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Archive for PsychoMovie

Alice In Wonderland

Si lo so che ieri ho dato buca al popolo carampano di Amici in una puntatona dove la rissa era dietro l’angolo, ma per sopravvenuti impegni sociali aka una giornata che pareva un gay pride che può essere anche rinominata in “7 pazze in giro per Bologna” in una di quelle situazioni da Ozpetek di famiglia finocchia allargata che me piasce assai, non ce l’ho proprio fatta.
Anche perché per la prima oretta ero al cinema a tentare di vedere “Alice In Wonderland” dopo ben tre tentativi andati a vuoto. Perché in tutta Italia Alice è in duemila milioni di sale ma solo in questa città è in tre cinema: uno in culonia in 2D, uno che ha 60 posti e l’altro che non assegna il posto e quindi c’è la ressa all’ingresso.
Ma questo non è stato un problema visto che abbiamo cominciato a fare picchetto dalle 19.20 sebbene lo spettacolo iniziasse alle 20.10. E poi io e G., new entry a cui devo ancora affibbiare un soprannome, avevamo con noi IsteriaPersonificata che si è scagliato come un Levriero Whippet sul corridoio centrale.
Vi chiedere perché se intitolo un post Alce in Wonderland poi mi metto a parlare di cazzi e mazzi? Ve lo spiego subito: il film fa cagare.
Parlare della trama, dei confronti con il primo film Disney o dei due libri di Carroll è una perdita di tempo.
Mi rendo conto di essere partito molto prevenuto, ma io da Burton mi aspetto tanto, pure troppo.
Non lo finirò mai di ripetere ma dopo quel capolavoro di “Big Fish”, tutto il resto è davvero robetta.
E qui non è manco poi così dark e visionario. Sembra di essere nel più classico e stravisto fantasy di draghi, spade ed armature che mi fanno rivoltare le budella.
Nessun personaggio di spicco: un’esangue Alice con una faccia da prendere a schiaffoni, la Regina di cuori che a parte trucco e parrucco non dà nulla, Johnny Deep nel ruolo del cappellaio che sfiora il ridicolo con un balletto idiota del tutto fuori luogo e la regina Bianca che sembra Cher in “Believe”.
Il tutto in un 3D che potevano anche lasciare a casa.
Unica scena “simpatica” è quando la regina rossa chiede un maiale per poggiapiedi perché la sua ciccetta è calda: 15 secondi di scena.

Insomma, per me un autentico flop. Punto tutto su Mine Vaganti.

La prima cosa bella

Paolo Virzì è uno di quei registi italiani che, come Gabriele Muccino e Ferzan Ozpetek (si vabbè lui è turco però i film sono italiani), hanno trovato un cast che funziona e, di film in film, cerca sempre di riconfermare qualcuno.
Il film ruota attorno ai ricordi di una famiglia livornese che si ricongiunge per gli ultimi giorni di vita della madre. Il tema è di sicuro molto difficile e drammatico, ma Virzì riesce sempre e comunque a strappare una risata.
E anche una lacrima.
Sarà che sono diventato stranamente buono e sto cominciando ad adorare queste tipologie di film, ma quando mi parte in groppo in gola son lì che vorrei alzarmi e fare una standing ovation da solo.
Una Stefania Sandrelli splendida, una Micaela Ramazzotti bravissima, una Claudia Pandolfi che recita (perché ne “I Liceali” non si può guardare proprio), un Valerio Mastrandrea che oramai non ne sbaglia una e un Paolo Ruffini aka Paolino di Mtv che ho riconosciuto solo dalla voce ma che a me è sempre piaciuto tanto. Colonna sonora alle corde vocali di sua lamentosità Malika Ayane.
Tutto sommato non ho detto niente e non aggiungerò altro perché questo è uno di quei film che meritano davvero e devono essere assolutamente visti.

