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Archive for maggio, 2009

Ciao Papà

Se potessi far tornare indietro il mondo 
Farei tornare poi senz’altro te 
Per un attimo di eterno e di profondo 
In cui tutto sembra, sembra niente è 

Per cinque mesi ho tentato di tenerlo fuori da questo blog, ma oggi davvero non ce la faccio.

La sfida finale

In caso di grave crisi internazionale, come successe per l’iperinfalzione degli anni ‘70, i beni rifugio rappresentano da sempre una importante garanzia. E soprattutto danno la certezza che qualsiasi cosa potrebbe succedere, una parte del patrimonio rimane tesaurizzata
Se ciò è vero, e abbiamo articoli su articoli dei più autorevoli quotidiani economici internazionali, è altresì vero che il discorso può essere perfettamente traslato alle crisi derivate dalle esperienze personali.
Un po’ come Picasso che  passò per il periodo blu, rosa, africano, analitico e sintetico, io passo, con l’agilità di un levriero inglese ad accumulare beni rifugio in quantità più che maggiori alla reale capacità del mio armadio ormai allo strenuo delle forze. E non c’è legge dell’impenetrabilità dei corpi che tenga.
Sono passato per il periodo scarpe in cui, come sognante e spregiudicata Carry Bradshaw, appagavo i miei bisogni compulsivi invece di agognare gli oggetti del desiderio appannando e bagnando di bava le vetrine dei negozi.
Poi c’è stato il momento intimo di cui ho un meraviglioso ricordo delle commesse di Intimissimi e Yamamay e di uno dei negozi più ricchionici della città, che si appostavano fuori al negozio per chiamarmi appena mi intravedevano in lontananza. Ricordo tangibile sono le decine di magliettine, slip, boxer e pantaloncini con tanto di cartellino attaccato.
Il periodo maglietta è qualcosa di ormai costante a cui riconosco le caratteristiche di una immobilizzazione materiale.
Per il momento borse & zaini invece c’è un discorso a parte. E’ come una tassa, un sorta di una tantum indispensabile. E poco importa se per essere acquistata mi invento i più svariati motivi. Ad esempio ho comprato quattro borsoni per quel luogo ormai mistico che alcuni chiamano palestra. Chissà se esisterà davvero.
La botta giubbino arriva invece a inizio saldo invernali dove, incurante di prossime mode, si compra la qualsiasi purchè carino e mettibile con indumenti che necessitano di essere ancora comprati. Vige la regola universale: shopping chiama shopping.
Il periodo jeans invece è il frutto di uno studio finale di politiche di ricerca e sviluppo incrociato. Con un occhio al trend futuro e alla possibilità di rimettere in vita una vecchia moda. L’ho capita solo io questa.
Il punto dolente è il momento accessori vari, ossia la costante di equilibrio di una vita.

Ed è proprio per bilanciarmi che, spinto da un attacco latente di voglia di cambiamento mi sono diretto verso l’ottico per il cambio di paio di occhiali da sole orientandomi, come ogni anno, al tentativo di acquisto di una mascherina in cellulosa (plastica rigida) non tanto cafona (se, lallero!).
L’acquisto dall’ottico è come il taglio di uno stylist: infame.
Si è nel negozio e tutto brilla di luce propria, proviamo due miliardi di occhiali che vengono divisi nella pila dei “si”, dei “forse”, dei “no”, e dei “questi non me li fare proprio provare vade retro” per poi passare alle semifinali e alle finali, sceglierne uno, comprarlo, uscire dal negozio e dire “che cazzo mi sò comprato?”.
Dallo stylist è uguale: due secondi prima, agli specchi magici del salone e tutto perfetto ma quando si esce e ci si specchia su una vetrina pare che ci siamo andati a tagliare i capelli da un “Edward Mani di Forbice” in crisi epilettica e sotto droghe.

La mia personalissima finale dell’occhiale tamarro, perchè non c’è niente di meglio di un occhiale tamarro diciamolo, è stata tenuta da un appassionante corpo a corpo che ha toccato i più alti livelli di trash.
Dolce & Gabbana con scudetto in fronte vs Dolce e Gabbana con bandiera dell’italia a tutta fronte.

