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Archive for PsychoLife

Per un pranzo rifiutato

Appena tornato dalla pausa pranzo ho trovato sulla mia scrivania la testa del battista mozzata da Salomè.
Forse, data la mia innata ingenuità, non ho capito la sottile intimidazione mafiosa che ho ricevuto?
Se la porto a casa e la metto tipo peluche sul letto, fa brutto?

Concè, fa fridd for’?!?

Che si, la neve è bella e suggestiva…ma per andare al lavoro mica posso salire sullo slittino per arrivare in faccia al Nettuno di Piazza Maggiore.

No stress love

IP: Ma noi da quant’è che stiamo insieme?
L: Ah, quasi tre anni e mezzo!
IP: Così tanto?!?
L: Eh si, avevo i capelli!

-.-”

Gli anni passano per tutti

Ecco, prendiamo esempio dalla campagna di Dior Homme Sport….basta col fotoshop! Tagliamo solo un po’ verso l’alto per evitare l’effetto Topolino.
Jude Law è e rimane sempre caruccio eh, però di questo passo manca solo che metta su qualche chilo per assomigliare a Poldo Sbaffini.

Le sportine ai funghi della Coop

ItalianPsycho: odio i sacchetti della spesa della Coop. Odio che li chiamino “sportine”. Odio che siano biodegradabili. Odio che si tendano fino a toccare terra. Odio che odorino di funghi.
Pero: E’ che sono fatte coi funghi.
IP: Tu dici?!? Anvèdi come sono avanti! Io ci faccio solo il risotto….
P: E lo fai un risotto di sportine.
IP: Rimangio tutto. Sei tu ad essere sempre troppo avanti.
P: Hai una lavoro da fare per me : farmi diventare il nuovo giudice di X Factor al posto della Mori.
IP: Come te la cavi col travestitismo?  potresti essere la nuova Platinette. Io la accoppo e tu arrivi con la parrucca anni 80.
P:Poi ne dovrei mangiar di sportine prima di esser scambiato per la Mori….

E, giusto per la cronaca, stasera si va a vedere la Maionchi al Cassero.

Backstreet Boys @Palasharp Milano

A parte che vorrei innanzitutto esprimere la mia massima insoddisfazione per l’infima dimensione dei panini al “panino giusto” che, saranno pure buoni e su questo siamo d’accordo, ma mi ricordano tanto quei panini da festa liceale con la nutella spalmata dentro.
Ed è solo per colpa loro se non abbiamo visto l’emozionantissimo e attesissimo ingresso dei Backstreet Boys perdendoci ben una canzone e mezza.
Ma passiamo ai dettagli di concerto così low cost da fare concorrenza diretta a Ryanair o, peggio, alla scena di Fantozzi con la hostess che si rivolge con un sempiterno ”Che vòi? Semi o lupini?“.
- La scenografia era quella di un saggio di danza di fine anno. Tendone nero, maxischermo non tanto maxi dato che sarà stato un 5×5 e una pedana con gli scalini ai lati.
- Le coreografie erano quelle di Garrison. Anche se ad un certo punto abbiamo colto lo stile della Paparo con qualche influenza di Pamela di non è la Rai. Inconfondibile soprattutto nel momento in cui i backstreet cantavano “can’t you see” e facevano “no no” col ditino indice per poi indicare gli occhi. Alta danza.
- I costumi erano stati comprati in una svendita da super outlet H&M Tamarr collection.
- Brian è identico a se stesso che pare una statua di cera di Madame Taussauds. Una roba che manco Cher.
- Nick è diventato il figo del gruppo dopo la dipartita di Kevin. Si è fatto il fisico e ha preso duemilaquattrocento punti dopo il flirt con la Hilton.
- Howard nano era e nano è restato. Sempre in disparte, un po’ sociopatico e tenebroso come piace a me.
- Aj è praticamente il gemello nero di Thema dei gemelli Diversi. Che non è una buona cosa.
- A fine concerto, tra i bancarielli di salsiccia e porchetta con i Ricchi e Poveri e Raffaella Carrà a tutto volume sono spuntati i Moncler falsi fatti di pelo di sopracciglia di Kevin, rimasto sicuramente a casa a vedere una puntata di Big Brother.
- Divertimento a mille e personificazione totale nei giapponesini o cinesini qua sotto che, ai tempi, hanno fatto la storia di YouTube.