Nine

Premetto che non ho mai visto manco mezzo film di Federico Fellini. Ma un quarto si. Poi il sonno imperante mi ha abbattuto come un proiettile sonnifero. Ecco perché non è che per questo film sia questa grande garanzia di credibilità.
Nine è un film musical diretto da Rob Marshall (quello di “Chicago” e di “Memorie di una Geisha”), che si ispira al musical di Broadway che si ispira a 8 e 1/2 di Federico Fellini. Praticamente è un po’ come si fa tra noi blogger che uno scrive una cosa vista da un’altro e ci mette il link nel “via” a fine post.
Nine è un film con un cast di tutto rispetto: Daniel Day Lewis, Penelope Cruz, Sofia Loren, Nicole Kidman (messa lì a caso), Judy Dench, Kate Hudson e Fergie dei Black Eyed Peas. Poi ci sono anche gli italiani che, come in ogni film girato in italia da un regista americano, fanno da tappezzeria: Elio Germano (non pervenuto), Ricky Tognazzi, Valerio Mastrandrea e Martina Stella che ha la parte più consistente. Non so se rendo.
La trama è semplice:  parla delle crisi creative del regista Guido Contini e dei suoi diversi rapporti con varie donne della sua vita (moglie, amante, madre…). Insomma, perdibilissimo.
Pensavo di ritrovarmi di fronte a panorami mozzafiato, scenografie stratosferiche e balletti continui invece niente. Però non tutto il male viene per nuocere.

Ci sono tre buoni motivi per non perdersi questo film.
1. Sofia Loren sempre dritta come una mazza di scopa eccetto quando porge le mani al figlio. Ed è subito Tutankamon time visto che sembra stia per uscire da un sarcofago.
2. Fergie da troione è molto credibile (ma và!) e il suo balletto è uno spettacolo che sancisce quello che sarà l’accessorio della prossima estate 2010: il tamburello. Così tutti sulla sabbia possiamo fare il remake della canzone e postarlo su YouTube e diventare noi stessi il nuovo fenomeno di viral marketing della rete.
3. Il pezzo di Kate Hudson merita. Lei è bellissima, la canzone molto orecchiabile e il balletto molto trascinante. Non rimanete per i titoli di coda, potreste pentirvi per la visione della Hudson senza trucco che sconsiglio ai deboli di cuore.

Voto: perplessità mista a dubbio irrisolto.

Alice in Wonderland – Il trailer italiano

Non resisto

A Psycho Carol

Sono sempre stato un po’ restio a tutta questa valanga di film in 3D che stanno mettendo in circolazione.
Primo motivo fra tutti è che sono filmetti per bambini e sappiamo tutti che quando mi trovo in un cinema pieno di bambini, tipo a vedere Harry Potter, mi trasformerei volentieri in Erode.
Secondo motivo è che ho un atroce ricordo del mio primo film in 3D.
In realtà non era tutto in 3D come si fa oggi, ma erano solo gli ultimi 10 o 15 minuti finali e il film era “Nightmare VI – La Fine”. Lo andai a vedere qualcosa come mille e mille anni fa nel peggior cinema, e unico a suo tempo, del basso lazio in una sala con sedute di legno che dopo dieci minuti le chiappe erano a tavoletta e con un video di pessima qualità persino un po’ sfocato.
Ma si diceva del film, si. Sulla fine, la protagonista ancora non sgozzata si metteva gli occhialini di cartoncino con la lente verde e quella blu e praticamente si era catapultai nel mondo degli Umpa Lumpa di Willy Wonka. Tutti i colori sballati, un mal di mare, non si capiva una ceppa…insomma…un’esperienza da non ripetere assolutamente.
Poi sarà stato complice L. che, santuomo, li aveva provati quando era andato a portare i miei nipoti a vedere Up e ha detto che era una cosa da provare.
E così siamo andati in un cinema che mancava tanto così che facevano passare gli spettatori sotto il metal detector per quanto erano impauriti che la gente si fregasse gli occhiali.
Il film scelto era “A Christmas Carol”, tratto dal solito libro “Canto di Natale” di Charles Dickens che a me piace sempre tanto ma che ora come ora ne ho fin qui. E sto indicando la punta più alta del mio capello spettinato con il Mud Clay all’argilla di Tony & Guy.
Ammetto che mi devo ricredere. E, soprattutto, comprendo quei poveri genitori che non mi hanno ammazzato seduta stante anche se ero peggio di tutti i bambini in sala con i miei “wooooooooow”, “Fiiiiiiiiiico”, “uuuuuuuuuh”.
Ecco, insomma, maia ndare a vedere un 3D con me. Che si sappia.

Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street

Con ritardo stratosferico sono riuscito a vedere l’ultimo film di Tim Burton che, sebbene avessi anche scaricato quelle due o tre volte in ogni formato possibile ed immaginabile, ho preferito attendere la data di uscita ufficiale del dvd per acquistarlo e vederlo con tutti i crismi su un lcd 42” con il volume a manetta che mi scompigliava i capelli. D’altra parte si tratta di Tim, mica pizza e fichi.
Essenzialmente il film è il rifacimento del pluripremiato musical scritto da Stephen Sondheim e basa la sua trama su
una sanguinosa vendetta di un barbiere contro l’uomo che lo ha ingiustamente imprigionato per separarlo dalla sua famiglia. Il tutto immerso in una meravigliosa Londra vittoriana malsana, plumbea così cupa ma così realistica che giustifica pienamente l’oscar a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.
Tim Burton abbandona completamente l’atmosfera da fiaba di Big Fish per strizzare l’occhio un po’ alla sete di vendetta della Sposa di Tarantino, un po’ al genere splatter in generale con litri sangue impazzito che schizza a profusione in ogni dove e un po’ al musical degli anni 70.
Si dice che dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna e questo è ciò che sintetizza al meglio il film. Perchè se da un lato il protagonista indiscusso è il barbiere con la sua sete di vendetta, dall’altro
troviamo la splendida Mrs. Lovett che in qualche modo contribuisce al suo successo, rendendogli la vita più semplice diventando una perfetta compagna di crimini sfornando degli ottimi pasticci cucinati con la carne delle sue vittime.
La trama regge perfettamente con tanto di colpo di scena finale e Burton, se possibile, ha nuovamente superato se steso. Anche se eviterei il contronto del tutto inesistente con "La fabbrica di cioccolato" a cui, non finirò mai di ripeterlo, preferisco senza dubbio la versione del 1971 con uno spettacolare Gene Wilder. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, si sa. Anche Fincher con "Panic Room" cadde miseramente.
Forse l’unica pecca sono le canzoni di richiamo non così immediato, ma possiamo anche trascurare il "problema". Non siamo mica davanti a Moulin Rouge!.
Insomma, promosso a pieni voti. Ed io attendo già con trepidazione il suo "Alice nel paese delle meraviglie".

I sei gradi di separazione applicati ai film

Oltre che un divoratore di serie tv americane che non riguardino camici bianchi e corsie di ospedale ad eccezione di Scrubs, sono un appassionato spettatore di ogni tipo di film: da quello più svuotacervello possibile come "Ragazze nel pallone" sul campionato annuale di cheerleader tra le high scool americane, a quello più intimistico, visionario, manieristico ed etereo come "In the mood for love" di cui ricordo ancora con vivo terrore il primo piano dell’orecchino della durata di 10 minuti ed un dialogo di due parole all’ora.
In genere però, pur guardando di tutto "Muppets" compresi, prediligo solitamente quei film che rientrano in quattro diverse categorie:

IL FILM CON LA CONGIUNTIVITE
E’ chiaramente il film che cerca con ogni mezzo possibile di scatenare la lacrima. Se poi riesce nell’intento negli ultimi minuti è il massimo e si può far rientrare il film nella categoria Cult come lo è "Titanic" nell’istante in cui la vecchia muore e la telecamera scorre sulle foto della sua vita che la ritraggono in tutta quella serie di situazioni che Jack promise di condividere insieme prima di tirare le cuoia perchè lei era troppo obesa per reggerlo sulla zattera.
Oppure "Big Fish", un film che emoziona in ogni singolo fotogramma, che nel finale dà il meglio di sè scatenando in me ogni basso istinto da crisi mestruale con gli occhi che si trasformano in un rubinetto rotto e un naso così intasato che manco con l’idraulico liquido. Ma lì è Tim Burton e quello che fa è sempre e comunque un capolavoro. Un pò come Fincher: "Panic Room" è l’eccezione che conferma la regola.

