Zoolander – secondo tempo
- Cosa facciamo quando cadiamo da cavallo?
- Risaliamo in sella
Nulla è una fine perchè ogni fine può sempre essere la base per qualcosa di nuovo e diverso.
Keith Haring, Diari
- Cosa facciamo quando cadiamo da cavallo?
- Risaliamo in sella
Nulla è una fine perchè ogni fine può sempre essere la base per qualcosa di nuovo e diverso.
Keith Haring, Diari
Se potessi far tornare indietro il mondo
Farei tornare poi senz’altro te
Per un attimo di eterno e di profondo
In cui tutto sembra, sembra niente è
Per cinque mesi ho tentato di tenerlo fuori da questo blog, ma oggi davvero non ce la faccio.
In caso di grave crisi internazionale, come successe per l’iperinfalzione degli anni ‘70, i beni rifugio rappresentano da sempre una importante garanzia. E soprattutto danno la certezza che qualsiasi cosa potrebbe succedere, una parte del patrimonio rimane tesaurizzata.
Se ciò è vero, e abbiamo articoli su articoli dei più autorevoli quotidiani economici internazionali, è altresì vero che il discorso può essere perfettamente traslato alle crisi derivate dalle esperienze personali.
Un po’ come Picasso che passò per il periodo blu, rosa, africano, analitico e sintetico, io passo, con l’agilità di un levriero inglese ad accumulare beni rifugio in quantità più che maggiori alla reale capacità del mio armadio ormai allo strenuo delle forze. E non c’è legge dell’impenetrabilità dei corpi che tenga.
Sono passato per il periodo scarpe in cui, come sognante e spregiudicata Carry Bradshaw, appagavo i miei bisogni compulsivi invece di agognare gli oggetti del desiderio appannando e bagnando di bava le vetrine dei negozi.
Poi c’è stato il momento intimo di cui ho un meraviglioso ricordo delle commesse di Intimissimi e Yamamay e di uno dei negozi più ricchionici della città, che si appostavano fuori al negozio per chiamarmi appena mi intravedevano in lontananza. Ricordo tangibile sono le decine di magliettine, slip, boxer e pantaloncini con tanto di cartellino attaccato.
Il periodo maglietta è qualcosa di ormai costante a cui riconosco le caratteristiche di una immobilizzazione materiale.
Per il momento borse & zaini invece c’è un discorso a parte. E’ come una tassa, un sorta di una tantum indispensabile. E poco importa se per essere acquistata mi invento i più svariati motivi. Ad esempio ho comprato quattro borsoni per quel luogo ormai mistico che alcuni chiamano palestra. Chissà se esisterà davvero.
La botta giubbino arriva invece a inizio saldo invernali dove, incurante di prossime mode, si compra la qualsiasi purchè carino e mettibile con indumenti che necessitano di essere ancora comprati. Vige la regola universale: shopping chiama shopping.
Il periodo jeans invece è il frutto di uno studio finale di politiche di ricerca e sviluppo incrociato. Con un occhio al trend futuro e alla possibilità di rimettere in vita una vecchia moda. L’ho capita solo io questa.
Il punto dolente è il momento accessori vari, ossia la costante di equilibrio di una vita.
Ed è proprio per bilanciarmi che, spinto da un attacco latente di voglia di cambiamento mi sono diretto verso l’ottico per il cambio di paio di occhiali da sole orientandomi, come ogni anno, al tentativo di acquisto di una mascherina in cellulosa (plastica rigida) non tanto cafona (se, lallero!).
L’acquisto dall’ottico è come il taglio di uno stylist: infame.
Si è nel negozio e tutto brilla di luce propria, proviamo due miliardi di occhiali che vengono divisi nella pila dei “si”, dei “forse”, dei “no”, e dei “questi non me li fare proprio provare vade retro” per poi passare alle semifinali e alle finali, sceglierne uno, comprarlo, uscire dal negozio e dire “che cazzo mi sò comprato?”.
Dallo stylist è uguale: due secondi prima, agli specchi magici del salone e tutto perfetto ma quando si esce e ci si specchia su una vetrina pare che ci siamo andati a tagliare i capelli da un “Edward Mani di Forbice” in crisi epilettica e sotto droghe.