I Liceali

Non sto parlando della miniserie Mediaset con Claudia Pandolfi e Giorgio Tirabassi di cui sono già carampana suprema dalla prima serie e mi son sciroppato tutta la seconda in una stessa difficilissima e rara giornata di ferie napoletane.
Anzi, diciamo le cose come stanno: io sono carampana massima non tanto della serie stessa quanto di Daniele De Angelis aka Cristiano Malagò di cui ho già scaricato e visto tutti i suoi film compreso quel robo terrificante di “Scrivilo sui muri”. A breve compro TopGirl e mi attacco il poster in camera accanto a quello di Romeo e Giulietta.
Comunque i liceali che c’entrano?!? Ah si si. Domani dopo il lavoro prendo il trenino e me ne vado a Milano a vedere i Backstreet Boys per poi tornare all’alba e fiondarmi a lavoro again. Roba che facevo a 15 anni per vedere Raf. Non so se rendo la tragicità dei mie anni da teenager.
Manca solo che quando canteranno “Quit Playing Games (With My Heart) mi metterò ad urlare e saltare con la loro fascetta tempestata di lustrini legata in testa.

Giusto per darmi un tono devo dire che andare a vedere i Backstreet Boys rientra in una più vasta campagna contro l’abbandono della musica anni 70-80-90 cominciato con la cover band degli ABBACristina D’avena Feat GemBoySabrina Salerno.

Perché mica siam qui a pettinare le Bratz.

Ricapitoliamo

1. Finalmente mi sono ambientato a Bologna e non devo più girare con la mappa della città formato lenzuolo da una piazza e mezza. Addirittura quando giro in macchina non porto neanche il navigatore satellitare. Pure mi pentirò di aver detto una cosa del genere e mi ritroverò in piena notte a piangere sotto un lampione in mezzo alla nebbia.

2. Ho fatto amicizia con la prostituta dei viali vicino casa. Quando vado in discoteca la saluto, lei fa una o due battute tipo “mani in alto, cazzo al vento!” oppure “ma tu quando godi come fai?”. Sembriamo due scemi ubriachi. Uddio io si, lei pure credo.

3. Devo venire a patti con i baristi. La combo Negroni e Vodka con succo d’arancia si è rivelata mortale. E’ quasi sinonimo di coma etilico. Si valutano alternative che escludano Gin e Whisky.

4. Aggiornamento: lo Spritz continua ad essere il drink del diavolo.

5. Qui a casa sembra costantemente in una puntata di “Sex & The City”. Siamo in quattro: 3 ragazze e me. Un vulvaio con l’intruso ma mica tanto. Se si pensa che io faccio Carrie visto che mi metto col mio bel Mac proprio sul tavolino con affaccio sui colli, diciamo che tanto intruso non sono. In realtà faccio anche Bree ma mica tanto. Condividendo un appartamento non posso nè farmi un mazzo a tarallo ogni volta per pulire tutto nè posso rompere le gonadi alle altre.

6. Al lavoro sembra invece “Il Diavolo veste Prada” con una personificazione totale del mio capo in Miranda Priestly ed io nella povera Andy che arranca tra caffè, cani, suggerimenti di persone alle cene, agenda umana, dispensatrice di saggezza e zerbino umano.

7. SuperM, tra strazianti telefonate di pazzarìa furente, è in gran forma. Eccetto un mesetto fa quando Santo L. è sceso a fargli da Candy Candy per due settimane intere. Praticamente ha preso possesso di camera mia e ci mancava poco che mia madre non lo inserisse nello stato di famiglia. Però, come dice SuperM “tu e ItalianPsycho siete sfortunati, siete tanto dei bravi ragazzi che dovreste trovarvi delle belle ragazze”. Alice nel paese delle meraviglie on air from Naples.

8. Non ho mai tempo. Ed è questo uno dei motivi per cui il blog latita. Addirittura ho pile di vanity Fair ancora imbustati, non so se rendo la gravità della situazione. Preferisco l’immediatezza di Facebook. Infatti quasi stavo pensando di lasciare nome e cognome e farmi seguire là…tanto oramai ho aggiunto mezza blogosfera.

