Facebook è un social network meraviglioso: tra le sue primarie finalità ha quella di offrire la possibilità, senza dover scrivere una lettera alla Carrà e accendere un cero a Boncompagni, di farti ritrovare vecchi amici con cui, per un motivo o un’altro, ci si è persi di vista.
Anche se si abita ancora nella stessa città, ovvio. Perchè si sa che, crescendo, cambiano le abitudini, le amicizie e gli interessi e si è costretti, chi più chi meno, a fare una selezione degli amici che vengono falciati alla fine di ogni ciclo di vita: asilo, elementari, medie, pomiciate delle medie, liceo, trombate liceali, università, trombate universitarie, lavoro, trombate lavorative.
Se poi si è gay i cicli impazzano perchè c’è il momento new entry, quello troia, quello persona seria, quello mignotta, quello storia seria, quello pazza isterica, quello pace interiore, quello marciapiede. Una sorta di ciclo Kondratieff applicato alla vita shiny happy people.
Poi, poichè io sono nato qualcosa come diciottomila anni fa e ai tempi ancora non esisteva il cellulare e avevano da poco scoperto il computer, rimanere in contatto era quindi pura utopia. Ho provato con la forma epistolare ma dopo due o tre tentativi dove ero puntualissimo non me ne teneva manco per il sasiccio. Ho provato con il telefono, ma non era come oggi che con l’offerta a 39,95€ al mese puoi fare le urbane, interurbane ed essere connesso ad internet senza limiti di tempo e senza scatto alla risposta. Con l’avvento del Web 2.0 ecco che un pò di gente ricompare: tutti a fare google surfing e qualche viso noto lo si ritrova.
Poi è arrivato Myspace ed ora facebook dove basta digitare un nome e si è subito amici amici: mandi una mail, un messaggino, un MMS, e tutte le amicizie si riallacciano.
Facebook però è un dono che porta la firma del maligno.
Ultimamente mi sono fatto due feste di laurea, e due compleanni e non vedevo i miei amici in giro: vedevo i tag. Non si parlava di come stavano andando le cose ma del guardaroba di Halloween del bestio di PetSociety. Non ci si domandava di lavoro o altro ma se qualcuno aveva aggiunto un virologo pazzo a MyCity. Non si discuteva del bellissimo festival di cinema di arte contemporanea tenuto all’Augusteo ma del record fatto a Brain Accademy.
Facebook è anche il regno della privacy ai minimi termini: o si fa come me che appena scrivono in bacheca un messaggio troppo personale sono lì che cancello senza pietà o è la fine. Tutti sapranno che eri tu quello che venerdì sera si rotolava ubriaco nella munnezza di piazzetta rodinò vestito da Lamù o che eri tu che hai vomitato un kebab sul C16.
Poi c’è il discorso degli amici. C’è chi vuole fare andare in tilt il contatore e aggiunge pure, cito, "la Madonna", "Uan" e "Chef Tony" e chi, come me, fa una selezione all’ingesso rigidissima:
– Ci conosciamo? Bene, ti aggiungo.
– Non ci conosciamo? Vai vi a mò mò.
– Non ci conosciamo ma sei ragazza? Ti mando un messaggio di tre battute se no te la tiri e pensi che ti vengo dietro. Non ti aggiungo, ovvio.
– Non ci conosciamo ma sei ragazzo e carino? Ti mando un messaggio carino e se sei simpatico ti aggiungo.
– Non ci conosciamo e abiti all’estero? Scappa.
– Sei una ex? Ma si, ricordiamo i bei tempi!
– Sei una ex di cui ho ancora una maglia dell’Hard Rock Cafè Honolulu che stai ancora cercando? L’utente da lei cercato è al momento in Nuova Guinea.
– Sei un ex? Non ti fare mai vedere o ti spezzo le dita.
E poi io vorrei creare un gruppo, oltre all’applicazione "Gira la Moda" che mi farà diventare ricco ricchissimo a tempo di record e sarà il punto di partenza per la mia ascesa al potere supremo, per convincere il Sig. Facebook a inserire un’opzione facile facile che non gli costa proprio niente ma che mi renderebbe la persona più felice del social network.
Quando arriva una richiesta di amicizia, questa la si può confermare e quindi si diventa amici amici oppure la si ignora, finisce nel dimenticatoio e nessuno saprà mai che l’altra persona ti ha ignorato.
Ecco io voglio l’opzione che esplicitamente dice che ti ho bocciato.
Tipo con un ex può sempre far comodo, ma soprattutto con tutta quella valanga di compagni delle medie e del liceo che sono stati il mio incubo segreto, ma mica tanto, per otto anni e che ora fanno gli amichetti felici scodinzolando dalle loro foto fashion. Vi boccio, sappiatelo.
Io sono incollato su quel cose e se la conferma di amicizia non vi arriva entro 3 secondi netti è perchè vi odio e dovete andare a raccogliere le chiavi in una piscina di fango alla Talpa.
Però una cosa positiva in facebook c’è.
Cosa succede se ai tempi della scuola uno che era un ranocchietto emaciato moniciglio obeso con la pelle unta e una capigliatura improbabile veniva preso per il culo per il suo aspetto da bidet con le ruote e il suo essere vagamente finocchio mentre ora tutti quelli che lo perculeggiavano hanno perso i capelli, sembra che abbiano 45 anni, sono obesi, sposati e pieni di corna mentre il suddetto ranocchietto si è compeltamente trasformato lasciando tutti meravigliati e a bocca aperta che a stento lo riconoscono?
Certe soddisfaziuoni sono come il vino: invecchiando sono più gustose.
Ci sarebbe pure da scrivere delle applicazioni inutili che odio con tutto me stesso e oltre, delle trilioni di cause da "salviamo la i nani da giardino" a "salviamo Mauro Repetto"e degli stupidi test tipo "che nano sei?", "che piatto sei?", "che personaggio storico sei?", "qualto sei alcolizzaro?", "che tipo di ira sei?".
Oppure quella che preferisco: "quanto te la tiri?". Tanto, tantissimo.
ottobre 30th, 2008 | Category: PsychoLife | Comments (20)