Evoluzioni Losteggianti
Folle, follissimo amore. Soprattutto nel video centrale con quegli movimenti della testa a scatti come un piccione.
Folle, follissimo amore. Soprattutto nel video centrale con quegli movimenti della testa a scatti come un piccione.

Benvenuti a tutti alla nuova puntata di "GiraLaModa con ItalianPsycho", semplice vademecum che ha il fine di illustrare come essere sempre alla moda in semplici e pratiche mosse in un periodo come questo dove i mercati sono ormai saturi di prodotti e servizi e tutti urlano ai quattro venti che c’è grossa crisi.
Ecco perchè l’ideale sarebbe un abbigliamento del tipo camicia, pulloverino collo a v o smanicato collo a v, jeans non scolorito, cinta semplice semplice e un giubbotto che è un cappottino corto. Il tutto ravvivato da una bella pashmina.
E’ ovvio che a seguito verrà stilata una lista che, a mio insindacabile parere, illustra cosa sia "in" e cosa sia "totally out". Lista che potrà essere soggetta a cambiamenti dovuti all’intervento di voi, miei cari topoloni da casa, che siete sempre attenti, come un avvoltoio su un cadavere, ad ogni dettaglio anche più insignificante.
Ma entriamo nello specifico:
LA CAMICIA
Lo dirò fino alla morte: la camicia deve essere avvitata. Calza meglio, mette in risalto le spalle che non si hanno e nasconde le maniglie dell’amore. Per chi non ha di questi difetti, la camicia avvitata ha la capacità di esaltare pettorali, spalle e vitini da vespa in un meraviglioso effetto "Incredibile Hulk".
Avete mai visto un palestrato con una camicia avvitata? I pettorali esplodono così tanto che pare serva un reggiseno. Invidia immensa. Per il pettorale non per il reggiseno.
Per il modello da scegliere, consiglio un classico con righine blu, colletto arrotondato e gemelli in argento. Come quelli della nuova collazione di NaraCamicie. Ah, portatevi a casa il catalogo e sfogliatelo con un fazzolettino per tamponare la bava o altri liquidi di cui non voglio proprio sapere.
I CAPELLI
Corti cortissimi o lunghi lunghissimi. Il gel è ancora accetato scordatevi di impomatarvi la cute con quegli impasti schifosi che fanno un effetto bagnato che a me è sempre sembrato un effetto "mi è mancata l’acqua in casa e non avevo manco il borotalco come fanno le femmine".
Altra raccomandazone: chi ha deciso che il cerchietto sottile sottile è ritornato di moda? I calciatori? Ecco, come sparare sulla croce rossa.
LA PASHMINA
Quest’anno sostituirà la sciarpa. Indossata come una sciarpa, con un nodo da marinaio, tipo cravatta, tutta arrotolata… insomma, come la si vorrà portare la si porterà. Verso via Roma è, invece, Kefiah-mania a 5 euro.
Ecco, Kefiah e Pashmina sono due cose diverse. Una è cool, l’altra è da centro storico e fa tanto zozzone rasta sdraiato tra i cani sotto "Lazzarella" a Calata Trinità Maggiore. Non azzardatevi a usare la Pashmina al posto della cinta: è roba già vista ed è pure un tantinello troppo gheiz. E per dirlo io…non so se rendo.
I COLORI
I negozianti hanno deciso che dobbiamo stare tutti a lutto. Benetton e Sisley, che poi sono la stessa cosa, invece propongono una ventata di tristezza con il lavanda (Ciò che rimane del blu dopo un lavaggio della nonnina Ace), verde muschio (verde scuro che ogni anno cambiano nome, l’anno scorso era verde petrolio) e vinaccia (viola scuro).
Il bianco è assolutissimamente proibito, eccetto per le camicie, se no si fa la parte di Rossano Rubicondi da ritorno dall’Isola che il mio gelataio preferito a confronto potrebbe andare alla serata degli Oscar.
LE SCARPE
Le Hogan non si portano. Lo dico ogni volta e, forse, a qualcosa è valso visto che da un mesetto a questa parte la gente non fa più la fila fuori al negozio. Ora va di fronte. Da Fendi. E poi si parla di crisi. Bah.
Per il resto offro ampia scelta: da ginnastica ma che nons embra o classica va tutto bene. Ma via, l’oro , l’argento e gli inserti osceni.
Da tenere d’occhio le Converse basse.
I CALZINI
Visti i morti che adocchio in giro è necessario fare un pò di ordine perchè credo manchino le basi. Se si indossa la scarpa da ginnastica, il calzino di spugna è accettato senza problemi (meglio blu scuro o grigio e bello alto). Per qualsiasi altra scarpa, il calzino deve essere di cotone: filo di scozia, a righe, a palloncini…come lo si desidera, ma mai e poi mai su una scarpa si devono vedere quei calzini di spugna fino al tallone con bordo marchiato dalla Nike, Adidas, Puma o Asics. Soprattutto Asics. Se poi sono bianchi…non vi fate mai vedere.
Ariete
Sei un visionario nato. Pensi che tutto giri intorno a te ma, ahimè, non sei
Toro
Sei pratico e affidabile. Sembri un elemento di una catena di montaggio giapponese: possiedi la determinazione di guerriero in trincea e lavori come una marmotta. La maggior parte delle persone ti ritiene quadrato, in realtà non hai mai abbandonato l’adolescenza e ti chiudi ancora in camera a farti di canne.
Gemelli
Sei un pensatore intelligente e veloce. La gente ti apprezza perché sei bisessuale. Hai la tendenza ad aspettarti molto in cambio di molto poco: un braccino corto che batti i nani di Biancaneve. I gemini sono famosi per essere umorali. In un rapporto d’amore si passa dall’idillio all’omicidio dopo appena due minuti.