9. Mi sono iscritto nella palestra più gay del mondo: la Fitness First. Questa volta mi sono largamente anticipato per la prova costume. Anche perchè dopo il primo mese ho cominciato ad avere le sembianze di una balena bianca. E comunque ho visto la dark della palestra, cioè….l’area relax e me ne sono innamorato.
Potrei evitare di andare al
Cassero il mercoledì sera. Certe occhiate in quegli spogliatoi e sotto le docce che sembra sempre l’inizio di una scena porno. Ma qua a Bologna sò spudorati, a Napoli gli avrebbero fatto subito subito una bella mazziata.

10. Ho completamente perso il senso della misura dello shopping. Più del mio stipendio viene speso in vestiti. E se qualcuno pensa che, sebbene il mio microarmadio sia stracolmo, essendo un nano non necessito di tutto questo spazio, si sbaglia di grosso. Però sono la felicità delle commesse che finalmente sono disponibili e simpatiche.

11. Per quelli che mi hanno mandato le mail pensando a ulteriori disgrazie li vorrei rassicurare che, per ora, va quasi tutto bene. Li ringrazio di cuore per l’interessamento, ma direi che per l’anno 2009 ho già dato. E speriamo che la situazione si mantenga costante per un pò.

Ben trovati ancora una volta.

Pensavo peggio

Solo 178 feed arretrati. Anzi no, sta aggiornando alla velocità della luce. Sarò inevitabilmente sommerso, lo so.
Sono quasi tornato. Ora sono ancora un po’ in tour ma a brevissimo mi stabilizzerò un momentino. Baci e abbracci.

Tormentoni dell’estate

A Bologna non ho la televisione. Che per una persona come me potrebbe essere sinonimo di suicidio conclamato e imminente. Però me la sono cavata bene, le mie coinquiline non mi hanno trovato riverso sul pavimento mentre chiamavo “Maria! Maria!” come un assetato nel deserto del Sahara. Ecco perché già mi starei attrezzando per portamene una al mio rientro. Un po’ di telegiornali, film di denuncia e documentari storici ci sono sempre e non posso mica essere così tagliato fuori dal mondo. Mica lo faccio perché a settembre mi riparte Amici. No no.
Però ho Facebook. Se non avessi anche Facebook allora si che sarei davvero fuori dal mondo.
Fino ad una settimana fa ero quindi completamente tagliato fuori dal vario ciarpame televisivo per cui non so se Studio Aperto ha già parlato, una buona settantina di volte, di:
- Caldo: anziani boccheggianti abbandonati in città, turisti coi piedi al formaggio in ammollo nelle fontane pubbliche, turisti coi gelati in mano e i vestiti scoordinati. Si deve mangiare frutta, bere molto, al bando porchetta e lasagne, non uscire di casa, copulare col ventilatore o, al meglio, col condizionatore. Finale in fade con il meterologo.
- La crisi: tutti sono indebitati e nessuno partirà. Ecco perché nei servizi dalle località balneari sembra di giocare a Twister.
- Un paio di omicidi passionali a caso.
- Il traffico: auto sgranate e in coda immobile su megaschermi in diretta dal servizio autostradale CCISS Viaggiare Informati.
- Le vacanze dei vip corredati da culi e tette zoomate peggio che a Lucignolo.
- In e Out dell’estate in diretta dalle spiagge d’Italia. Stesso servizio da rifare per tre volte a settimana da diverse località per essere sempre aggiornati sulle ultime mode del momento. oh yeah.
- Il Tormentone.

Ecco, a me questo servizio del tormentone è qualcosa che osservo con terrore autentico misto a shock anafilattico. Balletti in spiaggia, karaoke improvvisati, canzoni di un tamarro che manco agli stacchetti di Striscia la Notizia Afghanistan edition.
Ecco perché ho già deciso i miei personali tormentoni saranno due e solo due: Mika – We Are Golden e Neffa – Lontano Dal Tuo Sole.

Shakira con “She Wolf” è, invece, rientrata già di diritto nel mio dna estivo. Auuuuuuuuuuu!

Ma il pelo fa di nuovo cool?


Io ero rimasto, con mia somma rassegnazione perché manco con duecento anni di palestra mi ci potrò avvicinare minimamente, che il metrosexual di oggi doveva avere tre caratteristiche: essere fisicato, depilato e possibilmente tronista.
Ora chi lo dice alla mia cerettara, incrocio perfetto tra un cucuzzaro, una corteggiatrice e una Francesca Cacace fan di, come li chiama lei, Dom Gruis e Cior Glunei [Tom Cruise e George Clooney]?