IL FILM CORALE
Una valanga di personaggi con tante storie apparentemente scollegate che piano piano si intersecano in crescendo fino al momento in cui tutti, in un modo o nell’altro, si ritrovano e interagiscono. Un esempio è "Magnolia" oppure, non finirò mai di nominarlo, "Scherzi del cuore" che rappresenta il film corale per eccezione.
Ok possiamo far rientrale anche "Crash" e "Saturno Contro" ma i primi rendono perfettamente l’idea di una storia apparentemente scollegata che ha, in realtà, senso proprio nell’intersecarsi delle storie.
Potrei nominare anche "Babel" se solo la gente la smettesse di elevarlo a capolavoro della cinematografia mondiale quale non è.
Una variante del film corale è data invece da una stessa storia raccontata dai diversi personaggi che, di volta in volta, si arricchisce di nuovi punti di vista ed angolazioni. Un pò come "Le regole dell’attrazione" (sia libro di Bret Eston Ellis che il film con Dawson Creek) o "Go – una notte da dimenticare".

IL FILM CON LA CAZZIMMA
"Cruel intention", "Kill Bill", "7even"…devo aggiungerne altri?

IL MUSICAL CON LA STORIA D’AMORE CHE LACERA IL CUORE
Quindi praticamente tutti. Ma alcuni meritano più di altri, lo dobbiamo ammettere. Come "Moulin Rouge!" Di Baz Luhrmann che è una spanna sopra gli altri. Lo marca stretto il recentissimo e sottovalutatissimo nelle sale italiane "Across the universe" dove, attraverso 33 canzoni dei Beatles, si dà vita ad una bellissima storia d’amore colorata, onirica e psichedelica come piace a me.
Film bellissimo, meraviglioso, stupendo e commovente dove ho scoperto quel gran pezzo di Jim Sturgess, ex membro di una rock band, che mi ipnotizza come pochi. Qui un esempio. Qui un altro. Da sbattere a terra.
E poi una colonna sonora, ma una colonna sonora, ma una colonna sonora reinterpretata e riarragiata che fa davvero i fossi a terra: consiglio "I want to hold your hand", "All my loving", "Across the universe", "I’ve just seen a face" e "Hey Jude". Praticamente mezzo cd…sono in botta completa.

IL THRILLERONE CON L’AUDIO A PALLA
Mi riferisco a quei blockbuster americani che sono così a terra di idee da dover inserire in una storia, credibile come l’eterosessualità per un etero curioso, così senza senso che c’è bisogno dell’effetto audio a palla per far cagare sotto il pubblico. Montano una suspence da panico, una inquadratura così buia da giocare subito a nascondino, la musica si alza si alza si alza e poi pepèm ecco che mollano il volume al massimo e fanno…che sò….cadere il gatto impagliato per farti venire un infarto e farti giurare che la prossima volta andrete a vedere "Whinnie the Pooh e gli Efelanti".

Ed ora vado a vedere Pleasentville: si, quello con Tobey Maguire e Reese Witherspoon che vengono catapultati in una sit-com anni 50. Si, la stessa Witherspoon che ha fatto "Go – una notte da dimenticare" assieme a faccina-Joey-Potter. Si, sempre la stessa che è ha fatto "Cruel intention". Si, la stessa che stata moglie di Ryan Phillippe. Si, quello che ha recitato in "Cruel intention", "Crash" e "Scherzi del cuore" di cui ho parlato prima.

Che volete farci, io vado sempre e comunque di rimandi continui. E’ un vizio.

Update: La canzone finale di Peasentville è "Across the universe". Manco uno l’avesse fatto apposta.

Puro masochismo

Intento a guardare High School Musical per cercare di sollecitare la caduta della palpebra, mi domandavo se fossi il solo a pensare che possa tranquillamente essere paragonato ad un nostro qualsiasi film dei Vanzina.
E poichè non ne sono ancora sicuro, giusto a scopo scientifico, sarò costretto a vedere anche High School Musical 2.
Oggi mi voglio fare proprio del male.

Per la cronaca: molto meglio "Se provi a volare" di Luca mio. Che è quella versione originale?

Meet the Spartans


Dite tutto quello che volete, ma Britney che alita sulla testa del bambino è a dir poco meravigliosa.

Metrosexual un par de ciufoli!