Cancro
Sei eccessivamente gentile, troppo quieto e inguaribilmente sentimentale. Sei sempre pronto ad aiutare il prossimo mettendo le tue priorità da parte. Ed è ciò che fa di te un idiota. Tutti te lo mettono in quel posto. Il tuo futuro mica può dipendere dalla carità pubblica!
Leone
Ai tuoi occhi sei un leader nato, per gli altri sei semplicemente un idiota. Sei vanitoso e non puoi tollerare alcuna critica. La maggioranza dei leoni sono degli sbruffoni e la loro arroganza è sgradevole. In più godono di più con la masturbazione che con il sesso vero. Se sei uomo, sei il peggio.
Vergine
Sei il tipo logico e odi il disordine. Il tuo atteggiamento minuzioso e pignolo fa agghiacciare i tuoi amici e colleghi. Tutto deve essere categoricamente organizzato, sei freddo, paranoico, poco emotivo e spesso ti addormenti mentre fai sesso. Ci tieni tanto a dare sempre e comunque il tuo parere: non ti sai tenere mezzo cecio in bocca.
Bilancia
Sei del tipo artistico, fine, elegante e fai fatica a gestire la realtà. Se sei uomo probabilmente sei frocio. Le probabilità di lavoro e di fare soldi sono non esistenti, nulle. Sei propenso ai giochino perversi, ma attento, prima o poi pure ti farai male.
Scorpione
Sei il peggiore di tutti. Sei astuto per gli affari ma non degno di fiducia. Arriverai alla cima sulla base della totale mancanza d’etica. Sei il perfetto figlio di puttana. Quasi tutti gli scorpioni muoiono assassinati. Meritatamente.
Sagittario
Sei ottimista ed entusiasta. Hai un’innegabile tendenza ad affidarti alla tua fortuna, dato che non hai talento alcuno. Sei bravissimo a fare lo gnorri. Davanti ad una questione, scappi a gambe levate per poi ritornare a fare finta di nulla. Un paraculo immenso.
Capricorno
Sei un conservatore ed hai paura di rischiare. Sei silenzioso, un po’ introverso e freddo. Fondamentalmente, sei un essere detestabile. Un morto che cammina.
Acquario
Hai una mente ingegnosa, sei furbo e tendi ad essere altamente bugiardo. Sei un imbecille perchè commetti sempre gli stessi errori giorno dopo giorno. Tant’è che tutti pensano che tu sei un coglione.
Pesci
Sei disordinato e pensi che la maggioranza della gente sia stupida. Sei veloce per rinfacciare tutto, sei impaziente e vuoi dare consigli a tutti. L’ unica cosa che riesci a fare è allontanare tutti quelli con i quali hai a che fare. Una bella padellata di fatti propri fa sempre bene.
Sta per arrivare il Natale. A ricordarmelo è, ossessivamente, Isteria Personificata che ogni anno comincia anzitempo a dare la morte sul regalo che vorrebbe, sul fatto che lui è così avanti che gliene mancano giusto un paio e sulla chiamata alle armi per l’addobbo del suo albero che, già verso l’8 novembre, mi ha terrorizzato mandandomi un sms dicendo “Quest’anno sull’albero di Natale appendiamo anche le barette Kinder”.
Per chi non è addentro alla tragicità dell’evento può cliccare qui per toccare con mano il coacervo di trash cui andrò incontro.
La cosa che però mi fa andare in escandescenza non è tanto il dover fare i regali, quanto relazionarmi con una specie umana a me assolutamente avversa: le commesse.
LA BLOKOVE aka IL KAPO’ AL FEMMINILE
E’ la classica tipologia di commessa napoletana che non appena l’occhio del cliente cade dalla vetrina all’interno del negozio o appena varca la soglia, lei arriva con passo deciso e sguardo inflessibile chiedendo “Prego?” o “occorre qualcosa?”.
Se si ha la malaugurata idea di dire che si vuole giusto dare un’occhiata, il vostro ingresso sarà caratterizzato da una smorfia tra lo schifo e la compassione.
E’ la commessa che vede in ogni cliente un potenziale ladro. Vi seguirà con lo sguardo, vi terrà d’occhio con le telecamere, si apposterà dietro gli stand o vi marcherà ad uomo meglio della vostra ombra. Ogni volta che vi dirigerete nei camerini vi bloccherà per controllare il numero dei capi e vi attenderà per ricontrollare lo stato della merce dopo che l’avete provata. Uno potrebbe pure, che so, rubarsi un bottone, no?
In più, controlla sempre l’originalità dei soldi dalle 5€ ai 100€ e, se pagate con carta di credito, sarà convinta che l’abbiate rubata e con un mano è già pronta a chiamare il 113.
E’ colei che, pur di vendere, è disposta a tutto. Pure a dare sua madre in omaggio insieme ad un buono di 5€ per il prossimo acquisto. Mai e poi mai, nella maniera più assoluta, chiedere un parere. Se cercate un pantalone taglia 42 e non avrà la taglia vi convincerà che le aziende non le fabbricano più e che si parte direttamente dalla 44. Stesso discorso per le maglie S.
Se la t-shirt vi andrà stretta vi dirà che con il lavaggio il cotone cede. Se vi andrà larga, vi convincerà che con il lavaggio il cotone si restringe. E’ il male fatto commessa.
TOCCATEMI TUTTO MA NON
E
Al suo intervento mostrerà l’oggetto da acquistare come una perfetta valletta. Ma, attenzione, non si tocca e non si prova. Ma si può cambiare.
Evidentemente è così affezionata alla sua merce che la vuole tutta per se.