Manco ai tre giorni del militare

Oggi, in un atroce tentativo di prendere un po’ di sole in una città trasformata in un esodo biblico senza guida alcuna (perché almeno quando il popolo ebraico uscì verso la Palestina attraverso la penisola del Sinai aveva Mosè, a Napoli c’è il caos cosmico), tra un bagno in una piscina che sembrava una metropolitana giapponese e una sauna dove non c’era manco mezzo posto sul soffitto, ho ben deciso di farmi un bellissimo e solitario massaggio relax da 40 minuti.
La massaggiatrice relax, secondo il mio personale punto di vista, dovrebbe essere un incrocio tra una mummia, una sordomuta e una guaritrice dal tocco terapeutico che appena mette un dito su una qualsiasi parte del corpo sia in grado di provocare un estatico crollo fisico e mentale.
Ecco, la mia era la sorella gemella di Veronika di Lucia Ocone che, per tutta la seduta, è stata colta da una attacco di logorrea in cui ha unilateralmente tentato di convincermi a:

- Evitare latticini e salumi. Hanno troppo sale che si accumula negli eccessi adiposi.
- Mangiare carboidrati la mattina, pochi perché sono fondamentali, e proteine a fottere la sera. Perché se no si accumula solo massa cattiva che a noi ragazzi va a finire sulle maniglie e alle ragazze sulle cosce.
- Mai osare addentare dolci e fritti dopo l’alba. E’ la pesta nera per la linea
- Bere una bottiglietta di acqua Uliveto alla quale si tolgono due bicchieri di acqua per sostituirli con succo di limone. L’utilità me la sono persa.
- Andare a correre almeno 3 volte a settimana e, negli altri giorni, usare una mazza di scopa da far roteare intorno al busto per sciogliere il punto vita. Che io mi sia già visto come una fantastica majorette che lo dico a fare.
- Dulcis in fundo mi ha chiesto, toccandomi l’addome, di intestino come andassi

Praticamente un opuscolo del Ministero della Salute umanizzato.

A questo punto ci mancava solo che mi facesse un esame della prostata in day hospital per stare a posto.

Marina Rei – Sorrido

 

L’unica spiegazione è che Carmen Consoli si sia impossessata di lei.

Trova le differenze

 

Una roba allucinante: Stesse immagini riproposte pari pari in diversi film della Disney.

Non c’è tempo per lo spaparanzo

Oggi, in otto ore di riunione  su Creatività e Innovazione con sette cape diverse, ho sommamente condiviso dal mio palchetto personale  nozioni fondamentali di:

- Kung Fu Panda con collegamenti alla filosofia orientale di Goku, “Hero” e “La foresta dei pugnali volanti”.
- La bomba nucleare che ha modificato radicalmente il concept dei più importanti protagonisti dei cartoni animati giapponesi disegnandoli come un popolo di orfani di padri e madri.
- Mazinga Vs Yattaman, ossia uno stesso format che trae le sue origini dal teatro greco.
- L’aborto e il voto alle donne con i loro sconvolgimenti devastanti: “Gira la Moda” e le collezioni di Barbie. 
- Il differente approccio emozionale dei Puffi, dei Gormiti e gli Exogini con un rapido excursus sulle figurine Panini e gli “Stick & Stack”.
-  La filosofia di Harry Potter e le sue interrelazioni su Facebook.
- Lo spin off e i pinguini di Madagascar

Praticamente mancava solo che parlassi delle coreografie di Pamela Petrarolo a “Non è la Rai” per far capire anche ai muri le mie inclinazioni sessuali.

C’è bisogno di leggerezza

    

O anche solo di sculettare un po’ appena parte nell’iPod.

Cioè questo pare un film di M. Night Shyamalan

 

Già son fuori al cinema, ovvio.

Non la si può lasciare due secondi da sola

La badante, che continua a girovagare per casa minando le basi non più tanto solide del nostro esaurimento nervoso, in un’attimo in cui è stata lasciata da sola a causa di una nostra fuga volontaria da lei medesima ha deciso, visto che domani dovrà festeggiare la cugina e un’amica, di darsi una passata di tinta.
Il colore scelto è una via di mezzo tra JemMemole e Lingonsylt.
In pratica è una groupie 59enne dei Tokio Hotel

SuperM, con una faccia da Niles, le ha detto che sta benissimo. Questo è odio allo stato puro.

On air da Londra

 Fantasticoso Mozzafiatante. *_*

Quando la finezza diventa un valore aggiunto

La prossima volta che mi lamenterò di Intimissimi, sarete in pieno diritto di farmi del male fisico.

Facciamo qualcosa, che so…un gruppo su facebook

Ma il micropantaloncino rosa da passeggio non era, fino ad oggi, un indumento a completo appannaggio dell’universo femminile (vedi Mariah, Paris, J-lo e Sandra Milo) e, a tratti, di una sparuta rappresentanza dell’estremismo gayo di quelli che agitano le mani come piumini per la polvere?
Mi manca completamente l’evento che ha fatto da spartiacque per il mondo teen etero.