Vista la carrellata di munnezza televisiva che imperversa l’etere ho deciso di lanciarmi alla scoperta di tutta quella serie di film classici che hanno fatto sognare milioni e milioni di appassionati di cinematografia.
Da "Casablanca" a "Gioventù bruciata", da "Eva contro Eva" a "Viale del tramonto", da "A qualcuno piace caldo" a "Ultimo tango a Parigi" e così via.
Avrei voluto apprezzare anche quello che ho sempre considerato un autentico taglio di vene che è "Via col vento" se quando sono andato a trovare a casa SuperM mi fossi ricordato in anticipo di controllare se il file scaricato corrispondesse al film suddetto invece di rimanere entrambi paralizzati di fronte ad una vagina gigante dove una enorme lingua cercava, tra sussulti e gemiti, di  farsi prepotentemente strada.
Però, ad una seguente e più attenta visione, ho potuto constatare che ai film porno etero di oggi partecipano dei ragazzi che sembrano palesemente gay con tanto di depilazione infrapacca e voce da Paperino e che le ragazze sono rifatte così male da sembrare dei transessuali male operati.
Ed ho quindi capito com’è che oggi c’è tutta questa confusione dove tutti si fanno tutti.
Non si finisce mai di imparare. Mai.

Appuntamento al cinema

In quasi venti giorni di nulla televisivo ho messo mano al mio, per fortuna, fornitissimo database di Dvx e direi che mi sono abbastanza salvato dai vari "Bello delle donne", "Incantesimo" e "Cesaroni". Diciamo che il tutto è nato anche dall’esigenza di rimettermi più o meno in pari, ma la cosa è difficilissima, con la quantità di film che ammuffiscono accando al lettore per evitare di accumularne di nuovi. Sto ancora un pò indietro ma confido in queste lughe serate di nulla televisivo. Se poi consideriamo che la Santissima Maria deve ancora inondare il palinsesto, direi che sono a cavallo.

Nell’ordine ho visto:
- La terza stagione di Desperate Housewives che, con i vari traslochi e impegni vari, avevo lasciato a metà. Bella. Molto meglio della seconda che le due palle che ci hanno fatto con gli Applewhite non se ne ha una idea.
- La Terza serie di Lost, rivista per lo stesso motivo di Desperate. Bella anche questa ma come sempre, quando finalmente rivelano un mistero fanno in modo di crearne altri 28. Sarà un qualcosa di infinito.
- La fine della terza serie di Queer As Folk [ovviamente la versione Usa che quella Uk è davvero una ciofeca megagalattica a cominciare dalla scarsa credibilità dei personaggi (come si fa a scegliere come attore per la parte di biran, noto figone a cui va dietro tutto il mondo, un cesso schifoso?)] e la quarta fino all’episodio 12. Solo una cosa: povero, povero, povero Justin.
- Saw3: collegato bene con gli altri due ma ne perde in credibilità per tutta quella serie di sottotrame alla Lost.
- Ti va di pagare?: Film con trailer molto bellino che mi convinse a scaricarlo. Delusione immensa. La Tatou tanto simpatica in Amelie qui è un autentico dito al culo. Non si è vista una risata in tutto il film. Meno male che il è stato breve.
- Vacancy: Solito thriller di una macchina in panne in una landa desolata americana. I protagonisti andranno nell’unico motel aperto dove si tenterà di squartarli. Quanti film hanno fatto di questo genere? 25.000?
- Saturno Contro: Piaciuto molto al cinema, ha avuto un meraviglioso effetto soporifero appena dopo la scena di Ambra che balla e stona "Remedios" della Ferri. Praticamente all’8° minuto. Non lo ricordavo così lento.
- Turistas: La leggenda che in Brasile drogano i turisti e si risvegliano senza gli organi. Bellino, soprattutto per le scene degli inseguimenti sott’acqua decisamente ansiogene. Ero lì a tratterene il fiato con loro.
- Il bacio che aspettavo: Il film che aspettavo. Pubblicità ovunque, Meg Ryan nel cast insiema ad Adam Brody l’idolo delle ragazzine di Oc (Non quella faccia da polipo del biondo), trailer che invoglia la visione…che si vuole di più? Risultato: Una cacata colossale.
- Saved!: Film che sanciva il ritorno del figliol prodigo drogato del cinema, Macaulay Culkin. Recensioni positive per lui ovunque. Dopo la visione, una costellazione di punti interrogativi gravitava sopra la mia testa. Dovevo capire la mala parata appena aver visto nel cast Mandy Moore.
- Disturbia: Bello. Bello, bello, bello. Girato bene, fatto bene, un buon thriller finalmente. Con Shia LaBeouf che dovrebbe essere la nuova promessa del cinema Holliwoodiano. E’ bravo e ok, ma definirlo promessa dopo due film mi sembra eccessivo. E’ stato paragonato a Tom Hanks. In effetti ha lo stesso sguardo opaco di uno sgombro appena pescato e abbandonato al sole.
- Zoolander: La infinitesima visione di un film cult: Dovevo rinfrescare le battute, che volete?
- I Fantastici 4 e Silver Surfer: 3 tentativi di visione. Un film di 1.30h Al massimo che ho visto in tre spezzoni a causa dell’eccessiva sonnolenza. Meglio del sonnifero.
- Il siero delle vanità: Storia di un killer che rapisce personaggi del mondo della televisione. Soggetto dio Niccolò Ammaniti. E si vede. Scarso successo di critica e pubblico. Come si vede che la gente non capisce un cazzo.
- Crash – Contatto Fisico: un intreccio di storie dove si sovrappongono l’indifferenza, il razzismo e l’intolleranza. Ma soprattutto storie di riscatto e sulla possibilità di recuperare una dignità ormai persa. cast eccellente e film molto ben girato. Poi c’è Ryan Phillippe, quindi non poteva mai essere una boiata.