LA MEGACOMMESSA
E’ colei che è ormai arrivata: ha trovato lavoro presso una delle più prestigiose boutique della città. Parla 8 lingue, ha sempre il sorriso, è perbene, simpatica, disponibile e garbata anche quando le si fa smantellare l’interno negozio e si esce senza comprare nulla.
Se appena assunta ha un po’ il trauma della bodyguard essendo pronta a difendere la merce facendo scudo col suo corpo.
Non
E
LO ZERBINO
E’ la commessa che mi fa una tenerezza infinita. E’ alla sua prima settimana di lavoro e deve fare buona impressione sulle altre colleghe, sul capo e sui clienti. Se non ha quello che cercate, quasi si mette a piangere e tocca consolarla. Se potesse, salterebbe in un cerchio di fuoco o dentro una vasca di coccodrilli.
Il gay adocchia la preda appena mette piede nel negozio e dopo aver fatto un preciso scanner del cliente ha diversi modi di porsi.
I COLORI
Quest’anno, come ci tengono strenuamente a sottolineare i commessi in crisi di identità di Sisley, il viola è diventato il nuovo nero. Per H&M invece è il grigio ad essere il nuovo nero tanto da scrivercelo a caratteri cubitali su una T-Shirt. Ma gli inglesi svedesi non hanno mai avuto gusto nel vestire e questo si sa. Basta guardare Sua Maestà IKEA e il successo della BILLY con disegno floreale.
LA CAMICIA
E’ ritornata di moda e ha preso sopratutto piede il modello a righe mediamente colorato con colletto e polsini rigorosamente bianchi. Indossata già dal 98% della mazzamma sarà il nuovo "mai più senza" della stagione autunnale.
Una sua reinterpretazione in chiave chiachiella è costituita dalla medesima abbellita con iniziali non più a livello del fegato ma direttamente sul colletto e con un font svolazzante e non più cubitale. Roba da fare un falò seduta stante.
L’INTIMO
Per Intimissimi ci dobbiamo sentire tristi e depressi: Colori al limite della senilità che urlano ospizio da tutte le parti. A differenza del modello del catalogo che sembra uscito da un calendario per camionisti particolari.
Per Yamamay siamo tutti tornati all’asilo: gattini, scoiattoli e altre bestie sul pacco. A quando i cuoricini? Ah, si. A S. Valentino. Che stupido.
Per Goldenpoint: Devo dire qualcosa?
LE SCARPE
Vogliamo capirlo o no che le Hogan non si portano più da almeno 8 stagioni? Ossia da quando si trovano tranquillamente fresche fresche di furto sulle bancarelle di Porta Nolana a 20 euri. Portare le Hogan è come mettere le Convers con la pioggia: acqua da tutte le parti.
L’ACCESSORIO
Finalmente abolite le cinte con le iniziali degli stilisti a dimensione cocomero di 10 Kg. Ma solo per il fatto che i marocchini dovranno finire le vagonate di falsi sarà impossibile evitare lo stupro oculare derivante dalla visione di una D&G con Swarovski made in Forcella o una D-Squared made in caivano con fibia da fare invidia agli scudi romani.
IL CAPPOTTO E LA FELPA
Completamente ad ogni logica di buon gusto, quest’anno è stato riproposto il cappotto con collo di pelliccia che finlamente dà all’uomo quella caratteristica di pappone che ancora mancava.
Per le felpe si sfiora il conato: ho visto in almeno sei negozi dei capi interamente rivestiti all’interno di pelo di gatto misto a moquette dopo un party sadomaso in una confraternita americana.
IL CONSIGLIO
Al rogo il marchio in bella vista che fa solo paninaro sfigato e basta all’abbigliamento da tronista.
Eccoci bambini ad un nuovo emozionante appuntamento de "Il manuale delle giovani marmotte". Siete ipnotizzati da quelle bottigliette colorate del Bacardi Breezer e vostra madre dice che no, non avete l’età per bere e che l’alcol fa male? Non datele retta e prendete esempio da Zia Karen.
Capitolo 2: Come fare il Bacardi Breezer.
Necessario:
1 bottiglia d’aranciata
1 bottiglia di Bacardi rum
Mischiare gli ingredienti ed ecco il Bacardi Brezeer. A 35 gradi. Servire freddo.
E cominciamo la settimana con un post fenomenologico catalogando alcune tipologie di persone che ogni giorni frequentano la metropolitana.
LA TELEFONISTA ESIBIZIONISTA
Generalmente è donna e la si vede ogni secondo della sua permanenza metropolitana attaccata al cellulare. In genere non parla ma urla perché sente la necessità impellente di condividere con il resto del mondo ciò che deve fare in giornata, aggiornare i presenti su ciò che ha fatto la sera precedente nonché illustrare nei minimi dettagli le sue performance sessuali del weekend utilizzando facili metafore dove per penna intende il pene e per foglio la vagina. Anche perchè non è possibile che ogni volta che questa scriva, le esploda la penna in faccia.
LA SQUILIBRATA IPOCONDRIACA
Non nel senso di pazza che lancia i gatti insieme a un assortito set di bestemmie. La squilibrata è una persona che ha seri problemi di equilibrio con evidenti problemi mentali. Entra in carrozza ed ha la fobia che toccando i poggiamani prenda una malattia. Quindi rimane ferma come un palo ed ondeggia alla frenate improvvise della metro andando a sbattere comunque sulle persone. Il mio sogno è una brusca frenata e vederla schizzare come un missile per i
L’AMICO TRONISTA
E’ la tipologia di ragazzo che potrebbe essere tranquillamente uscito da una trasmissione di Maria de Filippi: “Amici” o “Uomini e Donne” che sia. Vestito come un tronista, capello sparaflashato verso l’infinito e oltre o abbassato e sfilato come il miglior Aldo Coppola insegna. I-pod d’ordinanza con rispettivo calzino porta I-Pod e ogni tipo di accessorio che può essere applicato, gioielli della collezione “Dolce & Gabbana Jewels”, scarpe all’ultimo grido e pulitissime perché loro non camminano ma volano.
