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Archive for Happy

All in all there’s something to live, with you

Quando una relazione è stabile è difficile equivocare sul significato delle parole. Spesso quasi non si ha neppure bisogno di parlarsi. Ci si capisce al volo, prima ancora di aver formulato completamente la frase. Ci si legge nel pensiero.


Una cena a lume di candela preparata in una cucina fin troppo affollata, la voglia di capire quello che sta cucinando per te ma fare finta di niente e subissarlo di richieste di aiuto, supportare prontamente le richieste di caffè alle ore più disparate, ricevere dei regali che fanno sempre ma sempre centro, andare in un ristorante che ok non sarà tutta questa bellezza ma tanto a noi che ci frega, dire sempre la cosa che mi sarei aspettato di sentire senza stare continuamente a mettere i puntini sulle i, capire quando c’è bisogno di sdrammatizzare e con una battuta farmi tornare il sorriso, sapere quando c’è bisogno di fare solo si con la testa, o semplicemente sapere quando mettermi la lingua in bocca per farmi tacere.
E non c’è niente di meglio al mondo che, dopo più di un anno, stia ancora lì a stupirmi come se fosse ieri….ma soprattutto come se mi conoscesse da sempre.
Sempre così ostinatamente Silometri avanti.

Come il sogno più nascosto che c’è

Forse uno dei motivi per cui non sono fidanzato è che io mi sento già da solo una coppia.
Litigo con me stesso, mi parlo, a volte non mi sopporto, a volte mi faccio l’amore, a volte mi manco, a volte mi tradisco, capita che mi racconti bugie, che mi dimentichi degli appuntamenti, e spesso mi vorrei lasciare. Un sacco di volte vorrei prendermi una settimana di tempo da me stesso, senza sentirmi, per scoprire come mi sento.
Una conclusione a cui però sono arrivato è che una delle caratteristiche che dovrà avere il mio futuro ragazzo sarà la capacità di rimanere solo.
Conosco un sacco di persone che non riescono a stare sole, persone che escono tutte le sere, che vanno a trovare chiunque, che si iscrivono a mille corsi: taglio e cucito, funky, step, spinning, aerobica, inglese, spagnolo, balli latinoamericani…
Voglio uno che sa stare da solo e che non sia un regista dell’amore, quelli che immaginano di fare delle cose con il ragazzo che hanno appena incontrato, e si fanno dei veri e propri film.
Andare a vivere insieme, per poter dipingere la casa, entrambi rigorosamente in salopette tutta sporca di vernice, o passare dei week-end in una baita di montagna davanti al fuoco, o stare in camere d’albergo con vasca idromassaggio a lume di candela e la mattina dopo abbondanti colazioni a letto, spremuta d’arancio, brioche con la marmellata e caffé.
Una delle mie immagini preferite è quella della casa sulla spiaggia con vetrate in 16:9, coperti solo da caldi e grandi plaid, abbracciarlo da dietro, e rimanere a osservare una natura ribelle, selvaggia e passionale schiantarsi sulla riva mente gli schiocco un bel bacio sul collo.
Immaginare tutto ciò è molto bello ma onestamente, la realtà cosa può fare?
È un po’ come quando vai a vedere il film del tuo libro preferito: una delusione.
Quindi, meglio mettere da parte i film e rimanere single. Lo status di single poi, mica è così male.
Fino al febbraio scorso sono stato per 7 anni il classico esempio di ragazzo perennemente fidanzato che in meno di un batter d’occhio trovava qualcuno che avrebbe sostituito l’amore precedente. Passavo da storia a storia. Ma perché? Perché alla fine, nel breve periodo, si cerca un sostituto e non si sa stare da soli.
Vedo moltissime persone, tra cui anche miei amici, sempre fidanzati e ogni volta dicono di essere innamorati. Poi finisce una storia e dopo un mese si è nuovamente con un’altra persona: o si è gli uomini più fortunati della terra o sono semplicemente terrorizzai dall’idea di stare soli.
Alla fine la ragione che spinge a questa ricerca disperata è solo insicurezza e incapacità di rimanere soli.
Guardandoli mi viene in mente quando ho imparato ad andare in bicicletta. Era un pomeriggio d’estate, mi ricordo che mia madre mi teneva una mano sotto la sella, dopo un po’ che pedalavo mi sono accorto che mi aveva lasciato, stavo andando da solo.
Avevo imparato.
Mia madre non mi teneva più.
Appena me ne accorsi caddi a terra subito.
Secondo me è esattamente questo il punto. Si crede di aver ancora bisogno di quella mano sotto il sellino.
Ma l’amore non è questo, per lo meno non più secondo me.   
(Thanx to Fabio Volo for the post)

