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Archive for agosto, 2008

E mentre guardo il mare nella testa ho una canzone che mi ronza

Il fatto è che da quando ho letto "l’isola che brucia" di Gianni Farinetti (un giallo con ambientazione cripto-ranocchia) sono entrato in botta completa per la vacanza isolana. A maggio andai a Capri per un romanticissimo weekend, questa estate è toccata a Ponza ed è facile immaginare quale sarà la mia prossima meta. In realtà in mezzo ci sarebbero già un paio di altri viaggetti già organizzati, ma l’idea dell’isola oramai sta sempre qua.
Grazie all’amichetta mia Drunken Fairy più organizzata di me, riesco ad avere il numero di una tale signora Anna che aveva una casettina libera proprio nel periodo che interessava a me. Dopo averla chiamata per sapere giusto due cose del tipo dov’era la casa, com’era fatta, se aveva un terrazzo, un balcone, le lenzuola ci sono, l’asciugacapelli anche, la cucina è a gas o a bombola, l’acqua è potabile, la televisione cè, la radio e, ovviamente il prezzo, decidiamo di prenderla nonostante alla mia domanda "ma è fronte mare?" lei abbia risposto due volte "fronto? fronte? more? fronte mare?".
Continuo a credere di aver parlato in realtà con la madre 95enne che veniva parcheggiata fuori alla strada a fare il tombolo. Me la sarei portata a casa in valigia se solo avessi avuto spazio.
Pago il vaglia, mi metto d’accordo con la signora sempre troppo sbrigativa tanto che già ero pronto con la mano libera a fare il numero de "Le iene" o di "Striscia" per denunciare la truffa. Era così alla come viene che quando le dissi a che ora sarei arrivato esordì con un "ok, vi lascio le chiavi fuori la porta. Voi entrate". Ed è stato a quel punto che ho pensato seriamente di portarmi la Quechua col sacco a pelo.
Il giorno della partenza ci imbarchiamo e abbiamo la fortuna di trovare il mare forza nove, fuggire si ma dove, zà zà. no questa è un’altra cosa. Comunque il viaggio è stato così un incubo che signorini caremar sgambettavano su e giù per distribuire sacchettini portavomito. Io non ho accusato niente, con un caffè in corpo che dovevo vomitare? Mica come quei geni che si esano mangiati mezzo bar prima di mettersi in viaggio. Sciocchi.
Arriviamo, abbiamo un primo scontro con i simpaticissimi e disponibilissimi isolani, prendiamo un incubo di autobus ed arriviamo a casa dove inaspettatamenteci aspetta la signora Anna che indica la casa a cui è attaccata la chiave e scappa dicendo "poi ci vediamo". Praticamente pensavo di entrare nella casa delle torture di "Saw II".

In realtà ero il solito napoletano malfidato che pensa che chiunque sta lì per mettertelo in quel posto. In senso metaforico del termine. La casa era bellina, piccina, con terrazzo da un lato e balconcino che affacciava su due cale spettacolari e su Palmarola tanto che ancora rimpiango le nostre aperitivi e le nostre cenette a lume di candela lì fuori.

Ma passiamo agli avvenimenti, in ordine sparso, che possono essere utilizzati anche come mini guida di sopravvivenza per il viaggiatore inesperto:

- Io odio i Ponziani, ma soprattutto odio quella vecchia malefica col cappellino a paglietta tarlato che fa i biglietti dell’autobus allo stazionamento del porto. Quella che stacca i biglietti con quel pollice destro a cui ha applicato quel gommino verde fetente.
Io mi rendo pur conto che fa un lavoro di merda ma è una che non ha la minima capacità di relazionarsi con il turista. Urla in testa a chiunque come se fosse ovvio capire quello che sta pensando, prima dice di mettere la valigia dietro, poi dice di metterla dietro l’autista, poi di portarla dietro, poi di pagare prima, poi di pagare dopo. In bocca un’intero set di Samsonite si merita. Dopo 4 giorni l’ho messa in modalità off. In qualche modo si deve pur stare tranquilli.

- Il mare è spettacolare. Mai visti dei colori così, dell’acqua così pulita e tutti quei pescetti che nuotano addosso indisturbati. Consiglio a tutti di fare il mega giro turistico con il Korsar: 20 euri per gita a Palmarola, Gavi, tutto il giro di Ponza, pranzo offerto, tanto vino che va in testa all’istante, il capitano che prende la chitarrella e parte il karaoke con il classico repertorio estivo ma anche balli al tramonto sul tetto. Non andate da altri che sembrano dei barconi che devono sbarcare a Lampedusa. State a sentire me: o Korsar o niente.
Ok, dovete essere fortunati con la compagnia: io avevo uno che quando cantava la canzone di Britti e arrivava "il tempo va passano le ore e finalmente faremo l’amore" strizzava all’occhio alla compagna come a dire "stanotte che ti combino, ti apro come una cozza". A parte lui e due sociopatiche che si sono spacciate prima per napoletane, poi per casertane e poi per salernitane. Se stavamo ancora assieme usciva fuori che erano siciliane.