La mia personalissima finale dell’occhiale tamarro, perchè non c’è niente di meglio di un occhiale tamarro diciamolo, è stata tenuta da un appassionante corpo a corpo che ha toccato i più alti livelli di trash.
Dolce & Gabbana con scudetto in fronte vs Dolce e Gabbana con bandiera dell’italia a tutta fronte.
Oggi, in un atroce tentativo di prendere un po’ di sole in una città trasformata in un esodo biblico senza guida alcuna (perché almeno quando il popolo ebraico uscì verso la Palestina attraverso la penisola del Sinai aveva Mosè, a Napoli c’è il caos cosmico), tra un bagno in una piscina che sembrava una metropolitana giapponese e una sauna dove non c’era manco mezzo posto sul soffitto, ho ben deciso di farmi un bellissimo e solitario massaggio relax da 40 minuti.
La massaggiatrice relax, secondo il mio personale punto di vista, dovrebbe essere un incrocio tra una mummia, una sordomuta e una guaritrice dal tocco terapeutico che appena mette un dito su una qualsiasi parte del corpo sia in grado di provocare un estatico crollo fisico e mentale.
Ecco, la mia era la sorella gemella di Veronika di Lucia Ocone che, per tutta la seduta, è stata colta da una attacco di logorrea in cui ha unilateralmente tentato di convincermi a:
- Evitare latticini e salumi. Hanno troppo sale che si accumula negli eccessi adiposi.
- Mangiare carboidrati la mattina, pochi perché sono fondamentali, e proteine a fottere la sera. Perché se no si accumula solo massa cattiva che a noi ragazzi va a finire sulle maniglie e alle ragazze sulle cosce.
- Mai osare addentare dolci e fritti dopo l’alba. E’ la pesta nera per la linea.
- Bere una bottiglietta di acqua Uliveto alla quale si tolgono due bicchieri di acqua per sostituirli con succo di limone. L’utilità me la sono persa.
- Andare a correre almeno 3 volte a settimana e, negli altri giorni, usare una mazza di scopa da far roteare intorno al busto per sciogliere il punto vita. Che io mi sia già visto come una fantastica majorette che lo dico a fare.
- Dulcis in fundo mi ha chiesto, toccandomi l’addome, di intestino come andassi.
Praticamente un opuscolo del Ministero della Salute umanizzato.
A questo punto ci mancava solo che mi facesse un esame della prostata in day hospital per stare a posto.
Oggi, in otto ore di riunione su Creatività e Innovazione con sette cape diverse, ho sommamente condiviso dal mio palchetto personale nozioni fondamentali di:
- Kung Fu Panda con collegamenti alla filosofia orientale di Goku, “Hero” e “La foresta dei pugnali volanti”.
- La bomba nucleare che ha modificato radicalmente il concept dei più importanti protagonisti dei cartoni animati giapponesi disegnandoli come un popolo di orfani di padri e madri.
- Mazinga Vs Yattaman, ossia uno stesso format che trae le sue origini dal teatro greco.
- L’aborto e il voto alle donne con i loro sconvolgimenti devastanti: “Gira la Moda” e le collezioni di Barbie.
- Il differente approccio emozionale dei Puffi, dei Gormiti e gli Exogini con un rapido excursus sulle figurine Panini e gli “Stick & Stack”.
- La filosofia di Harry Potter e le sue interrelazioni su Facebook.
- Lo spin off e i pinguini di Madagascar.
Praticamente mancava solo che parlassi delle coreografie di Pamela Petrarolo a “Non è la Rai” per far capire anche ai muri le mie inclinazioni sessuali.
Ma certe cose, ormai a primavera inoltrata, si ripresenteranno in modo imperituro.
- I pornopapà con i bambini a passeggio.
- Gli elastici degli slip che si cominciano ad intravedere dai pantaloni troppo a vita bassa dei ragazzetti ormonati. Che berranno per diventare così è un mistero.
- Le vrenzole con la panza da fuori e di Louis Vuitton faveze vestite che si sentono fighe come una Victoria Beckham qualsiasi.
