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Archive for giugno, 2009

Tim Burton – Alice nel paese delle meraviglie – 10 Marzo 2010

Ogni parola è del tutto superflua.

Per chi se li fosse persi: Johnny Deep nei panni del Cappellaio Matto, Helena Bonham Carter in quelli della Regina di Cuori e Anne Hathaway in quelli della Regina Bianca. Spettacolo.

Mi sono innamorato

Si vabbè, giusto due capelli in più sarebbe proprio l’ideale. E comunque a questo punto non posso che dare piena ragione a lui che ci ha visto lungo già da tempo.

I talloni non li vedo proprio…

O questa è pubblicità subliminale o la mia è deformazione professional-sessuale.

Welcome to Bologna

Credo che trovare casa, o anche solo una stanza, in due giorni sia una di quelle cose che temprano l’esistenza e la marchiano indelebilmente. Ho visto cose che voi umani non potete neanche solo immaginare.
Non è solo per il duro scontro con la realtà. Perché dalle descrizioni le case son tutte belle, ampie e spaziose, poi nella realtà entri in quel gergo in cui capisci al volo che “cucinotto” sta per “nicchia a muro“, che “da vedere” è sinonimo di “pacco colossale” e che “camera silenziosa” lo è perché è così lontana dalla città che quando apri la finestra e guardi giù ti trovi i leprotti che amoreggiano in giardino.
Ecco perchè ho ben deciso, in una eventualità futura, di fare tutto tramite agenzia seria. Gli mollo due soldi in più, mi fa vedere delle foto e una serie di sbattimenti me li potrei saltare a piè pari.
Ma partiamo con ordine nel descrivere alcuni casi umani e le proposte che non dimenticherò mai.

I 3 DARKETTONI. 
Casa un po’ lontana ma mica tanto abitata da tre ragazzi/lavoratori. Mi aprono e si presentano in tutta la loro contentezza: caparezza, uno secco secco con una capa di capelli enorme, un nerd che a tutti i costi voleva fare il simpatico e il sociopatico piercingato che per tutta la durata della visita sarà come se non ci fosse. Tutti e tre in perfetto stile dark. Parevano Qui, Quo e Qua.
Mi mostrano la casa e le loro camere : un agglomerato di moboli riversi sul pavimento coperti di vestiti che manco in una ispezione dell’FBI. La camera matrimoniale destinata a me, era appartenuta ad un tempo a Nonna Papera.
Un parato a fiori anni 40 così brutto ma così brutto che non augurerei neanche al mio peggior ex. E penso di aver detto tutto.
Se poi vogliamo aggiungere che mi hanno sottolineato di essere bravi e tranquilli anche se, ogni pomeriggio ci si incontrava per l’aperitivo in corridoio. Esattamente di fronte alla camera era stato costruito un mobile bar stracolmo di alcolici. Se penso agli aperitivi dark ancora mi si accappona la pelle. 

L’UCRAINA
Cioè, io con più grande soddisfazione da tre settimane a questa parte ho licenziato la badante e dovrei mettermi con un casa un’altra ucraina?  Passo! Pure se è la casa più bella del mondo! Manco i cani!

LA FRIKKETTONA
Dal mio marcato accento meridionale che straripa ogni qual volta metto piede fuori dalla mia città, subito capisce che vengo da Napoli e decide che dobbiamo per forza diventare amici amici amici perchè pure lei è di Napoli. Premessa numero 1: Si è scoperto che era di Salerno e Salerno non è Napoli.  Premessa numero 2: io odio i Salernitani quasi quanto i laureati in lettere.
Si presenta e, mentre parla, si divincola come una tarantolata, si tocca, si spoglia e ci tiene tanto a far vedere che porta delle mutande nere di pizzo.
A parte questo momento di pulp che Tarantino è una pippa, mi mostra questa bellissima casa in pieno centro con salottino che dà su una delle più importanti arterie universitarie, con ampia stanza singola libera da fine giugno, cucina nuova, bagno e due ampi terrazzi.  
Bene, la stanza era grande con una finestra che dava sulla tromba di un ascensore che però il palazzo non ha. Mistero assoluto. Il bagno era un cesso tipo “il peggiore cesso di tutta la Scozia” in Trainspotting e la cucina era dieci volte peggio il peggior cesso della Scozia. I terrazzi erano due tetti dai quali si accedeva dai pedrellini per le fogne. Ecco.
Ero così disperato che avrei anche potuto accettare, ma sono stati tre gli elementi che mi hanno fatto cedere:
1. Conosceva tutti gli homeless e i bancarellari luridi della zona che già me li vedevo ospitati in casa a qualsiasi ora del giorno e della notte pronti ad ammazzarmi nel sonno.
2. C’era un cane che necessitava dell’aria condizionata che aveva preso espressamente per lui. In più, aveva un soffio al cuore.
3. La pianta di aloe nel salotto che aveva un nome e che necessitava di massimo rispetto e devozione. 
L’unico motivo che poteva spingermi a restare era il coinquilino uscente: uno straniero di rara bellezza da cui mi sarei fatto ben volentieri ammazzare nel sonno.

I GATTARI
Ossia quelli che mettono prima di tutto i loro animali. Specialmente gatti. Ed io mica posso tornare a casa e trovare la gatta che mi usa il Mac come la sua lettiera.

THE ARTIST
Casa non male, vicino al lavoro, zona centralissima, ampi spazi, tv, internet, cucina nuova, bagno enorme, tutto apparentemente pulito e in ordine e padrone simpatico anche lui di Salerno. Che non è Napoli, ribadisco.
Fittava due stanze, una singola e una doppia. Peccato che una aveva una finestra che dava nell’androne del palazzo e l’altra mi trovavo la signora di fronte che mi passava il caffè mentre innaffiava le piante. E avevano due soppalchi fatti coi tubi delle impacature. Una roba quasi da cruising gay. Ci si attaccava una sling sotto e via.

Potrei scriverne per altri venti post ma mi fermo qui. Tutto per dire che ci sono, persino vivo. E che il blog mi ha salvato una seconda volta. La prima volta facendomi conoscere il mio womo. La seconda facendomi trovare casa.
Eh si, perché una delle mie coinquiline è proprio lei.

Prossimamente ma mica tanto

ItalianPsycho live @ Bologna.

Cambia la location, arrivano nuovi personaggi, ma la sostanza rimane la stessa.
Sempre che riuscirò a trovare, nella mia sfida contro il tempo, una casa con wifi.
See ya.

Giusto per riprendere il filo

Anche perché le cose o si fanno in grande o niente proprio.

Zoolander – secondo tempo

- Cosa facciamo quando cadiamo da cavallo?
- Risaliamo in sella

Nulla è una fine perchè ogni fine può sempre essere la base per qualcosa di nuovo e diverso.
Keith Haring, Diari