Soddisfazioni

Ci sono canzoni che ti entrano nella testa senza volerlo. Mentre prendi il sole, mentre ritorni dal mare, mentre ti prepari per una uscita, mentre aspetti in macchina che gli altri vadano a comprare le sigarette, mentre fai shopping, mentre lavori, mentre cucini, mentre fai la spesa.
Pensi a tutt’altro ma non c’è nulla da fare, la musica è entrata nella testa e ci si ritrova a canticchiare il ritornello senza nemmeno rendersene conto.
Finche non si sente il bisogno fisico di ascoltare quel pezzo per propria scelta, andare oltre quelle quattro paroline e trovarsi a rivivere un passato per fortuna ben lontano.
E farsi una grassa, grassissima risata.

Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, I’m begging you
Please, please don’t leave me

Do you really think, she can love you more than me
Do you, really, really, think so
Do you really think, she can give you more than me
Baby I know, she won’t
Cause I loved you, unconditionally I gave you even more than I had to give
I was willing for you to die, cause you were more precious to me than my own life

Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, I’m begging you
Please, please don’t leave me

I won’t believe, that you really, really, wanna leave me just because of her
Have you forgot about, all the things, we’ve been through
She was not the one, who was there for you
I loved you unconditionally, I gave you even more than I had to give
I was willing for you to die, cause you were more precious to me than my own life

Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, I’m begging you
Please, please don’t leave me

Don’t leave me
I’m begging
I love you
I need you
I’m dying
I’m crying
I’m begging
Please love me
I love you
I love you
I’m begging
please love me
I’m dying
I’m crying
Please dont’leave me, no,no, no, no, no

Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, I’m begging you
Down on my knees, Down on my knees I’m begging you , you, you

E tre!

Ok, anche questa è andata. Dopo innumerevoli rimandi ce l’abbiamo fatta. Anche perché se non ci sbrigavamo entravo io in sala operatoria e prendevo in mano le redini della situazione. Sono di nuovo zio. Questa volta di un cosino piccolo, di manco 3 Kg, nero nero e terribilmente somigliante a me. Finalmente qualcuno che ha preso qualcosa da me. E speriamo prenda solo questo. Ma cumm’ è bellill!

Summertime and the livin’ is easy

Ogni tanto sparisco, lo so. Abbandono il blog a se stesso, non rispondo ai commenti per un paio di giorni e, ultimamente, metto la pubblicazione automatica dei post. Un po’ come mettere il pilota automatico insomma. E’ che, come al solito, lo stress è tornato più prorompente che mai. Che poi mica sto qua a lamentarmi, eh? Anzi, ora come ora mi ci sguazzo come una foca monaca sul ghiaccio.
Ma vediamo nel dettaglio di farvi fare un po’ di sani cazzacci miei visto che è da un po’ che faccio il vago:

1. Per il momento il discorso universitario è chiuso, se ne riparlerà a settembre e lì saranno cazzi amarissimi. Sorvoliamo sugli ultimi due esami se no qua il fegato parte con le sue fitte lancinanti e di andare con questo caldo avanti ed indietro per il Cardarelli non me ne tiene proprio. Per il momento godiamoci questa estate e basta.
Che poi ogni tanto mi partano le angosce e le paturnie un ora si e l’altra pure è un altro discorso. E comunque su, con un po’ di impegno è fatta. Quasi. Male che vada posso sempre andare a mettere una bomba h fuori al dipartimento di aziendale o indossare un casco integrale e attendere che il prof entri in ascensore per fargli una fetente di mazziata. Si, perché per ora ho deciso di fare del male esclusivamente a cose e persone a me esterne ed ho messo da parte gli istinti suicido-terriristici di farmi saltare in aria legato all’aula di marketing.

2. Mi sto dando allo shopping matto e disperatissimo ostinando a comprare roba rosa. Colore che notoriamente ho sempre ripudiato e disprezzato con tutto me stesso ed oltre. A breve credo subirò una metamorfosi. Se Kafka si trasformò in scarafaggio gigante, io di questo passo mi trasformerò in una fighissima Barbie magia di Pegaso con tanto di diadema sbrilluccicoso. Paura, eh? Però non posso non condividere con voi il migliore acquisto di questa estate 2006: Una maglietta arancione con stampa dei Barbapapà. A breve seguirà foto. E’ che la devo stirare ancora, abbiate pazienza.