- I cuozzi (corrispettivo maschile delle vrenzole) obesi e mezzi nudi, che a via Caracciolo si sentono in dovere di prendere il sole sugli scogli come un tricheco spiaggiato.
- Io che mi metto a dieta e SuperM contrattacca con la solita frittata di maccheroni triplo strato, carciofi imbottiti e parmigiana di melenzane.
- Io che comincio a correre a due passi dal mare.
- Io che mi microfratturo il piede.
Uddio, l’ultima ancora non si è avverata…ma datemi tempo. Un mese, massimo un mese e mezzo e sarò il ritorno della Mummia.
E dopo aver ricevuto come bomboniera il tastevin d’argento, mi sembra ormai chiaro che siamo la famiglia Walker. Tutti alcolizzati e c’è pure il ricchione.
Contro ogni previsione meteroeologica ma anche di tipica concentrazione di sfighe ed eventi improbabili che si manifestano ogniqualvolta sono in procinto di mettere l’unghia del piede un centimetro oltre la soglia di casa, ho passato il weekend del primo maggio nel mio buen retiro caprese.
Memori dell’orgia di cuozzi sconvolgente che rallegrò animatamente quell’odissea che fu la partenza dello scorso anno, questa volta abbiamo ben deciso di partire il 30 aprile, ossia in piena giornata lavorativa. E in pieno maremoto. Tanto che io, in genere abituato ad andare per mare senza soffire minimamente, ero lì che a metà viaggio avrei voluto strappare gli occhi a Ted e Joan del gruppo americano che ridevano grassamente del su e giù dell’alicafo mentre gli omini della crew distribuivano sacchetti-vomitini a profusione. Ho resistito a stento. Ma ho tenuto puntata la bambina saltellante daventi a me. Sarebbe stata un’ottima punizione decidere di vomitagli nel cappuccio. Poi volevo vedere che bei salti che faceva.
Per il ritorno, direi che siamo stati i soliti sfigati di sempre. Partenza di domenica, giornata scelta dell’Italia intera assieme a mezza Cina per un ritorno intelligente. E, per condire, un tempo che pareva la scena della tempesta de “la maledizione del forziere fantasma” con una puntina de “La tempesta perfetta“.
Ma, come l’anno scorso, andiamo con una semplice e pratica sintesi degli avvenimenti che hanno caratterizzato il weekend e che possono tranquillamente essere usati come miniguida per chi avesse intenzione di passare due o tre giorni di relax caprese.
- Mai andare il primo maggio a Capri: la popolazione sarà composta in egual misura da pseudochiachielli vestiti come appena usciti dall’Holliwood che grugniscono l’un l’altro mangiando una fetta di frittata di maccheroni sulle panchine di Tragara vista faraglioni e turisti stupidi vestiti come in piena estate che si cioncano di freddo e usano i teli degli hotel a mò di parei o scialli. Peggio che vedere “Demoni” di lamberto Bava.
- La passeggiata dell’arco naturale e a villa Jovis è bellissima. E si incontrano un sacco di coppie gay franscesi che emanano zaffate di profumo da qui fino a Parigi.
- Tenere alto il livello di alcol per lanciarsi su Kim Cattrall aka Samantha Jones, prenderla sottobraccio e lanciare noccioline a un ministro delle pari opportunità a caso come una novella coppia Karen/Jack.
- Il Capri Palace, resta e resterà per molto tempo ancora, un mio desiderio irraggiungibile. Ma ho un piano: fare da badante a qualche vecchietto coi soldi che si innamorerà perdutamente di me, mi lascerà tutto ed vivrò di rendita invece di buttare il sangue come sto facendo ora. Dalla regia mi dicono che sono fuori età per fare il mantenuto. Farò da pappone allora, mi bastano 4 o 5 clienti per vivere di percentuale. Qualche 18enne all’ascolto?
- I mocassini di pelo viola di Dsquared2 non di possono vedere. O sono da indossare solo per il discorso del pappone di cui sopra.
- I mocassini di plastica colorata tipo Crocs non possono essere stati concepiti da mente umana.