- Le Cale dove fare il bagno sono meravigliose, peccato per gli scogli. Se avete voglia di fare il gabbiano appollaiato sullo scoglio, buon per voi. Per tutti gli altri, noleggiate il gommoncino e andate in giro per fatti vostri. Ah, lì noleggiano tutto, pure la madre. Basta che si paghi e danno tutto.
- Il Frontone è l’unica spiaggia attrezzata. Indi per cui, vi fanno cagare sangue anche una coca cola (5€), due lettini e un ombrellone (30€), un caffè (2€), un primo piatto con bibita visto che i panini sono troppo cheap per essere proposti (16€), un mojito (10€). Più i 4€ per la barchetta che porta dal porto alla spiaggia e viceversa. Mortacci loro.
Hanno ragione Cristicchi e Pier Cortese: "Sono andato al Frontone, per un aperitivo, ho comprato un Mojito e m’hanno spellato vivo! Spellato vivo!".
Il posto però è splendido, sia il lido coi suoi cuscinoni e le panchine in pietra, sia il mare sebbene sia sempre stracolmo di barche e di gente.
Ah, è famoso per l’aperitivo. Alle 19.30 sbarcano una marea di cuozzi che fino a quel momento erano a fare i chiachielli sul mega gommone a sentire Gigi e Anna a tutto volume, a farsi di vino e coca. Non la cola.
- Stesso discorso del Frontone è per l’aperitivo alle Terrazze dell’Hotel Chiaia di Luna. 15€ un mojito. E hanno avuto il coraggio di offrire due pizze margherite tagliate a cubetti a 200 persone. E la gente non si è ribellata. Io avrei capeggiato una spedizione punitiva da terminare con lo svaligiamento della cucina.
- Se volete cenare fuori andate al Ritrovo dei Naviganti al porto. Un’altro buco in petto ma questa volta meritatissimo. Vassoi di carpacci, astici, aragoste, gamberoni…a ripensarci mi viene la bava alla bocca.

Non contenti il giorno della partenza siamo tornati nell’area ristoro mattutina per due insalate. 12€. A testa.
- E’ fondamentale girare con una barchetta ma soprattutto c’è bisogno assolutamente di essere sempre armati di occhialini. Solo così è possibile scoprire grotte, grotticine e spiaggette altrimenti inaccessibili. Come la cala del cuore sanguinante, quella dell’arco naturale, quella del relitto sommerso o quella dello zolfo dove, armati di buona volontà si spacca la roccia, la si bagna e la si distrugge per fare una pastella tipo scrub da mettere sul corpo, fare asciugare e poi risciaquare. Altro che Spa.

- I tramonti sono qualocosa di romantico all’ennesima potenza. Da qualunque parte e con qualsiasi angolazione. Meglio se con il proprio womo. Anche se tutto cotto.

Lo so, ho scritto troppo. Se vi scocciate di leggere vi capisco.

Istinto materno

Driiiiiiiiiiin

Italian Psycho: Pronto?
SuperM: Senti…lo sai il gabbiano di Sepùlveda?
IP: La gabbianella, non il gabbiano. Quella col gatto.
SM: Gabbianella…gatto…si ok. E sai un diario online?
IP: Blog.
SM: No, comincia per B, poi c’è uno spazio, spazio, G, spazio, spazio, R.
IP: Blog.
SM: Ma non ci va.
IP: Ma è blog. Ora abbiamo finito di tappare le caselle e mi chiedi almeno come sto?
SM: Sempre a pazzo stai tu, sempre!

Qua o c’è un’ansia da "chi l’ha visto?" o un disinteresse che manco uno zingaro azzoppato al semaforo. La via di mezzo non è mai contemplata.

Il duro scontro con la realtà

Ebbene si, nonostante le apparenze è lo stesso panino.

Ah già, avrei un blog da aggiornare

In realtà avrei voluto scrivere già qualcosa verso i primi di agosto quando, complice una rapida trasferta a casa di Isteria Personificata, avevo libero accesso ad un mini pc con schermetto così mini che per i Puffi sarebbe stato tranquillamente uno schermo superpanoramico da cinema.
Ma alla fine ho avuto troppo da fare nel calarmi perfettamente nel ruolo di Bree Van De Kamp, armarmi di buona volontà e donare una parvenza di ordine in quella casa infernale partendo da un armadio che conteneva più morti di un cimitero indiano.
E’ stato meraviglioso quando Isteria voleva ancora conservare il suo maglione Diesel della quarta ginnasio ormai scolorito, pieno di pelucchi e di otto taglie in più mentre con naturale sadismo l’ho gettato nella pila contrassegnata dal cartello "rogo". Per non parlare di altri pulloverini così anni 80 che manco nei balletti della Cuccarini a "Fantastico".
A parte la parentesi romana, c’è stata quella balneare, seguita da quella isolana, poi di nuovo balneare e, infine, cittadina. Ma di questo ed altro ancora ci sarà tempo per parlarne, per ora ho solo avuto il tempo di scaricare le mie foto estive. Appena 964. Peggio di un giapponese, I know.
Poi ho avuto anche giusto il tempo di farmi esplodere il timpano appena prima di tornare a casa. Che poi è finita che la capa mia non è buona e non vuole capire che all’età mia non si dovrebbe fare il gradasso, tuffarsi dal ponte superiore di una barca e accappottarsi miseramente davanti a tutti.
Vabbè si, insomma, sono più o meno tornato. Giusto il tempo di ricapitolare.

Ah, sentitevi liberi di presentarvi a casa mia per formattare e/o rimettere a posto il mio pc una volta e per tutte. Non opporrò resistenza alcuna. Sono davvero alla frutta.