Insomma, a parte le serie tv equalche rara eccezione, una grande delusione. Un muso lungo da qui fino allo stretto di Gibilterra. Meno male che per riprendermi ho rimesso mano alle due scene cult di un filmetto senza pretese sul cazeggio andante che è 10 cose che odio di te.

Ora si che mi è tornato il sorriso e posso lanciarmi nella visone della cartella "polpettoni".

Pirati dei caraibi – Ai confini del mondo

I sequel al cinema sono divisi in due grandi categorie:
1. Quelli fatti bene che si ricollegano perfettamente agli episodi precedenti senza storpiare troppo la storia e che risultano girati bene e abbastanza credibili da dare un nuova vita ad un film già uscito in precedenza. Vedi Kill Bill, Scream, Shrek, Star Wars, Signore degli anelli, Saw e i primi due episodi di SpiderMan.
2. Le ciofeche.

Le ciofeche si dividono in cinque categorie
1. Quelli che partono dalle migliori ipotesi e che, ahimè, si perdono strada facendo ma ritornano in auge ogni 3 o 4 sequel: vedi Batman.
2. Quelli la cui sceneggiatura viene buttata giù in un weekend in cui si brinda al dio denaro con margaritas da mezzo litro alla mano: vedi Spiderman 3.
3. Gli X files: una chiavica il primo film, una chiavica i sequel. Vedi Hostel.
4. Quelli che partono già male ma si sta attaccati alla vita con i denti girando uno spin-off: vedi Electra da Daredevil. il freddo addosso entrambi.
5. Quelli che partono da un film molto riuscito e si gira un sequel per ingrippare le cervella della gente: Matrix for president.
6. I pirati dei caraibi.

I “Pirati dei caraibi – La maledizione della prima luna” è un film che doveva essere volume 1 e basta. Hanno voglia di dire che già era prevista una trilogia tanto io non ci credo.
La trilogia è “il signore degli anelli e basta”.
”Pirati dei caraibi – Ai confini del mondo” è la seconda parte del secondo capitolo. Come per Matrix, il 2 e il 3 sono solo il risultato di una necessaria suddivisione a seguito di un film che mette carne a cuocere a manetta, che troppo lungo e che è incasinato. Mica è una trilogia.
”Pirati dei caraibi – la maledizione del forziere fantasma” finisce esattamente a metà. Tutto resta appeso come la fine di un primo tempo. La trilogia è invece una collezione di 3 film che possono essere visti singolarmente e che hanno sia da soli che insieme il loro perché.
Il mio giudizio dopo aver visto il secondo capitolo è stato un grosso punto interrogativo sulla mia testa. Il mio giudizio dopo aver visto il terzo capitolo è stato una costellazione di punti interrogativi sulla mia testa.