IL BAMBINO (O L’ADULTO) ZOZZO
Non si lava o se si lava, dopo non usa il deodorante perché è cheap e inebria l’aria delle sue esalazioni ad elevato tasso inquinante che potrebbe determinare la nascita delle uscita ad ascelle alterne al posto delle targhe. Vi giuro che questa cosa esiste. Avevo un ex che non metteva il deodorante perché lo considerava cheap e dozzinale. Ho resistito poco.
Il GAY LURIDO
Si comprende subito che è gay perché fissa insistentemente la preda dello stesso sesso, fa occhiolini, inclina la testa di 30° ed indica, con un lento movimento del capo, il fondo della carrozza o, peggio comincia con una serie di insistenti strusciamenti sulla gamba della preda o sui pali per sorreggersi mostrando il risultato conseguito attraverso i pantaloni.
Se non riesce a concupire nessuno, si dirige nell’ultimo vagone per lasciare il proprio annuncio sulle pareti. In particolare c’è un ragazzo che, con infinita pazienza, ha scritto il suo numero ovunque. Su ogni mezzo pubblico e in ogni stazione di Napoli e provincia. So anche a memoria il suo numero di telefono per quante volte l’ho letto. Quasi come quello che ha scritto lo stesso annuncio nei cessi dell’università con un improbabile uso dei verbi: “Sei gay e superdotato e vuoi un ragazzo che ti fa godere? Chiamami”
IL LETTORE INCALLITO
Legge sempre e comunque. Può esplodere una bomba nella metro ma lui non si renderà conto di niente per quanto è immerso nella lettura. Legge qualsiasi cosa: dalle testate gratuite come City, Leggo e Metro a “Gomorra” di Saviano che è diventata la lettura d’ordinanza della metropolitana, dagli appunti dell’esame da ripetere agli inutili supplementi sui viaggi che se non sei milionario è inutile che cerchi il viaggio che fa per te a meno che tu non voglia donare due reni, mezzo fegato e un po’ di coronarie. Ah, Se il soggetto è polacco leggerà il corso di italiano. Se è indiano, leggerà l’Harmony.
LA VECCHIA CHE SOFFRE DI
In
Il PSICO-SOCIOPATICO
Entra e non caga di striscio nessuno. La carrozza può essere deserta o assomigliare ad scatola di sardine ma lui troverà sempre un suo spazio vitale dal quale isolarsi completamente pur tenendo una piena e completa visuale della zona. Guarda nel vuoto e spesso ascolta l’I-pod a volume basso per tenere sempre e comunque tutto sotto controllo. Non incrocia mai lo sguardo di nessuno e, se capita, incrocerà sicuramente quello del gay lurido (vedi sopra) diventando automaticamente una sua succosa preda.
Da quando siamo piccoli tutti i maestri ed i professori hanno cercato di infilare nelle nostre testoline che gli esseri viventi sono caratterizzati dal seguente ciclo: nascita, crescita, riproduzione e morte.
Io di questa definizione me ne sbatto.
La vita va a fasi e questo è vero, io però ho da sempre deciso di caratterizzarla rispetto alle feste. Esistono feste comandate come Natale e Pasqua e feste che dipendono dalle singole persone. Ed è di queste che sto parlando insieme al continuo dejavù a cui andiamo incontro. E le fasi della nostra vita si concludono ad intervalli regolari che ci costringono necessariamente a fare il punto della situazione.
Il primo ciclo di vita si conclude con la festa dei 18 anni dove in linea di massima si diventa ometti, si può guidare, si può andare in Grecia per festeggiare la maturità, si può andare al cinema porno e tutte quelle robette che fanno sentire grandi ma che in realtà non sono manco la segatura per asciugare l’urina dal marciapiede della metropolitana.
A me le feste di 18 anni sono sempre andate in fronte. Innanzitutto per quel doversi per forza vestire come dei pinguini che a rivedere le foto sembriamo i Robinson al matrimonio di Lady D. Ma facciamo un po’ di calcoli per gli invitati alla festa: una media di 25 compagni di classe più altri 25 esterni alla scuola o comunque non direttamente imputabili alla classe. Significa che abbiamo trascorso una media di 50 sere per festeggiare qualcuno.
Niente di male in questo se non che, in linea di massima, si è sempre la stessa gente, spesso anche il locale è sempre lo stesso, i discorsi sono sempre quelli del tipo “e tu a che stai?” o del “dopo che vuoi fare?” e si finisce per vivere la stessa ed identica serata per 50 volte. Una roba che dopo 4 serate uno avrebbe voglia di correre nudo per via Caracciolo per farsi venire la febbre a 48 e non andare alla festa.
Il discorso è perfettamente estendibile ad una qualsiasi serata gay: inizialmente si è tutti gasati di vedere nuova gente e piace anche il posto e la musica finché, dopo un mesetto, ti rendi conto che la gente è sempre quella, il locale anche e la musica pure constatando che l’unica novità è come sono vestiti i ragazzi e chi si è scopato chi. Ecco che nasce l’istinto di puntarsi una pistola in bocca e sparare senza pensarci su due volte.
Seconda fase è la festa di laurea dove la situazione comincia a diventare pesante e tutti cominciano a fare i soliti discorsi del “e tu a che stai?” e del “dopo che vuoi fare?” che affossano il morale in modo impietoso in una corsa forsennata per non essere considerati gli sfigati del gruppo e non perdere il giro del ciclo. Le feste di laurea sono da sempre la prima botta di depressione.