Nei piccoli progressi della casa scaccerò le nostalgie

Dopo il discreto cuore tanto aka mazzo a tarallo che mi sono fatto a Bologna per un lavoro ai confini della realtà, con orari da bambino che cuce i palloni ma di una soddisfazione stratosferica nonostante dopo due giorni mi abbiano accusato di essere un mafioso napoletano perché loro sono schiette e sincere e dicono quello che pensano (a nulla è valso spiegare che, sebbene di spettacolo ci occupiamo, non si è in uno studio televisivo e soprattutto non servono delle corteggiatrici di Uomini e Donne), torno in una Napoli infuocata come un sasso di Matera dove mi attendevano trepidanti una SuperM in crisi di affetto e una valanga di carte che, per un mese, dovevano trovare da sole una naturale collocazione.
Ovviamente la crisi di affetto si è stemperata cucinando qualcosina di tipico perché “sono sciupato” che poteva essere mangiata dagli invitati di otto matrimoni. Pure Nove.
Dopo un innato rigurgito alla Bree Van De Kamp e aver messo le cose un po’ in ordine, ho deciso di andarmene al mare anche solo per non fare la fine delle blatte e/o zoccole attaccate al muro. Peccato che dopo una ustione media regalata dall’Arval Half Times, me ne sono tornato col le pive nel sacco a Napoli perché mi ero dimenticato di pagare le ferie al cameriere.
Ma facciamo un po’ di ordine:
1. Non che l’Arval Half Times sia un cattivo prodotto eh, ma diciamo che usarlo come prima esposizione in due giorni consecutivi di barca non è stata forse un’idea così brillante. Soprattutto visto che avevo preso appuntamento con la cerettara.
2. Al cameriere gli hanno regalato un pc e, ufficialmente, vuole consigli per passare canzoni da cellulare a cd, da cd a cellulare e robe varie. In realtà vorrà sapere come passarsi le cose zozze, ovvio. Peccato che i nostri dialoghi siano sullo stile di Totò e Peppino a Milano, con me che sgrano gli occhi una volta si e l’altra pure e lui con venti punti interrogativi sulla testa. ma purtroppo io non ho mai instaurato un dialogo come ha fatto SuperM.
3. Andare alla casa al mare è una pessima idea. Lì le mancanze si fanno più vive che mai. Anche perché sebbene in 6 mesi, oramai 8, sia passato dal ruolo di figlio più piccolo a punto di riferimento di una intera famiglia, mi sono autoimposto di reggere reggere e ancora reggere. Perché almeno uno non deve crollare. E quello sono io. Un nano tutto di un pezzo. L’ho detto ora e non lo dirò più.
Ma tra le cosa più buffa però è che, dopo le trasferte di questo mese e mezzo, mi sveglio nel cuore nella notte e non so dove mi trovo. E una volta stavo pure per cadere dal letto perché non ricordavo da che lato fosse il muro. Roba che manco il mio nipote più piccolo. Mi sento molto l’uomo con la valigia degli OttoOhm. Solo un po’ più sfigato.
Tutto questo post sconclusionato per dire che sono in ferie.
Vivo.
Quasi.

That’s Amore

L: Per cementare un rapporto bisogna condividere gli stessi vizi, tipo alcol e cibo. Ecco perché i miei resistono!
IP: Cos’è…un non tanto velato tentativo di distogliermi dal bruciare i quintali di carboidrati che ho accumulato a tempo record a Bologna?
L: Ma noooooooooo! Noi sia già ferratissimi in alcol e teledipendenze!

