questa bandiera svolazzante ad altezza reni, ma vabbè. Hai il culone? Bene! Fottitene! Basta solo che stai lontana dai tanga e dai microbikini.
NON HO L’ETA’
LE 50/60enni oversize farebbero bene a evitare di sbatterci in faccia la loro settima di reggiseno in un topless da arrevotamento di panza. Non siete più delle uagliuncielle, su. Fatevene una ragione. Costume intero e via. Fosse per me, Burka all day.
I TATUATI
Lo diciamo che quelli che si fecero il tatuaggio 6/7 anni fa, quando scoppiò la moda dell’ideogramma cinese o del maori o del tribale, ora stanno tutti scolorendo e da un bel nero ora si ritrovano con un osceno verde scuro ed con un disegno un po’ deformato? Bell’idea quella delle ali in mezzo alla schiena o del drago cinese in mezzo al petto o del filo spinato attorcigliato alla gamba. Ah si.
Sono troppo polemico. Questi giorni al mare invece di rilassarmi, mi rendono sempre più acido.