La botta definitiva che, oltre alla depressione, porta con se un’ invecchiamento da 1000 punti è il matrimonio. Perché uno può dire quello che vuole, ma quando è terminato pure il ciclo delle lauree, parte immediatamente quello dei matrimoni e appena uno si sposa si comincia ad essere vecchi tutto assieme. E pure lì, la gente è la stessa ed i discorsi pure con il “e tu a che stai facendo?” o “che aspetti?” o ,ancora, la new entry del "quand’è che metti la testa a posto?" come se fosse il matrimionio a rendere una vita equilibrata.
Il colpo di grazia si ha con il ciclo dei bambini: Quando nasce il primo bambino si è davvero spacciati. Tutti rincoglioniti a parlare di quando nascerà o peggio ancora se è già nato a fare gli imbecilli vicino alla culla e parlare in quel modo da deficiente che se il bambino capisse un po’ di più vomiterebbe dritto dritto in faccia alla gente.
E tutti corriamo per farci un fegato così e non uscire dai cicli e fare la figura di chi rimane indietro.
Io, come oramai anche le pietre sanno, mi fermerò prima. Niente matrimonio e niente bambini per ovvi motivi ma, anche se ce ne fosse la possibilità, ne farei volentieri a meno per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegare. Però, quale che sia il nostro percorso personale, stiamo sempre a correre come dei forsennati alla ricerca di chiudere un ciclo e aprirne un altro come se fosse quella la cosa più importante della nostra esistenza.
Ed è per questo che io invidio con tutto me stesso chi manda a puttane questo ordine mentale e che non ha paura di osare. Invidio chi, in un’orgia di egoismo puro, ha voglia di sentirsi vivo e di strafottersene di tutto. Per volare via come una rondine.
Ok, ho cominciato che doveva essere un post ironico e ne è uscito uno che più scorticauallera non si può. Ritento, sarò più fortunato. Nel frattempo vedo di chiudere qualcosa. C’è un pò di corrente.
Se siete stufi del solito pacchetto di mentos da inserire alla velocità della luce in una bottiglia di CocaCola light per osservare un geyser di acqua marroncina e zuccherosa che raggiunge l’altezza di svariati metri, ecco per voi il primo di una serie di appuntamenti interessanti.
Da bambini tutti voi avrete sicuramente avuto almeno un manuale delle giovani marmotte. Io li avevo tutti. Ero riuscito a fare un sacco di cose come far crescere una rosa sotto la sabbia e in assenza di sole.
Ora che siamo cresciuti basterà unire alcune di quelle conoscenze insieme ad un po’ di fantasia ed intuito per trasformarsi in dei perfetti vandali.
Capitolo 1: Come fabbricare una bomba con acqua e ghiaccio secco.
Prendete del ghiaccio secco, in genere lo hanno le gelaterie per conservar meglio il prodotto nella distanza che impiegate a portare il gelato a casa, ed inseritelo in una bottiglia da mezzo litro o da un litro, ovviamente cambiano leggermente le dosi, e lasciare agire per due o tre secondi per poi chiudere ermeticamente la bottiglia.
Aspettate che il gas prodotto dal ghiaccio secco, ovvero biossido di carbonio, si espanda e vedrete la bottiglia scoppiare.
E’ la cosiddetta “Crater Maker”, in america viene utilizzata dai gruppi anarchici, solleva di sei metri in aria una cassetta della posta ancorata al suolo se fatta detonare al suo interno.
Sotto, due filmati esplicativi. Mi raccomando, bambini! Non fatevi male!
Un cordiale saluto ed un caloroso benvenuto a tutto il pubblico presente, alle innumerevoli autorità giudiziarie ed a tutti i gentili ospiti che da sempre seguono con passione e costanza questo blog.
Quest’oggi è con sommo piacere nonché goduria personale che presento a tutti voi un nuovo numero della già collaudata rubrica Psychoeducational dal titolo “La piattola umana”.
A differenza di molte altre razze che soffrono del fenomeno dell’estinzione, la piattola umana da sempre ha mantenuto invariata se non in costante aumento il proprio tasso di natalità.
E’ logico pensare che discenda direttamente dalla famiglia del Pthirus pubis, volgarmente noto anche con il semplice appellativo di piattola del pube anche se, a sua differenza, abbandona la forma schiacciata per mantiene inalterata la sua somiglianza con la figura umana per tutta la durata della propria esistenza. In età matura tenderà ad evolversi nella figura di Kojak a causa del fenomeno della muta del pelo che, ahinoi, l’abbandonerà definitivamente.
La piattola umana sopravvive in un primo momento a contatto con l’ospite, nutrendosi ad intervalli regolari succhiando con i suoi denti marroncini il sangue ed ogni cosa di materiale e non che possa percepire con il suo olfatto finissimo.
Caratteristica fondamentale è il voler ostinatamente vantare gli stessi diritti anche se scacciata dal territorio ospite. E’ infatti in quella fase che si aggrappa agli amici e a tutto ciò che sia direttamente o indirettamente è presumibilmente a contatto con l’ospite originario per mantenere una sorta di legame invisibile e, in questo modo, continuare il suo certosino lavoro di sanguisuga mangiavita cercando ottenere notizie succulente nonché di istillare dubbi e incertezze nonostante si vanti di avere una ben felice e realizzata esistenza.
La piattola umana è stupida poiché non si rende conto che, una volta tagliato il cordone ombelicale che lo tratteneva all’ospite originario, non è più nelle condizioni di poter dire o fare nulla per poter in qualche modo intaccare l’equilibrio altrui. L’unico movimento in cui riesce bene è quello di pancia, in quanto fa cagare sia come persona che come personaggio.