Io di questi sequel ne avrei fatto sicuramente a meno anche perché:
– Johnny Depp/Jack Sparrow perde completamente la sua verve del primo capitolo. E’ sempre simpatico, si. Ma nel primo aveva quel non so che che lo rendeva “cult”.
– Orlando Bloom/Will Turner oramai sono 8 film che fa sempre la stessa parte con la faccia e il corpo oliato che non si regge più: Questo è un altro che come gorge Clooney ha solo un’espressione.
– Keira Knightley/ Elizabeth Swann che non mi è mai piaciuta e mai mi piacerà. Ma capisco la produzione che voleva “la bella” da alza-ormone per i 15enni.
– La surrealità degli eventi: Dal matrimonio durante un combattimento al parapendio con la vela della “perla nera” ma ce ne sarebbe da parlare da adesso fino a lunedì prossimo. Ma è il prezzo che si paga per un blockbuster lo so, lo so. Scemo io che mi lamento. Potevo pure andare a vedere un film orientale con immagini tremolamnti e due battute e mezzo per darmi un tono e gridare al capolavoro come fanno i francesi.

Io salverei solo Calypso.

Mio fratello è figlio unico

La storia, ambientata a Latina, Roma e a Torino tra gli anni ’60 e ’70, racconta la vita di due fratelli diversi sotto ogni aspetto ma che hanno un modo tutto loro di volersi bene e che, nonostante scontri, incomprensioni, botte da orbi e riappacificazioni, li porteranno a condividere, nel bene e nel male, un bel pezzo della loro vita.
Tralascerei la nuova prova d’attore di Scamarcio che nonostante la prima chance con “tre metri sopra al cielo”, la seconda con “la freccia nera” e la terza in “manuale d’amore 2”, a me risulta credibile come una centralina dell’Enel in disuso.
La vera sorpresa è invece il simpaticissimo Elio Germano, un 26enne che mi è passato assolutamente inosservato fino ad oggi e che, a ragion veduta, ha un curriculum da capogiro da fare invidia a chiunque. E il fatto che nel 2002 abbia recitato a teatro “Le regole dell’attrazione” me lo fa diventare ancora più simpatico. Bisognerà tenerlo d’occhio a questo qui, perchè farà molta strada.
A completare il cast nella parte di una severissima madre troviamo la grandiosa Angela Finocchiaro e un meno convincente Luca Ziongaretti.
Ad unire il tutto, oltre alla regia di Daniele Lucchetti, una colonna sonora perfetta dove spicca il rifacimento in chiave acustica di “Ma che freddo fa” e “Amore Disperato” di Nada e una vera e propria chicca d’autore: Chariot di Betty Curtis ossia la versione italiana di “I will follow him”, il tema portante di “Sister Act”. E per trovarla…che c’è voluto!

Io mangio di tutto. Basta che sia aria.

Una delle frasi standard che le vips rispondono quando il giornalista di turno chiede come fanno a mantenere la loro splendida forma è "Ah guarda io non faccio niente, è il mio corpo che brucia in fretta! Io sono golosissima e mangio di tutto, sopratutto pasta e dolci. Non ne potrei fare mai a meno". Si si, come no.
Per ora mi basta solo che Cate Blanchett abbia il buon senso di tacere. Sperando che riprenda qualche chilo. Che così non si può proprio guardare, povera stella.                                Via loro.

Spider-Man 3

E’ con sincera e profonda commozione che a nome mio e di tutto il popolo carampanico partecipo al dolore per il gravissimo lutto che ha colpito il terzo capitolo di una delle saghe più fortunate della cinematografia mondiale.
A causa della prematura scomparsa di Goblin Jr mi unisco al cordoglio generale augurandomi che gli sceneggiatori decidano un domani, attraverso una tempesta magnetica o una qualsiasi altro effetto speciale da supereroe, di riportarlo nuovamente in vita.
Insomma, che si riprendano pure quella vecchiaccia malefica della zia di Spider-Man che già nel 2 si è salvata per opera e virtù dello spirito santo, ma riportino in vita James Franco!
Ah, il film è esattamente allo stesso livello dei primi due capitoli.
Una menzione particolare va al doppio mento di Tobey Maguire che rumours di corridoio lo danno quasi per certo in nomination nella categoria migliore attore protagonista ai prossimi Oscar.

