Com’è bello sognar mentre mormora il mar
Contro ogni previsione meteroeologica ma anche di tipica concentrazione di sfighe ed eventi improbabili che si manifestano ogniqualvolta sono in procinto di mettere l’unghia del piede un centimetro oltre la soglia di casa, ho passato il weekend del primo maggio nel mio buen retiro caprese.
Memori dell’orgia di cuozzi sconvolgente che rallegrò animatamente quell’odissea che fu la partenza dello scorso anno, questa volta abbiamo ben deciso di partire il 30 aprile, ossia in piena giornata lavorativa. E in pieno maremoto. Tanto che io, in genere abituato ad andare per mare senza soffire minimamente, ero lì che a metà viaggio avrei voluto strappare gli occhi a Ted e Joan del gruppo americano che ridevano grassamente del su e giù dell’alicafo mentre gli omini della crew distribuivano sacchetti-vomitini a profusione. Ho resistito a stento. Ma ho tenuto puntata la bambina saltellante daventi a me. Sarebbe stata un’ottima punizione decidere di vomitagli nel cappuccio. Poi volevo vedere che bei salti che faceva.
Per il ritorno, direi che siamo stati i soliti sfigati di sempre. Partenza di domenica, giornata scelta dell’Italia intera assieme a mezza Cina per un ritorno intelligente. E, per condire, un tempo che pareva la scena della tempesta de “la maledizione del forziere fantasma” con una puntina de “La tempesta perfetta“.
Ma, come l’anno scorso, andiamo con una semplice e pratica sintesi degli avvenimenti che hanno caratterizzato il weekend e che possono tranquillamente essere usati come miniguida per chi avesse intenzione di passare due o tre giorni di relax caprese.
- Mai andare il primo maggio a Capri: la popolazione sarà composta in egual misura da pseudochiachielli vestiti come appena usciti dall’Holliwood che grugniscono l’un l’altro mangiando una fetta di frittata di maccheroni sulle panchine di Tragara vista faraglioni e turisti stupidi vestiti come in piena estate che si cioncano di freddo e usano i teli degli hotel a mò di parei o scialli. Peggio che vedere “Demoni” di lamberto Bava.
- La passeggiata dell’arco naturale e a villa Jovis è bellissima. E si incontrano un sacco di coppie gay franscesi che emanano zaffate di profumo da qui fino a Parigi.
- Tenere alto il livello di alcol per lanciarsi su Kim Cattrall aka Samantha Jones, prenderla sottobraccio e lanciare noccioline a un ministro delle pari opportunità a caso come una novella coppia Karen/Jack.
- Il Capri Palace, resta e resterà per molto tempo ancora, un mio desiderio irraggiungibile. Ma ho un piano: fare da badante a qualche vecchietto coi soldi che si innamorerà perdutamente di me, mi lascerà tutto ed vivrò di rendita invece di buttare il sangue come sto facendo ora. Dalla regia mi dicono che sono fuori età per fare il mantenuto. Farò da pappone allora, mi bastano 4 o 5 clienti per vivere di percentuale. Qualche 18enne all’ascolto?
- I mocassini di pelo viola di Dsquared2 non di possono vedere. O sono da indossare solo per il discorso del pappone di cui sopra.
- I mocassini di plastica colorata tipo Crocs non possono essere stati concepiti da mente umana.
- Le espadrillas da uomo sono di un frocio che manco una concentrazione di un gay pride, un concerto di Madonna e un concerto a tre di Mina, Patti Pravo e la Bertè messi assieme.
- Vicino casa, ad anacapri, c’è un negozio che si chiama “oltre il giardino” che è una sorta di fioraio di design di quelli che si portano ora. La particolarità è che i fiori sono pochi ma le cose di design sono tante e costano pure relativamente poco.
- Bere una bottiglia di vodka e tre di vino in quattro giorni non è una buona media. E il fegato è ancora lì sul terrazzo che saltella dando i suoi ultimi colpetti di vita.
- Prendere il taxi è come andare al ristorante: 27 euri Anacapri-Marina Grande. Due chilometri scarsi. Non so se rendo.
- Quando si va per case-museo di stranieri che in passato sono sbarcati sull’isola e hanno ben pensato di trasferirsi lì e ve li spacciano come persone dai gusti eclettici sappiate che tutto ciò è sinonimo di accozzaglia di roba presa a caso e messa assieme con un pessimo gusto estetico. Ma è Capri, e non sembra per niente l’anticamera di casa Marzotto.
- I ristoranti-pizzeria sono in realtà solo ristoranti. Ma ci terranno bene a dirlo solo ad acqua e pane arrivato e appena mangiucchiato.
- Si fanno incontri del tutto incontestualizzati. E questa la capiamo in due.
- Camminare tra la folla senza t shirt è orrore allo stato puro. Soprattutto se si è dei tedeschi di 60 anni, grassi e puzzolenti. Se si è dei baldi giovinotti, via tutto e palette coi voti a me.
- Galliano. Non aggiungo altro.
- A Capri manca un pizzettaro. Il mio obiettivo del momento è mettere su un pizzettaro serio con prezzi da fruttivendolo. Che continua ad essere il principale competitor di Dior.
On Air: Fumo Denso – Otto Ohm & Radio Capri

maggio 8th, 2009 at 14:51
Che invidia la casa a Capri!!
maggio 8th, 2009 at 17:36
Chi è che compra la maglietta di topolino??? O_o
maggio 9th, 2009 at 10:19
Angel Si ok, ma andarci col bel tempo non sarebbe male…. :-/
Silvia Ma il pantalone?!?!? Non si vede bene…..ma pure quello è uno spettacolo!
maggio 9th, 2009 at 18:12
Omadonna!!!! E’ vero, il pantalone!!!!!! ._.