Il rimedio più efficace è l’indifferenza totale che potrebbe però essere interpretata come una sorta di rabbia repressa e giustificare ulteriori attacchi che però non porteranno da nessuna parte se non ad una tristezza smisurata. Il trattamento sopraccitato va ripetuto ogni settimana per un periodo variabile ma mai inferiore all’anno.
E’ infatti intorno all’anno che la piattola umana cerca di rimpossessarsi di una sorta di posizione di supremazia sull’ospite originario, ma basterà ignorare gli attacchi per vincere su tutta la linea. Se il rimedio non dovesse funzionare, si può tentare con la dialettica ed una formula magica vecchia come il mondo che funzionerà solo se detta con amore vero: “Ma te ne vai a farti fottere?”.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e che hanno collaborato alla realizzazione di questa puntata. Così come ringrazio tutti coloro che come me continuano ad avere una pazienza di Giobbe che, personalmente, non mi ha mai contraddistinto in modo così massiccio come in questi tempi.
Non voglio fare il razzista ma una delle tante ragioni che mi hanno spinto e spingono tuttora ad allontanarmi da una persona da poco conosciuta, soprattutto se già dall’inizio non è nato un buon feeling, è l’esame della mensola.
Io non sono categorico con nessuno, sia chiaro. Sono sempre pronto a cambiare idea, a differenza di tante persone di mia conoscenza, ma l’esame della mensola è un passo fondamentale per la prosecuzione di un qualsivoglia tipo di rapporto.
Uno può dire quello che vuole e presentarsi nel migliore dei modi ma se non si passa l’esame si va dritti a casa senza passare dal via.
L’esame della mensola è semplicemente una visita nella camera o casa della persona interessata per scannerizzare con movimenti rapidi dell’ occhio la mensola dei cd.
Il motivo alla base sarà che, insieme ai libri e ai film, mi nutro di musica, che in ogni cosa che faccio c’è sempre un sottofondo musicale, che ogni momento della mia vita è stato sempre scandito da una particolare canzone e riascoltandola mi torna alla memoria la scena e parte il mio videoclip dove tutto intorno a me si ferma, tutto si annulla e cado in trance come incantato.
Non c’è niente di meglio che accendere due o tre candele, mettere su il cd che preferisco, regolare il volume, bassi a palla, luci spente e l’equalizzatore che sale e scende nell’amplificatore.
Si può avere tutti i gusti musicali di questa terra ed oltre ma se mi trovo di fronte ad una desolante mensola musicale con Mina, Celentano, Ron e Michael Bolton mi pietrifico come se avessi visto Medusa.
Più di una volta il mio allontanamento risiedeva tra un cd dei Massive Attack ed uno dei Radiohead. Soprattutto se il cd in questione è “Glitter” di Mariah Carey.
Tutti hanno il loro scheletri nell’armadio ed i miei sono ben nascosti nel doppiofondo di un cassetto chiuso a doppia mandata. Lontano da occhi indiscreti e da qualsivoglia esame della mensola.
Soprattutto perché ora come allora mi vergogno come un ladro per aver osato compare il cd delle Lollipop e delle ragazze di “Non è la rai”. Ma quello coi tatuaggi eh.
L’esame della mensola è un po’ come l’esame del caffè. Se ve ne offrono uno che fa così schifo che per berlo è assolutamente necessario aggiungerci qualsiasi cosa dal latte alla pannetta passando per il Chillit Bang c’è solo una cosa da fare: Scappare a gambe levate come se Jack Nicholson vi stesse rincorrendo con un’ accetta mentre tra sé e sé ripete “il mattino ha l’oro in bocca”.
E parliamo di un’altro dei miei esaurimenti quotidiani: il tè.
Partiamo dal fatto che non è niente di lontanamente somigliante al Cha No Yu giapponese che mi piacerebbe tantissimo ma che sono sicuro che, nelle varie fasi, le palle mi cadrebbero a terra dopo manco 20 minuti di attesa. Ma ci andiamo vicino.
Il mio, ovviamente, è un approccio ossessivo-compulsivo che si attiene a regole ferree.
Innanzitutto io non bevo il tè nelle bustine. Ne ho provato di ogni marca e di ogni tipologia. E ognuno fa cagare allo stesso modo. Il tè deve essere rigorosamente acquistato in negozi appositi (meglio quelli che vendono robe orientali) che lo conservano in boccioni trasparenti sottovuoto. La scelta deve essere fatta dopo innumerevoli e continui sniffamenti.
Lo sniffamento non deve avvenire direttamente con la testa nella boccia ma odorando solo ed esclusivamente il lato interno del coperchio dopo 1 minuto che è stato lasciato a prendere aria per scaricare un po’ di aroma.
Poiché le tipologie di tè sono centinaia ed ognuna ha un particolare sapore, è facile capire il perchè quando esco da uno di questi negozi pare che mi sono fatto una boccetta maxi di popper.
Tornati a casa si deve riporre il tè in dei barattoli sottovuoto come quelli per le conserve di marmellate e tenere sempre a vista le modalità di preparazione.
Eh si perché mica tutti i tè si preparano allo stesso modo. Varia tutto. Dal tempo di infusione, all’eventuale mescolatura, alla copertura, alla quantità di zucchero o al miele da abbinarci.
Il perché il tè deve essere acquistato essiccato è facile. E’ più fresco rispetto a quelle cacate che vendono nei supermercati che hanno tutti lo stesso sapore. E anche perché per preparare un ottimo tè è necessario un colino a molla di forma tonda o a doppio cucchiano oppure una tazza con tisaniera incorporata e coperchio.
Chiaramente scordatevi di scaldare l’acqua con un bollitore (che dà all’acqua un meraviglioso aroma di calcare) o, peggio ancora, nel forno a microonde (che dà all’acqua quell’unico sapore di cesso di treno interregionale Napoli-Roma).