Di come lo Spritz ha sostituito il Mojito

L’ultima volta è stata a 20 anni. Presi la mia bella Psychomobil e me ne andai con il tipo dell’epoca a Roma per un mega raduno di un forum di Madonna. Mio dio come ero dietro di dieci anni.
Dopo del pomeriggio massacrante dove si parlava solo di Madonna, di canzoni di Madonna, di testi di madonna, di gossip su Madonna, su track demo e abbigliamenti assortiti girando per tutti i negozi di musica a trovare  rarità su Madonna, decidemmo di andare a passare una bellissima ma massacrante serata in discoteca con ritorno alle 10 del mattino con me che quasi puntavo ogni Km il cartello di aggiornamento per Napoli.
Da bravo rottame umano quale sono, questo weekend sono andato a Padova per l’inaugurazione del Padova Village Pride. Il che la dice lunga sulla mia reale voglia di rimanere a Bologna. Datemi una qualsiasi alternativa via da questa città e io l’accetterò.
E così dopo una giornata al lavoro che mi ha procurato un paio di occhi incrociati come un quadro di Picasso, passo dal buon Falcon per un rapido cambio e via sul treno della speranza stracolmo in egual misura di pendolari e gente allegra che quasi sembrava il Pride di Genova traslato su rotaie. 
Arrivati a Padova, ridente e bella cittadina così piena di vita che alle 20.30 di venerdì stavamo solo noi e un esercito di rumeni, ci dirigiamo a piazza delle erbe per uno Spritz volante prima.
Tema: lo Spritz in veneto.
Potrebbe essere tranquillamente usato come prossimo combustibile. Che cos’è un negroni, un long island o un cinque bianchi rispetto a questo concentrato di euforia formato bicchiere da scotch
Potete ben capire come sono arrancato in stazione, alle 4.20 dopo 6 Spritz. Cioè, io volevo pure cambiare e prendere un Mojito ma non avevano la menta, un negroni ma non avevano il martini (che poi si mette il martini?!?)e la birra non me ne teneva proprio…. 
Comunque vediamo di capire come si è svolta la serata.
Il luogo dell’evento, per chi è campano, è l’esatta trasposizione della fiera della casa in stile gay. Stradona centrale con pizzettari, piadinari e patatinari sui lati, grandi padiglioni senza strobo e librerie sotto i gazebi, l’Ikea come sponsor con dei claim fini ed educati come “Ti piace montare?” nell’area con un letto o “Le dimensioni contano” nell’area dispenser metro e matitine. Mancava solo il mio incubo ricorrente: gli omini e le donnine “Ti piace leggere?” di Mondolibri.  Però devi dire una cosa: Le cule venete son meno regine di quelle napoletane. Si vestono in modo più decente e, avendo la possibilità vista la passerella montata, non sfilano. O forse ero troppo ubriaco, bah.
A parte la cornice, tutto è stato molto divertente. Ho incontrato mezza blogosfera: l’abbronzatissimo Manzetti, l’altissimo Heecabot con il quale abbiamo cercato di dare un aiuto psicologico ad un ragazzo che voleva capire se fosse gay o etero e i divertentissimi Yota con amico che, in perfetto ghetto style, si picchiavano e si urlavano in testa in americano.  
Insomma, un’esperienza da rifare. Ma solo a breve. Che non ho più l’età e il fisico per fare ’ste cose.
Un appello: rottamatemi.

Un tuffo negli anni 80

Perché io mi ero completamente dimenticato dell’usanza di timbrare il dorso della mano appena si entra in discoteca. E soprattutto mi ero dimenticato dell’impresa titanica per togliere quel maledetto inchiostro senza bruciarmi, come ultima spiaggia, con l’Ace Blu Densoattiva
E che bella figura quando al lavoro, mentre ticchettavo sul pc del capo, ha letto BOYTOY a caratteri cubitali.
Uccidetemi.

Un ringraziamento speciale però va a Falcon che, da quando sono qui,  ha spontaneamente intrapreso con fervore la campagna “adotta un ItalianPsycho”. Santo Subito!

Come Meryl Streep in She Devil

Credo che, dopo quattro ore abbondanti che la lavatrice sta girando forsennatamente, da domani mi ritroverò con un armadio pieno di vestiti che saranno di venti taglie più piccole. Forse ho un problema col prelavaggio.
Meno male che ci sono solo le camicie pezzotte di H&M.