3. Si stanno affacciando diverse persone. Vi manca qualche pezzo? E lo so…un po’ di post fa ho cercato di fare capire qualcosa senza entrare nel dettaglio. Comunque…adesso che è il periodo più sbagliato dell’anno per “conoscere” gente.
Alcune vecchie presenze sono state bocciate del tutto perché mi sono rotto ampiamente il cazzo di farmi trattare di merda: Soprattutto dai 19enni con ampie turbe mentali. Ok che nessuno è normale a questa terra e che tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo le nostre follie ma a tutto c’è un limite. Io sono una persona matura ed educata ed ho evitato con tutto me stesso lo scoppio di guerre nucleari, ma giuro su Madonna che alla prossima sparata di cazzo gli infilo l’obelisco di piazza San Pietro su per il culo. Ma alla fine come dice qualcuno “chi se la fa con i bambini finisce pisciato sotto”. E finalmente l’ho capito.
Nel frattempo si stanno affacciando alcune new entry. Per il momento lascio da parte eventuali soprannomi se no mi metto già nei casini prima del tempo. E voi lo sapete, sono un catalizzatore di casini. Sono peggio di Susan Mayer di “Desperate Housewives”. Sappiate che entrambi sono molto ma molto interessanti. Chi per un verso e chi per un altro sono stato piacevolmente colpito. Soprattutto dal fatto che si possa tranquillamente uscire anche dopo le 20 di sera senza subire uno stupro. Ma anche per il fatto che sono persone mature: non di età ma di testa. Finalmente.

4. Il figlio della signora del piano di sopra organizza festini rave ad alto tasso alcolico una sera si e l’altra pure così che, essendo la mia camera esattamente sotto il loro salone, ogni sera dormo dalle 2 alle 3 ore quando finalmente riesco ad abituarmi alle loro sghignazzanti cazzate. Ah, la metà dei giovanotti ha sul cellulare la suoneria della sigla di “Uomini e Donne” di Maria De Filippi. Roba che manco io che sono una mante del trash potrei mai sopportare. Quante probabilità ci sono che siano froci? A quel punto propongo un’orgia. Almeno siamo svegli tutti assieme e ci divertiamo.

5. Dato il mio elevato numero di feste e festini mi ritrovo con una quantità di alcol nel sangue superiore al 180%. Spesso mi sveglio già ubriaco. Credo che forse l’idea degli alcolisti anonimi debba essere ripresa ampiamente in considerazione. Quella dei tossici anonimi invece può attendere, sto ritornando sulla retta via. Quasi. (?).

La storia non si fa con i “se” e neanche con i “ma”

Ok. Ci sono. In piena fibrillazione e con il parlamento interno che festeggia incessantemente ballando "My Hips Don’t Lie"? di Shakira, ci sono. Col cervello adrenalinico come dopo un bungee jumping, ci sono. Volevo dire giusto due paroline. O meglio scoprire un paio di carte.
Quello che scrivo lo capiranno in 4 persone e mezzo, e poco mi interessa, poichè sia qui che e nella real life non ho fatto accenno alcuno a determinate cose che stavano accadendo.

L’attesa è stato il filo conduttore di un paio di mesi. Un po’ per problemi logistici, un po’ per impossibilità sopraggiunte ed un po’ per una bella manicata di paranoie che non mancano mai, è stato lo status di “Stand By"? a farla da padrone.
Almeno finchè non si è deciso di mettersi finalmente in gioco. Ma veramente. Non solo al telefono, non solo via messaggi ma di persona.
E lì ti senti un idiota. Perchè ti rendi conto che sei stato un imbecille completo. Tu, le tue attese del cazzo e le tue paranoie. Tu, le tue dannate pippe mentali, i tuoi dubbi da bambino di due anni e quel terrore uscito da chissà dove.
Perchè in fondo vorresti prenderti a legnate tra i denti per avere quel carattere che ti porta ad avere irrimediabilmente tutto sotto controllo e ad essere sempre fin troppo razionale.
Anche perchè potevano mandarti a fanculo in un nanosecondo invece di stare appresso a queste menate da quattro soldi. Potevano fuggire a gambe levate e campare molto meglio invece di sbattere la testa contro un muro un giorno si e l’altro pure.
E lì comprendi che hai un culo fottuto.
Perchè, nonostante sai di aver giocato malissimo le tue carte ed aver tirato la corda pure troppo, devi ringraziare tutti i santi al completo perchè hai scoperto quel sorriso che vale centomiliardi di volte la voglia di rivedersi di nuovo insieme a quell’ indescrivibile sensazione di perdersi in un paio di occhi senza stare a dire niente.