- Le espadrillas da uomo sono di un frocio che manco una concentrazione di un gay pride, un concerto di Madonna e un concerto a tre di Mina, Patti Pravo e la Bertè messi assieme.
- Vicino casa, ad anacapri, c’è un negozio che si chiama “oltre il giardino” che è una sorta di fioraio di design di quelli che si portano ora. La particolarità è che i fiori sono pochi ma le cose di design sono tante e costano pure relativamente poco.
- Bere una bottiglia di vodka e tre di vino in quattro giorni non è una buona media. E il fegato è ancora lì sul terrazzo che saltella dando i suoi ultimi colpetti di vita.
- Prendere il taxi è come andare al ristorante: 27 euri Anacapri-Marina Grande. Due chilometri scarsi. Non so se rendo.
- Quando si va per case-museo di stranieri che in passato sono sbarcati sull’isola e hanno ben pensato di trasferirsi lì e ve li spacciano come persone dai gusti eclettici sappiate che tutto ciò è sinonimo di accozzaglia di roba presa a caso e messa assieme con un pessimo gusto estetico. Ma è Capri, e non sembra per niente l’anticamera di casa Marzotto.
- I ristoranti-pizzeria sono in realtà solo ristoranti. Ma ci terranno bene a dirlo solo ad acqua e pane arrivato e appena mangiucchiato.
- Si fanno incontri del tutto incontestualizzati. E questa la capiamo in due.
- Camminare tra la folla senza t shirt è orrore allo stato puro. Soprattutto se si è dei tedeschi di 60 anni, grassi e puzzolenti. Se si è dei baldi giovinotti, via tutto e palette coi voti a me.
- Galliano. Non aggiungo altro.
- A Capri manca un pizzettaro. Il mio obiettivo del momento è mettere su un pizzettaro serio con prezzi da fruttivendolo. Che continua ad essere il principale competitor di Dior.
On Air: Fumo Denso – Otto Ohm & Radio Capri
Dopo aver sfidato le leggi di Murphy fino a due minuti fa adesso posso fermamente proclamare di avere tutto sotto controllo. Ho già organizzato e pianificato nei minimi dettagli i giorni in cui non ci sarò e con la mia bella valigia verde acido carica di vestiti per 2 mesi, che difficilmente utilizzerò in un solo weekend, sono pronto per la partenza.
Vodka, tabasco, sale, pepe e succhi di pomodoro ci sono. I limoni li prendo dagli alberi e anche questo è risolto.
Ora basta solo una tromba marina che sommerga il cameriere che mi aspetta scodinzolante sul molo.
…che dopo 4 mesi e mezzo di reclusione in cui mi sono riuscito a ritagliare un unico weekend di fuga, ho scelto proprio quello in cui non avrò bisogno né di una macchina, né di un treno e né di un aereo.
Qualcuno ha un amico che noleggia sottomarini?
In questa ridente pausa pasquale, Mrs Doubtfire mi ha trovato, nell’ordine, a:
– Lavare i piatti, per evitare che li lasciasse unti di una patina grigio-verde.
– Rifare i letti, perché così conciata ci metterebbe due secoli e mezzo.
– Cucinare per papà per evitare che me lo avvelenasse alla prima occasione.
– Asciugare il bagno dopo che lo aveva allagato per lavarsi quei due zilli che tiene in testa.
– Fare la spesa perché credo abbia ancora dei gravi problemi di confusione tra Viakal e Heineken.
– Fare la lavatrice per ovviare ad un certo cambio di colori di bucato tendente al rosa pastello con striature violetto.
Per queste semplici azioni da casalinga disperata aka qualsiasi persona che sappia gestirsi un minimo, mi si è avvicinata dicendo: "TIu non Hessere fiUglio, TIU UESSERE FIUGLIAAAAA!".
Nella suddetta pausa pasquale, è venuto a sollazzarsi, ma soprattutto per evitare che ci scuoiassimo vivi, quella personificazione della Santa Pazienza che è L. Il suddetto, un pomeriggio è stato trovato con le mani nella marmellata mentre stava facendo un thè da inzuppo per pastiera. Mrs Doubtfire si è avvicinata esclamando: "TIu Hessere BRAAAFA CUOCA!".