Un bel divano sul petto

La peggiore idea in assoluto che un emigrante, Troisi docet, possa mai fare per allontanarsi da una città che per ora, come ovvio che sia, non gli va proprio giù, è quella di prendere un treno per Milano un venerdì pomeriggio afosissimo dopo il lavoro per decidere di andare a trascorrere un weekend per troppo tempo rimandato per ovvi motivi ma anche per fare quattro passi per i negozi e rincontrare vicine di casa che oramai a casa non ci si vede più da mesi perché uno vive da una parte dell’Italia e l’altra dalla parte opposta.
L’idea è stata nefasta perché il mio sbarco in piazza San Babila è coinciso precisamente col il secondo esatto in cui sono iniziati i saldi. Una roba che Strar Trek non è fantascienza e Lost è una favoletta tipo Hansel e Gretel.
Dopo un primo momento di smarrimento in cui ho visto la cassa Guess con già trenta persone in fila, il mio womo mi ha dirottato verso il negozio dove lavorava una sua amica che ci fa sempre pisciare sotto per i suoi racconti al limite del paranormale. Come la signora appena entrata che vendeva Barbie “particolari” tipo vestite da pitoni o di piume e voleva che qualcuno le creasse dei vestiti in chiave fetish. O di quella che ha osato chiedere se poteva provare il dildo a coniglio nel camerino. Da chiamare la neuro. Abbandonatala ci siamo immersi in una fiumana che manco alla notte bianca di Napoli dove per prendere la funicolare c’era una fila di tre ore  e mezza e la gente aveva fatto da imbuto in galleria.
Visto che non ero nelle condizioni psicologiche ma soprattutto fisiche per fare shopping in quel bagno di gente riversa per strada con 34 gradi al minimo, il mio bottino è stato misero. Sono andato a colpo sicuro in un negozio che appagasse all’istante il mio senso di shopping compulsivo seppur guidato: David Mayer.
David Mayer è un negozio da uomo con un arredo minimal sul nero laccato, faretti orientati secondo le congiunzioni astrali di Plutone e Giove, aria condizionata e musica a palla e zaffate di fragranze profumate che vengono spruzzate nell’aria per tramortire i clienti. Anzi no. Per tramortire i clienti ci sono i commessi che, sono certo, devono passare una selezione rigidissima: o si è delle chiavate immonde o non puoi manco pensare di fare lo spruzzino in profumeria. Anzi, manco quelli visto che alla Rinascente ce ne era uno altissimo, abbronzatissimo, fisicatissimo, perfettissimo nel corner Dior che mi sarei potuto comprare tutto lo stand seduta stante.
Ma torniamo a David Mayer. Un’altra caratteristica fondamentale sono le cabine vedo-non vedo. La tendina è fatta da piccolissimi fili di raso tipo abito da charleston. Praticamente quando si è dentro, tutto vedono perfettamente tutto. Tanto vale rimanere in mutande in mezzo al negozio
Ultimo punto sempre sui commessi: oltre alla già citata caratteristica di essere belli belli belli in modo assurdo, sono sempre gentilissimi e sorridentissimi. Purtroppo hanno un gusto di merda
Perché se io chiedo una camicia avvitata “normale”, non mi si può chiedere cosa intendo per normale visto che un buon 80% aveva la fantasia di un parato anni 40 o di un divano in broccato o di un trip da funghi allucinogeni.
Ecco, perché negozi così, qua a Bologna, non ce ne sono?

Welcome to Bologna

Credo che trovare casa, o anche solo una stanza, in due giorni sia una di quelle cose che temprano l’esistenza e la marchiano indelebilmente. Ho visto cose che voi umani non potete neanche solo immaginare.
Non è solo per il duro scontro con la realtà. Perché dalle descrizioni le case son tutte belle, ampie e spaziose, poi nella realtà entri in quel gergo in cui capisci al volo che “cucinotto” sta per “nicchia a muro“, che “da vedere” è sinonimo di “pacco colossale” e che “camera silenziosa” lo è perché è così lontana dalla città che quando apri la finestra e guardi giù ti trovi i leprotti che amoreggiano in giardino.
Ecco perchè ho ben deciso, in una eventualità futura, di fare tutto tramite agenzia seria. Gli mollo due soldi in più, mi fa vedere delle foto e una serie di sbattimenti me li potrei saltare a piè pari.
Ma partiamo con ordine nel descrivere alcuni casi umani e le proposte che non dimenticherò mai.