Si usa un pentolino di acciaio da riempire con acqua di bottiglia e da scaldare a fuoco medio facendo attenzione a toglierlo dal fuoco l’istante precedente all’ebollizione.
Oggi ho preparato un tè alle scorzette di arancia, fiori di lillà e cannella. Tempo di infusione 3 minuti. Proibito mescolare. Consentito l’utilizzo di zucchero di canna ed una scorzetta di arancia fresca.
Sono un preparatore di tè perfetto. L’unica pecca è che io, odiando cibi e bevande caldissime attendo un pò perché non si è mai visto che devo mettermi a soffiarci sopra. Nel raffreddamento naturale della tazza di tè c’è un istante ben preciso in cui la temperatura scende e il tè si trasforma in una ciofeca da oscar.
E oggi ho chiaramente passato quell’istante.
Secondo me è che si è preso collera che non avendo l’arancia ho messo una fetta di mandarino. E lo so, lo so, ho sbagliato alla grande. Certi errori non dovrebbero essere commessi.
Però spezzo una lancia in mio favore nel dire che d’estate non sono così azzeccato.
Mi basta un qualsiasi tipo di tè.
Basta che sia al limone.
E non sia S. Benedetto.
E sia ben ghiacciato.
Poi me ne sto calmino.
Giuro.
Esploso con il video musicale della band emergente australiana dei Sick Puppies, il contagio virale della "Campagna per gli Abbracci Liberi" ha avuto una diffusione globale.
Il concept del video è semplice: andare in giro per strada con un cartello con su scritto "Free Hugs" e regalare abbracci ai passanti.
La Campagna per gli Abbracci Liberi sta dilagando ovunque. Anche in tutta Italia con incontri organizzati su Abbracci Gratis e centinaia di video realizzati per riprendere gli eventi. Sono stati regalati abbracci a Roma, Milano, Taranto e gli appuntamenti continuano ad aumentare col diffondersi di video e abbracci.
Basta poco per illuminare anche il cuore più oscuro.
E a volte, un abbraccio è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Passeranno giorni, settimane, mesi e anni interi ma certi eventi, come le stagioni, ritorneranno sempre. Perché le persone tutto sommato non hanno niente di illuminante da fare, ma questa è una legge universale a cui tutti dobbiamo sottostare senza poter intervenire.
Ma cosa spinge tutto questo? E’ l’animo da cameriera da quatto soldi che si porterà dentro come un marchio indelebile. Si nasce in un modo e nonostante i palesi sforzi disumani si resterà sempre tali e quali. L’abito, qualunque esso sia, non farà mai il monaco.
Polvere siamo e polvere diventeremo. Nessuna eccezione.
Proprio nessuna.
Ammettiamolo, al giorno d’oggi stiamo come i pazzi. Uno dei problemi alla base di questa follia è sicuramente lo spreco di tempo. Tutti abbiamo 1280 cose da fare al secondo e vorremmo delle giornate di 72 ore per poter dedicare un po’ di tempo a questo o a quello che realmente ci piace.
Ma riflettiamo sulla variabile “tempo”. Pensiamo a quanto tempo perdiamo nel traffico mentre smadonniamo quella vecchiezza ubriaca che non si sa cosa cazzo stia facendo al volante, a quanto tempo buttiamo nelle attese alla cassa del supermercato perché di fronte a noi c’è una cassiera impallata o un cliente che vuole sapere cosa può vincere con 200 punti girasole o se può convertirli in un portachiavi a forma di tucano innamorato, a quanto tempo sprechiamo seduti sulla tazza del cesso a leggere le etichette dei prodotti o i fumetti impressi sul rotolo della carta igienica, a quanto tempo prezioso prediamo mentre la metropolitana o il treno fa ore di ritardo perché un giovanotto ha pensato bene di farsi saltare in aria sulle rotaie.
Se sommassimo tutti questi tempi morti, di sicuro ci verrebbe una mossa epilettica. A questo punto, prendiamoci un po’ cura di noi, e utilizziamo questi momenti per ampliare la nostra cultura.
Ecco per cui voglio parlare delle letture da cesso. Non nel senso di brutte letture sebbene alcune lo siano, ma di letture che possono essere lette nel lasso di tempo tipico di una cagata. O di una attesa al semaforo. O in coda alla posta. Avete capito insomma. E’ che lettura da cesso rende meglio l’idea.
Anche se, entrando nel particolare, si fa riferimento ad una cagata rigorosamente fuori casa. Che sia all’università, a casa di amici o al bar sotto l’ufficio poco importa. Perché? Perchè sappiamo bene che a casa tutti stanno al cesso per un tempo sufficiente a imparare a memoria un lemma della Treccani.
Una delle migliori letture da cesso è sicuramente Vanity Fair. Ebbene si. La redazione di questo splendido giornale, a fine di ogni articolo ha deciso bene di riportare il tempo di lettura previsto.
Avete lo stomaco come l’Etna a causa di una violenta peperonata piccante di ieri sera? No problem, ecco per voi l’articolo da 1 minuto sui problemi di erezione di Enrique Iglesias, povero cocco. Avete uno stimolo ma non siete convinti? Andate tranquilli e fate le cose con calma, c’è l’articolo sulla rinascita di Janet Jackson da 18 minuti. Tra due fermate di metro siete arrivati a destinazione? La sezione cucina fa per voi! Sciopero dei mezzi? Impiccatevi! mica penserete di leggerlo tutto per intero?