Ok che Mrs. Doubtfire si è avvicinata ad una soluzione ormai lampante ai più, ma mica è colpa mia se la provvidenza l’ha presa a calci lì dove non batte il sole (per fortuna) non facendola rientrare e in quella categorie di donne dell’est Europa che grazie alle radiazioni hanno ricevuto i poteri della trottola e stracciano l’Italia nel pattinaggio su ghiaccio da anni.
Mi spiace assai se ha vissuto in un luogo dove la donna faceva la schiava e l’uomo comandava a bacchetta ma solo dopo aver ruttato e grattato il grattabile.
Però se ha nostalgia di casa io non ci metto niente ad accanirmi sull’altro braccino, eh.
Come regalo pasquale, Mrs Doubtfire si è rotta il braccio causa scippo.
Il medico le ha fatto un gesso che le arriva dietro le orecchie e le ha dato una prognosi di 30 giorni.
Praticamente siamo alla ricerca di una badante per la badante.
Siamo sempre molto fortunati….
Nipote n.1: Zio, ma tu quanti anni hai?
ItalianPsycho: Ma come…indovina! Lo sai che sono il più giovane della famiglia….
N.1: uhm……. 42!!!
Ok, non potrà più avvalesti della facoltà di indovinare la mia età fino al compimento del suo 18° anno. Certe cose devono essere insegnate da piccini, come si fa con le bestiole.
Vorrei tranquillizzare i miei due o tre fedeli lettori rimasti per dire che è tutto sotto controllo: la Vodka l’ho trovata.
In realtà le cose non vanno granché bene perché da due mesi e passa sono stato catapultato in una situazione un tantinello drammatica dalla quale si potrebbe comunque prendere il lato comico e scrivere fiumi di post su nani e ballerine, ma diciamo che non ne ho la forza e la testa. Però dovreste vedermi nella mia nuova veste da Candy Candy.
Mi manca solo il procione.
Ieri, nell’ordine, mi sono svegliato, ho fatto il letto, ho fatto un pò di ordine mettendo a posto la camera e piegando i vestiti, ho areato la stanza, ho preparato la colazione, ho pulito caffettiera e le tazze mentre la D’Urso intervistava la Toniolo a "Mattino 5", ho fatto una doccia al volo al volo per poi lavare il bagno, sono andato in centro a fare un giro di shopping da Muji, da Fnac, da H&M e alla Rinascente per secutare un blogger e per cercare la Vodka Absolut Masquerade Limited Edition tutta di rosso paillettata ma hanno capito che ero alla ricerca di un cavatappi di Swarovski (bah), ho fatto la spesa a porta Venezia, mi sono perso nella metro e sono tornato a casa per fare una valigia che sembra più un armadio con le rotelle, ho lavato ciò che mi era passato inosservato, ho cucinato per me mentre guardavo "Forum" per poi lavare i piatti con "I Simpson", ho cominciato a cucinare qualcosina per la sera e mi sono fatto la manicure guardando "Uomini e Donne" in attesa che il mio womo tornasse. IP: Va, ti prego va da lei….n non farla più aspettare….e salutala per meeeee…
L: Ma com’è che la conosci?
IP: E’ una canzone di Boncompagni!
L: E che c’entra?
IP: Vabbè era pure il cavallo di battaglia di Antonella Mosetti a Non è la Rai.
L: ….
IP: Quindi non sai neanche che la canzone “Niente di Importante” che Boncompagni scrisse per il primo album di Pamela è stata poi ricantata dalla Carrà?
L: ….
IP: E “Rosso”, la sai?
L: Rosso….relativo…..si si!
IP: Ma quello è Ferro! Io dico quella che cantava Francesca Gollini!
L: Boh.
IP: Rosso…un amore che non posso…ho comprato un gatto bianco….mi domando se ti manco….
L: ….
IP: Quella l’ha ricantata anche Mina.
L: ….
IP: Senti qua devi fare qualcosa….manca proprio l’ABC della finocchiagine.
Mi sa che lo costringo ad andare al CEPU della Carrà: Fiesta!

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