I 3 DARKETTONI. 
Casa un po’ lontana ma mica tanto abitata da tre ragazzi/lavoratori. Mi aprono e si presentano in tutta la loro contentezza: caparezza, uno secco secco con una capa di capelli enorme, un nerd che a tutti i costi voleva fare il simpatico e il sociopatico piercingato che per tutta la durata della visita sarà come se non ci fosse. Tutti e tre in perfetto stile dark. Parevano Qui, Quo e Qua.
Mi mostrano la casa e le loro camere : un agglomerato di moboli riversi sul pavimento coperti di vestiti che manco in una ispezione dell’FBI. La camera matrimoniale destinata a me, era appartenuta ad un tempo a Nonna Papera.
Un parato a fiori anni 40 così brutto ma così brutto che non augurerei neanche al mio peggior ex. E penso di aver detto tutto.
Se poi vogliamo aggiungere che mi hanno sottolineato di essere bravi e tranquilli anche se, ogni pomeriggio ci si incontrava per l’aperitivo in corridoio. Esattamente di fronte alla camera era stato costruito un mobile bar stracolmo di alcolici. Se penso agli aperitivi dark ancora mi si accappona la pelle. 

L’UCRAINA
Cioè, io con più grande soddisfazione da tre settimane a questa parte ho licenziato la badante e dovrei mettermi con un casa un’altra ucraina?  Passo! Pure se è la casa più bella del mondo! Manco i cani!

LA FRIKKETTONA
Dal mio marcato accento meridionale che straripa ogni qual volta metto piede fuori dalla mia città, subito capisce che vengo da Napoli e decide che dobbiamo per forza diventare amici amici amici perchè pure lei è di Napoli. Premessa numero 1: Si è scoperto che era di Salerno e Salerno non è Napoli.  Premessa numero 2: io odio i Salernitani quasi quanto i laureati in lettere.
Si presenta e, mentre parla, si divincola come una tarantolata, si tocca, si spoglia e ci tiene tanto a far vedere che porta delle mutande nere di pizzo.
A parte questo momento di pulp che Tarantino è una pippa, mi mostra questa bellissima casa in pieno centro con salottino che dà su una delle più importanti arterie universitarie, con ampia stanza singola libera da fine giugno, cucina nuova, bagno e due ampi terrazzi.  
Bene, la stanza era grande con una finestra che dava sulla tromba di un ascensore che però il palazzo non ha. Mistero assoluto. Il bagno era un cesso tipo “il peggiore cesso di tutta la Scozia” in Trainspotting e la cucina era dieci volte peggio il peggior cesso della Scozia. I terrazzi erano due tetti dai quali si accedeva dai pedrellini per le fogne. Ecco.
Ero così disperato che avrei anche potuto accettare, ma sono stati tre gli elementi che mi hanno fatto cedere:
1. Conosceva tutti gli homeless e i bancarellari luridi della zona che già me li vedevo ospitati in casa a qualsiasi ora del giorno e della notte pronti ad ammazzarmi nel sonno.
2. C’era un cane che necessitava dell’aria condizionata che aveva preso espressamente per lui. In più, aveva un soffio al cuore.
3. La pianta di aloe nel salotto che aveva un nome e che necessitava di massimo rispetto e devozione. 
L’unico motivo che poteva spingermi a restare era il coinquilino uscente: uno straniero di rara bellezza da cui mi sarei fatto ben volentieri ammazzare nel sonno.

I GATTARI
Ossia quelli che mettono prima di tutto i loro animali. Specialmente gatti. Ed io mica posso tornare a casa e trovare la gatta che mi usa il Mac come la sua lettiera.

THE ARTIST
Casa non male, vicino al lavoro, zona centralissima, ampi spazi, tv, internet, cucina nuova, bagno enorme, tutto apparentemente pulito e in ordine e padrone simpatico anche lui di Salerno. Che non è Napoli, ribadisco.
Fittava due stanze, una singola e una doppia. Peccato che una aveva una finestra che dava nell’androne del palazzo e l’altra mi trovavo la signora di fronte che mi passava il caffè mentre innaffiava le piante. E avevano due soppalchi fatti coi tubi delle impacature. Una roba quasi da cruising gay. Ci si attaccava una sling sotto e via.

Potrei scriverne per altri venti post ma mi fermo qui. Tutto per dire che ci sono, persino vivo. E che il blog mi ha salvato una seconda volta. La prima volta facendomi conoscere il mio womo. La seconda facendomi trovare casa.
Eh si, perché una delle mie coinquiline è proprio lei.

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Dark Room