Ogni qual volta mi trovo sul binario di Piazza Garibaldi in attesa di prendere un treno sono sempre assalito da due sentimenti contrastanti: da un lato un terrore autentico e puro per dover condividere lo scompartimento, per un periodo di tempo che va da un minimo di due ore ad un massimo di otto, con un gruppetto di figuri uscito da un film di Kusturica (perchè non si può sempre stare con l’iPod nelle orecchie o con la testa buttata dentro a "Mi raccomando: tutti vestiti bene" di Sedaris o con lo sguardo perso verso l’orizzonte anche se l’orizzonte è l’interno di una galleria infinita), dall’altro provo una gioia immensa perchè inganno il tempo blocchetto e penna alla mano e prendo appunti per un post come questo.
Ecco, in rapida rassegna, chi ho incontrato tra andata e ritorno.
IL NARCOLETTICO
Il viaggiatore da me più invidiato perchè appena si diede l’occhio gli diventa lucido e mezzo secondo dopo è lì con la bocca spalancata che meriterebbe un bel ragno in bocca come il miglior cartone animato che si rispetti.
Il narcolettico era caruccio assai, aveva quel che di trucido che non guasta mai che si è palesato in tutta la sua prorompente tamarraggine quando, arrivato a Roma, ha mugugnato qualcosa di ingnoto alla fidanzata via cellulare mentre si grattava il pacco inserendo fino a metà avambraccio all’interno del pantaloncino.
Dettaglio di non poco conto, era compeltamente depilato. Praticamente un maialino d’india che faceva "uè uè". Visto che anni fa, sul mercato dei giocattoli, uscì con grande successo l’orso parlante Ciro con la sua tipica parlantina napoletana e la cravattina col golfo di Napoli disegnata, direi che a questo punto potrei giocare la carta di un maialino d’india tamarro. Sarà un successone, lo so.
LE VECCHIE COL MORTO NELLE VALIGIE
Uno le vede belline che salutano educatamente, si accertano se i posti siano effettivamente quelli o meno, offrono i loro giornaletti dal gossip più infimo finchè decidono di posizionare le valigie sulla grata superiore e, con sguardo languido e sofferente con optional di "uh, ah" vari, costringono ad aiutarle.
A me va pure bene, si deve essere sempre pronti e gentili con le vecchiette, fare attraversare la strada, portare la spesa, salire 5 piani e sbloccarle l’attenzione, trovare un numero di telefono, caricare i bagagli. Così come si deve sempre essere pronti a ridere se scivolano in mezzo alla via, ma questo è un’altro paio di maniche ed è qualcosa che non riuscirò mai a tenere a freno.
Dicevo che bisogna aiutarle. Si certo. A meno che non decidano di riempire le valigie di mattoni e pietre. Manco fossero salite a Massa Carrara. Mortacci loro.
LA SUORA
Non chiedetemi come sia possibile ma le suore si stanno sostituendo ai giapponesi. Anzi diciamo le cose con ordine: I napoletani si sono sostituiti ai giapponesi, e le suore si sono sostituite ai napoletani.
Comunque io avevo l’iSuora: iPod nelle orecchie e cellulare di ultima generazione. Mancava cacciasse il portatile da sotto il gonnone e poi sarebbe diventata amica mia.
LA FRANSCESE INCAZZOSA
Io odio i francesi, è una cosa nota a tutti oramai. Però quando l’ho vista che educatamente ha implorato aiuto per ricaricarle il telefono cellulare perchè doveva telefonare alla mamma, ammetto che mi si è stretto il cuore ed ero lì lì pronto a ricredermi sui francesi spocchiosi, snob, maleducati e sprucidi. Anzi, ammetto che il primo istinto che ho avuto è stato dirle "Potevi mandarmi quel manzo altro 8 metri del tuo fidanzato, no?".
Ma comunque ero lì a caricarle una Tim accorgendomi che, in effetti, le operatirci parlano troppo e rincoglioniscono con le loro offerte quando è arrivata un’americana che reclamava il posto dove era seduta la fanciulla francese. Ero lì per spiegarle che di lì a 1 minuto sarebbe andata via quando la francese ha esordito con un gentilissimo "Wait a minute, shit!" allargando le mani e sventolandone una all’americana. Il tutto prima di rivolgersi a me con un sorriso a 2000 denti.
E lì mi sono ricordato perchè odio i francesi. Io l’avrei presa per quei quattro capelli unti e trascinata dalla carrozza 1 alla 11 andata e ritorno con pausa caffè al bar. Ma vabbè.
Va via ma dopo 5 minuti ritorna con un bigliettino ed una penna chiedendomi qualcosa in francese, dopo averle spiegato che la mia espressione da mucca che guarda i treni era dovuta alla mia completa ignoranza della lingua francese, mi rispiega in francese cosa voleva. Di nuovo. Di nuovo. E di nuovo.
Dopo il mio quinto "I don’t speak french" credo che abbia capito mandandomi elegantemente affanculo con tanto di dito medio allegrotto.
LA FRANSCESE CHE VOLEVA SOCIALIZZARE
Io guardavo il panorama, lei guardava il panorama e mi sorrideva. Io guardavo il cellulare, lei guardava il suo e sorrideva. Io leggevo, e lei leggeva la sua inquetante "Guida all’Italia a piedi". Io volevo fare un video del mare elei sorrideva inclinando la testa.
Sono persone come questa che vanno ad ammazzare la gente per poi indossare il panama e prendere l’aperitivo in piazzetta, che si sappia.
I SICILIANI
C’era Pippo e Carmen. Carichi di tutto. Arancini, cassate, cannoli, radioline, melenzane, peperoni….di tutto. Vederli era uno spettacolo.
C’è mancato tanto così che non indossassi camicia bianca e bandana rossa al collo e mi mettessi a cantare "ciuri ciuri".
luglio 3rd, 2008 | Category: PsychoLife | Comments (17)