Volevo fare una foto, ma ero come in stato di shock.

Soffocare, Angeli e Demoni e pure qualcosa sulle fiamme

Visto che il venerdì pomeriggio è il mio giorno libero, perché si…anche io come le polacche ho il giorno libero, ho deciso di dedicarlo al cinema, dato che l’ultima volta che ho messo piede in un cinema sarà stato per vedere “A visit to the seaside” del 1908, e ad un rapido giro in libreria per trovare qualche altro bel libro da mettere in queue sul comodino.
Ma andiamo con ordine.
E’ uscito “Soffocare“. I motivi per andarlo a vedere di corsa sono due: 1# E’ tratto dal meraviglioso libro di Chuck Palahniuk 2# lo stanno programmando in 3 o 4 sale in tutta Italia quindi o ora o mai più.
Sono di parte, lo dico prima. Questa è una spudorata marchetta verso il film e verso quel genio di Palahniuk in generale. A parte “Cavie” e “La scimmia pensa la scimmia fa” che li ho trovati di un interessante che quasi preferisco la docu-fiction sulle emorroidi delle caprette tibetane. Il libro, ovviamente è molto meglio, ma il film se la cava abbastanza bene. Poi non so se faccio testo visto che mi sono piaciuti anche le trasposizioni cinematografiche dei libri di Bret Eston Ellis. Sarà deformazione, che volete farci.
E’ uscito anche “Angeli e Demoni” con quel chiattone di Tom Hanks che, sarà non marcavo il biglietto dei suoi film da un pezzo, quasi l’ho trovato sopportabile e credibile. Ricordo quando vidi “Cast Away” dove se la giocava con Wilson e fui messo in seria difficoltà. Ma Hanks è uno di quelli che, seguendo la scia di Richard Gere, più invecchia più assomiglia terribilmente ad un manichino.
Il film non è malaccio, anzi. Se si entra nell’ottica del libro di Dan Brown direi che il lavoro che è stato fatto è davvero lodevole. Mica come “il Codice Da Vinci” dove tutto, Amelie inclusa, era messo alla buono e meglio. Poi c’è Pierfrancesco Favino. *sospiro e occhioni a cuoricino* . Insomma, una serata blockbuster in piena regola.
Se invece il cinema vi annoia e voleta spaziare nella lettura, vi consiglio il nuovo bimbo di David Sedaris: “Quando siete inghiottiti dalle fiamme“. Quello di “Holydays on Ice” ma soprattutto quello di “Me parlare bello un giorno” e “Mi raccomando tutti vestiti bene” . Se non lo conoscete, leggete i suoi libri in quest’ordine e mi ringrazierete.

Signs di Patrick Hughes

                                            

Un pò lunghetto come video per un post, ma merita. Eccome se merita.

Passano gli anni, cambiano le stagioni

Ma certe cose, ormai a primavera inoltrata, si ripresenteranno in modo imperituro.
- I pornopapà con i bambini a passeggio.
- Gli elastici degli slip che si cominciano ad intravedere dai pantaloni troppo a vita bassa dei ragazzetti ormonati. Che berranno per diventare così è un mistero. 
- Le vrenzole con la panza da fuori e di Louis Vuitton faveze vestite che si sentono fighe come una Victoria Beckham qualsiasi.
- I cuozzi (corrispettivo maschile delle vrenzole) obesi e mezzi nudi, che a via Caracciolo si sentono in dovere di prendere il sole sugli scogli come un tricheco spiaggiato.
- Io che mi metto a dieta e SuperM contrattacca con la solita frittata di maccheroni triplo strato, carciofi imbottiti e parmigiana di melenzane
- Io che comincio a correre a due passi dal mare.
- Io che mi microfratturo il piede

Uddio, l’ultima ancora non si è avverata…ma datemi tempo. Un mese, massimo un mese e mezzo e sarò il ritorno della Mummia.

On air dalla toscana

E dopo aver ricevuto come bomboniera il tastevin d’argento, mi sembra ormai chiaro che siamo la famiglia Walker. Tutti alcolizzati e c’è pure il ricchione.

Ma che belle stelline

Uno dei prodotti underwear più trucidi in assoluto, presentato come qualcosa di assolutamente indispensabile (con tanto di copiosa bava alla bocca). E’ per questo che adoro il marketing.
Che poi, in concreto, abbia lo stesso effetto di scontro con la realtà di un panino Mc Donald, ci potremmo passare pure duecento giorni a parlarne.

Un fenomeno che non mi saprò mai spiegare


Quello della moltiplicazione dei piatti e delle posate in un pranzo a due dove si mangia solo un primo e due bruschette.