Ma passiamo ad un’altra mirabile lettura da cesso: Focus. Focus ha al suo interno un numero impressionante di articoli, box, risposte a quesiti scientifici, tutti rigorosamente al di sotto dei 5/10 minuti di lettura media. Mezza paginetta A4 per parlare dell’effetto serra. I "dossier" sono costituiti da 4/5 articoli, ognuno leggibile indipendentemente dagli altri.
Le foto sono le vere protagoniste delle pagine di Focus, grandissime coloratissime e bellissime, peccato che la maggior parte siano state già pubblicate dal National Geographic. Altra costante di Focus è il servizio sul sesso nel numero di Agosto, annunciato dalla consueta donna nuda in copertina, quasi che solo d’estate ti possano interessare certi argomenti.
Insomma, anch’esso è una lettura adattissima ai brevi periodi di ignavia da passare in punta di tavoletta. Altri suggerimenti?
E’ dall’inizio di settembre che lo sento dire da tutte le parti: Inserendo in una bottiglia di Coca Cola delle caramelle Mentos si ottiene un geyser di schiuma. Se la Coca Cola è light, il getto sarà ancora più alto.
La spiegazione scientifica l’ho trovata nel miglior giornale da cesso: Focus. Uno mica può entrare in bagno col “Corriere della sera”. Che poi, a parte il tono serio è pure scomodo da maneggiare.
Ma comunque passiamo al discorso scientifico. L’anidride carbonica è contenuta nella cola sotto forma di piccole bollicine, tenute insieme da forti legami. Questa soluzione non è stabile e, come tutti sanno, quando si agita una bottiglia le bolle si rompono e se ne formano di più grandi, responsabili del getto di schiuma.
È il cosiddetto fenomeno della “enucleazione” che avviene anche quando le bolle incontrano una superficie rugosa o con granelli, come quella delle Mentos. Lo scioglimento istantaneo della superficie glassata della caramella amplifica il fenomeno, ed ecco il getto di schiuma.
Poiché il piccolo vandalo che è in me ha deciso che deve fare un filmato e postarlo al più presto su Youtube, nell’attesa vi propongo un esperimentos davvero spettacolare fatto da due fulminati.
Vi è venuta voglia di farlo, eh?
A parte il discorso del buon gusto che abbiamo fatto qualche giorno fa, c’è da dichiarare la fine di un’era e l’inizio di un’altra.
I due principali must dell’inverno scorso sono ormai nulla che più di un lontano ricordo.
Dimentichiamoci l’auto, Smart o Mini (più piccola è, meglio è), con i vetri oscurati da utilizzare alternativamente da garconiere in pieno centro in cui trombare in piena libertà, da discoteca con tanto di palla che gira, stroboscopia nel portabagagli e lucine blu nel sotto asse o da semplice tamarrata senza precedenti con tanto di facce da galeotti alla giuda.
Dimentichiamoci anche le Timberland, alla cui azienda pare siano scomparsi, intorno a Natale 2005, un paio di tir carichi dell’ultimo modello in tinta marroncino chiaro come quello che si portava negli anni
Ma non giriamo troppo il discorso e passiamo ai nuovi trend dell’ estate 2006:
1. Confermato l’Olio Johnson’s come miglior abbronzante dell’universo. Grazie ad una panatura perfetta dona alla pelle, in tempi più che rapidi, un meraviglioso color carbone ardente Giucas Casella. Se vi gettate in mare e vedete che intorno a voi state lasciando residui che manco la petroliera ecuadoriana Jessica, risolvete il problema facendo ampiamente finta di niente. Se qualcuno osasse solo lamentarsi scagliatevi contro senza pietà. La gallina che canta per prima è quella che ha fatto l’uovo. Sempre.
2. New entry in materia di abbigliamento uomo. Stanche dell’uomo metrosexual? Nauseate di vedere orribili infradito di plastica di pessimo gusto sotto un completo giacca e cravatta? Vi viene il voltastomaco a girare per la città con in vostro ragazzo che indossa un pinocchietto girocazzo? Vorreste sfasciare la faccia a quel ragazzo che indossa una camicia aperta fino all’ombelico tronfio dei suoi peli perché l’uomo senza peli non è uomo? Date fuori di matto quando incontrate quei fisici flaccidoni strizzati in un micro pareo?
Ma soprattutto siete stanchi di vedere un abbigliamento uomo sempre più vicino ad un gusto femminile? Non vi preoccupate. Quest’anno non ci saranno mezze misure. Questa estate il vostro ragazzo aprirà direttamente il vostro armadio.
3. E’ ritornato il cappellino. Non il solito a tinta unita con una scrittina sul davanti. Osate, porca paletta! Da quelli militari a quelli mezzi sdruciti. Va bene anche la visiera che fa tanto anni 70. Basta solo che non sia di marca. Che fa solo buzzurro di periferia. Può pure essere di marca, ma non deve essere sbattuta in faccia. Es. Evitate come la peste quelli D&G con le lettere a caratteri cubitali ovunque.
4. L’accessorio fondamentale sarà la cintura. No assoluto a quelle di tela che si portavano fino all’estate scorsa. Adesso la cinta è rigorosamente di pelle/cuoio nera o marrone con borchie da centro sociale. Ma più fine. Buttate le catenelle e le cinture di strass. Hanno fatto il loro tempo.
5. La borsa/zaino da uomo. Tascapane di media dimensione (Es. Eastpak) e mini bag tracolla (Es. Converse). Mica si può andare in giro in piena estate con le tasche cariche di ogni ben di dio che pensano siamo perennemente in tiro?
6. Ritorno del Mojito. Basta birra e superalcolici assoluti. Quest’anno si beve Mojito! Meglio a stomaco vuoto, sale che è una bellezza cosmica.
7. Costumi colorati. Al bando il bianco ed il nero. Si al verde, rosa, giallo e arancione. Al rogo Calzedonia e le sue commesse.
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