E se prima, con un coraggio mastodontico, era scesa in campo una sola persona… ora siamo finalmente in due.

 

Ecco

Boooooooooooom!

Come la percoca nel vino

Italian Psycho nella personalità di Italian Psycho ringrazia sentitamente lei che ieri sera è riuscita a trascinarci in un posto dimenticato da Dio e dal mondo che non saprei più ritrovare manco con 8 navigatori satellitari a seguito e che è riuscita a farmi smaltire tutta quella serie di nervosismi accumulati in questi giorni in cui mi stavo strappando i capelli dalla testa, me li mangiavo e poi li sputavo a mò di palla di pelo.
Il locale, anche se devo ammettere le foto non rendono giustizia, è di un figo che non se ne ha una idea. Il mio Parlamento è impazzito ed ha cominciato a fare la ola in loop dopo una standing ovation di 16 minuti 38 secondi e 45 primi. E poi diciamolo, anche il fatto che ci venissero elargite consumazioni a fottere insieme a fette di Nutellotta/Cioccolotta è stato un gran piacere.
Se si pensa che a metà serata abbiamo inaspettatamente presenziato all’evento trash della stagione primavera estate 2006 potete ben capire che mi sentivo inebriato come una percoca nel vino. Si, perchè abbiamo assistito ad una mini jam sessioncon di Frank Tellina che ha riproposto una serie di sigle dei catoni animati in versione napoletana secondo la scuola del maestro di vita Tony Tammaro.
Per chi volesse scaricare qualche meraviglioso file di questo artista potete ciccare qui per arrivare alla pagina dei download.

Revolution: 50 ore

Capita che, per mantenere una promessa, si faccia un’eccezione alla regola e si decida di andare in un locale. Diciamo anche che non è stato solo per mantenere una promessa che l’eccezione è stata fatta, sarei davvero stupido a dire il contrario.
Capita che ci si immagina di passare la serata in preda all’ansia e all’angoscia per una situazione difficile ma che prima o poi sia necessario affrontare.
Capita però di andare con due persone [si si, proprio voi due!] che sono state in grado di farmi accantonare le insicurezze e le mie pippe mentali in un nanosecondo. Ok, diciamo pure che l’alcol ha dato la sua bella mano, o no?
Capita di divertirsi come dei dannati, di stare bene nel vero senso della parola e rendersi conto che tutto sommato le mie paure erano solo una gran stronzata e perdita di tempo.
Capita, alle 4.30, di essere quasi sbattuti fuori dal locale e ritrovarsi, per motivi che lascerei davvero stare, a fare una piccola pausa al porto tra lo stupore di un bigliettaio che non aveva nulla da fare se non stare a sentire i cazzi nostri.
Capita che, un’oretta dopo, si faccia pausa a casa per prendere costume, asciugamano e tutto quello che serve per andare al mare.
Capita di ritrovarsi disteso a fissare uno sguardo ed un viso disarmante ed accarezzare un corpo nella semioscurità di una casa silenziosa se non per le martellanti telefonate di un cellulare abbandonato.
Capita che determinate cose succedono e non te ne rendi neanche conto o che te ne rendi perfettamente conto e lasci che succedano perché in fondo anche se non lo ammetti è quello che vuoi.
Capita che ci si lasci per una decina di ore e che ci si riveda per un caffè in cui occhi timidi e gesti un po’ impacciati dicono più di mille parole. Anche più di un sms o di una mail letta con notevole ritardo [anche se per i 55 anni c’è ancora tempo].
Capita che l’istinto e la ragione facciano a capate in bocca come non si era mai visto prima…
Però, con un approccio filosofico [Ggesù pure filosofo mi sento…come ce la tiriamo!]: Gli opposti sono parte di un “unicum”: Istinto e ragione, giorno e notte, attrazione e repulsione. L’alternarsi delle due anime di ogni cosa è la semplice manifestazione della sua natura.

Quindi…di che devo preoccuparmi?

Domenica

On Air: Sagi Rei – Freed From Desire