300: This is Spartaaaaaaaaa!

A differenza di mezza blogosfera è inutile che mi metta a fare lo sborone e vantare chissà quali conoscenze storiche.
Sarà per il mio totale disinteresse per la storia o per una serie di professori che erano idonei ad insegnare quanto Platinette su una tavola da surf, ma io la storia delle Termopili non la so proprio. Manco un flebile ricordo. Tabula rasa.
Meno male che esiste Wikipedia, dalla quale sono riuscito a farmi una mini cultura da Bignami sulla suddetta battaglia e, a conti fatti, devo ammettere che la sceneggiatura ha abbastanza seguito gli eventi storici della battaglia.
Il film, come sanno anche i polli, parte dalla trasposizione della storia dei 300 spartani che cercarono di resistere all’esercito di Serse I decimandolo e dal fumetto di Frank Miller. Si, è lo stessop Frank miller conosciuto un paio di annetti fa per la precedente trasposizione cinematografica di Sin City dove Quentin tarantino diresse la sequenza della scena delle prostitute con l’uccisione del grassone.
Gettando l’occhio al libro illustrato (28 euri mortaci suoi) e ai dialoghi, se così si possono definire, il lavoro è stato ottimo. Il fumetto prende praticamente vita sullo schermo. E su questo non possiamo dire niente.
Il risultato è un mix di epico e fantasy giocato sui toni del seppia che ricorda, per l’eccessivo utilizzo di effetti speciali, quell’aborto di “Sky Capitan and the world of tomorrow”. Per quanto riguarda le battaglie possiamo fare esempi di cinematografia come se piovesse: “Signore degli anelli” in primis.
Il problema fondamentale dei film di oggi è che se trattano argomenti epici o fantasy oramai ci si rifà per forza di cose a “il signore degli anelli”. Ecco perché io sono uno che ha visto di buon occhio l’oscar per quel film. Ha fatto da apripista per centinaia e centinaia di film che stiamo vedendo stagione dopo stagione.
Basta pensare ai dissennatori di Harry Potter che sono praticamente una versione riveduta dei Nazgul, possiamo ricordare le battaglie di “Troy” o “Alexander” e ci troviamo praticamente nella terra di mezzo, in particolare per “300” quando compaiono gli elifanti il rimando è palese ad un cieco.
Se le aspettative sono quelle di andare al cinema e vedere un blockbuster di botte da orbi e fiumi di sangue, pompato da effetti speciali e con una spennellata di storia di fondo, 300 è esattamente il film che fa per voi.
Sugli spartani, è inutile dire altro se non che sembrano appena usciti da una passerella della sfilata Primavera Estate 2007 di Gucci. E’ la festa dell’ormone selvaggio.
Pure Serse non è malaccio. Solo un pò troppo frocia. Davvero un peccato.

Mai più un film con la Lopez: Bordertown

Tralasciando la storia che, seppur molto interessante, è trattata che peggio non si poteva, devo affermare che Jennifer Lopez è credibile come Topo Gigio a capo del parlamento europeo. Per non parlare di Banderas che vorrei sapere se l’hanno pagato per intero dato che il suo nome è a caratteri cubitali sul manifesto o se si è accontentato di un gettone di presenza visto che praticamente fa una parte che manco il cameo di Madonna in "007 – Die Another Day".
Devo entrare nei dettagli o mi credete sulla parola de dico che è una roba inguardabile?

Movie Quote Trivia #3

Il film è molto molto molto famoso, forse la frase “Non sono ossessivo, sono solo curioso” non è tra quelle che rimangono maggiormente impresse, ma sono sicuro che chi l’ha visto indovinerà sicuramente.
Ah, in linea di massima questa frase non dovrebbe comparire nei motori di ricerca quindi è inutile che provate ad imbrogliare. Ah.

And the winner is
Alebino! Praticamente manco il tempo di postare che ha indovinato! La frase viene detta nel premiatissimo "American beauty" del 1999. E’
Ricky (Wes Bentley) a dirla a Jane (Thora Birch) nel cortile della scuola nel loro primo vero e proprio scambio di battute. Ricky si difende dall’acido "Non ho bisogno di qualcuno che mi ossessioni la vita" detto da Jane in realtà già completamente cotta.